reportage

Via della Seta: così al Pireo emerge la «testa del Dragone»

di Stefano Carrer


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(AFP)

4' di lettura

Dalle colline di Perama il panorama continua a cambiare di anno in anno. Se una decina di anni fa si potevano intravedere strutture portuali in palese decadenza e, in lontananza, relitti di navi in disuso “parcheggiate” lungo la costa prospiciente, ora si impongono alla vista colossali gru venute dalla Cina e gigantesche navi anch'esse arrivate dall'Oriente, da cui vengono scaricate migliaia di container su moli rinnovati e ingranditi.

Alla periferia ovest del porto del Pireo, la vista presto cambierà ancora con la costruzione di un grande centro per riparazioni e smantellamento di navi, comprensivo di grandi moli galleggianti che incomberanno sul porticciolo da cui partono i ferry per Salamina. Proprio dalle acque dove 2.498 anni fa l'Europa si scontrò con l'Asia, con la vittoria greca sugli invasori persiani, è emersa la «testa del Dragone»: il Pireo è diventato il terminale e snodo mediterraneo della nuova Via marittima della Seta, che qui confluisce con la direttrice terreste ancora da sviluppare. La sede della Piraeus Port Authority (PPA) si presenta con grandi scritte in greco, inglese e cinese, dopo la doppia privatizzazione in favore del gruppo cinese Cosco, terza società mondiale di trasporto di container via mare. Il simbolo del ruolo acquisito dal Pireo come nuovo “hub” della penetrazione commerciale cinese in Europa è stato il recente arrivo della Cosco Taurus, la nave gigacontainer da 20mila Teu lunga 400 metri (la più grande mai costruita in Cina) al modernizzato terzo molo: i container di questi giganti del mare vengono trasferiti su altre navi più piccole per indirizzarsi verso altri porti mediterranei, mentre una piccola parte delle merci è instradata via camion o ferrovia per il mercato greco o balcanico. «C'era chi si opponeva alla privatizzazione sostenendo di temere la nascita di una Chinatown al Pireo – afferma Nektarios Demenopoulos, portavoce della PPA - Timori del tutto infondati: qui sono arrivati solo una decina di manager cinesi, già con ampie esperienze internazionali. E anche nel settore container i cinesi non sono molti di più». Niente a che vedere con quanto successo in Africa nel settore delle infrastrutture, dove agli accordi con società di Pechino è seguito l'arrivo di migliaia di lavoratori cinesi.

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Il governo espresso dal cartello di sinistra radicale Syriza - che vinse le elezioni del 2015 su posizioni anti-cinesi al Pireo – finì presto per dare a Cosco – oltre alla concessione del comparto commerciale già in vigore dal 2009 – tutta la gestione portuale (concessione di 35 anni al 51%, che salirà al 67% entro il 2021), impegnandola a investimenti che ora stanno superando l'ammontare obbligatorio. Ossigeno vero per una economia uscita faticosamente da 8 anni di recessione e bisognosa di confermare solidi tassi di crescita dopo la prossima uscita dal “bailout” il 20 agosto, per poter dissipare i persistenti dubbi sulla sostenibilità a lungo del debito e per centrare gli impegni con i creditori europei sui target di avanzo primario permanente. Una privatizzazione di successo che stride con il limitrofo simbolo di un fallimento che ha fatto esasperare i burocrati europei: a una decina di km di distanza, l'area dell'ex aeroporto di Atene continua a languire a 18 anni dall'apertura del nuovo scalo, in quanto incontra sempre nuovi ostacoli il decollo di Hellinikon - che si autodefinisce «il maggior progetto di rigenerazione urbana in Europa», da 8 miliardi di euro -, promosso dal gruppo Latsis con capitali cinesi e arabi. «Una volta vari armatori saltavano il Pireo per la frequenza degli scioperi: non erano mai sicuri sul quando le merci potessero arrivare a destinazione. Ora non è più così», osserva Elias Athanasiou, ceo di Enterprise Greece, che si occupa degli investimenti stranieri. Sotto i nuovi padroni «comunisti» la conflittualità sindacale è di molto diminuita: del resto, quando c'è provoca persino proteste diplomatiche. Come ha fatto il mese scorso l'ambasciata cinese, per rimostranza contro un picchettaggio che ha impedito l'ingresso di lavoratori alla zona container(una parte delle maestranze contesta il ricorso a subcontractors e rivendica migliori condizioni di lavoro e salario). Sono i numeri a far sorridere Athanasiou: dal 2010 il Pireo è passato dal 96°al 38° posto nella classifica mondiale dei porti ed è diventato il settimo in Europa, con una movimentazione salita da un milione di Teu a oltre 4 milioni. Il Ceo della PPA, capitano Fu Chengqiu, ha potuto annunciare profitti annuali in inpennata del 92% a 21,2 milioni su ricavi aumentati del 7,7% a 111,5 milioni. Oggi, secondo PortEconomics, Il Pireo sta appena dietro Valencia e Algeciras ma l’anno prossimo potrà diventare il primo porto del Mediterraneo perché cresce a ritmi doppi rispetto alle località spagnole(+20% nel primo trimestre), oltre ad aver già il primato europeo per passeggeri (sui 15 milioni, ancora sotto i picchi pre-crisi di 20 milioni). Con i lavori da completare nel 2019, la capacità dovrebbe salire a 7,2 milioni di Teu.

«Ah, se la mia Genova, che ha una posizione geografica ottimale, avesse questi nuovi moli in grado di ospitare gigacontainer …», sospira il console onorario al Pireo Mauro Renaldi: «Occorre migliorare le infrastrutture se vogliamo giocare anche noi un ruolo che sarebbe naturale per i traffici tra Asia ed Europa». Ma non è che ci faremmo del male da soli se le Ferrovie dello Stato, che hanno vinto la gara per la privatizzazione delle ferrovie greche, ne ammoderneranno la rete per collegarla meglio ai Balcani e all'Europa centro-orientale? «Il potenziale dei volumi di traffico appare ancora talmente ampio che non vedo la questione in modo alternativo. Più che con il Pireo, Genova sarebbe in concorrenza con i porti del Nord Europa», osserva Renaldi. Intanto il masterplan elaborato da Cosco prevede un nuovo porto per ospitare le più grandi navi da crociera, più 4 hotel e un centro commerciale (il che non piace a una parte dei residenti e degli stessi ateniesi).

«Sulle crociere c'è un grande potenziale e un mercato tutto da creare: quello cinese», dice Demenopoulos: già il volo diretto  Pechino-Atene (da settembre) dell’Air China ha contribuito l’anno scorso all’aumento di oltre il 35% dei turisti cinesi in Grecia a 120mila. Anche il futuro turistico del Pireo sarà sempre più cinese.

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