investimenti in infrastrutture strategiche

Via della Seta: l’iniziativa cinese che sembra il Piano Marshall e preoccupa Europa e Usa

di Rita Fatiguso


Via della Seta, pressing Usa su Roma

2' di lettura

La Belt & Road initiative (B&RI) è stata varata dal presidente cinese Xi Jinping nel marzo del 2013 per creare un ponte tra Cina ed Eurasia. Ci sono una “cintura” (Belt) che corre per strada, lungo la vecchia Via della Seta, e una strada “marittima” (Road) che raggruppa tutti i porti cinesi con quelli asiatici.

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Per la sua portata questa strategia è stata accostata al Piano Marshall, anche per la dote e gli strumenti finanziari, tra i quali rientrano la Banca asiatica di sviluppo delle infrastrutture (Aiib) e il Silk Road Fund.

I PROGRAMMI DELL'AIIB A SOSTEGNO DELLA BELT & ROAD

(Fonte: Aiib)

I PROGRAMMI DELL'AIIB A SOSTEGNO DELLA BELT & ROAD

Entrare da protagonisti in una strategia tanto ambiziosa e complessa, con investimenti infrastrutturali dell’ordine di circa 300 miliardi di dollari Usa all’anno, è un’impresa complicata.

Annunciata dal presidente cinese Xi Jinping sei anni fa per dar vita a un’area economica costituita da una settantina di Paesi situati geograficamente su una direttrice terrestre (la «Silk Road Economic Belt») e una marittima (la «21st­Century Maritime Silk Road»), la Belt&Road initiative punta a migliorare la cooperazione e i rapporti economici e commerciali in quest’area.

Gli strumenti di finanziamento sono due. Da una parte, l’Asian Investment Infrastructure Bank (Aiib), la Banca asiatica multilaterale di sviluppo promossa da Pechino con una intensa pipeline di progetti e di cui l’Italia è socio fondatore: vanta, infatti, il 2,57% del capitale versato pari a 514 milioni di dollari, quinto socio non regionale e dodicesimo in assoluto. Dall’altra, il Silk Road Fund, che la Banca centrale ha dotato di 40 miliardi di dollari Usa. La Belt&Road ha sviluppato finora almeno 1.400 progetti per un totale di 292 miliardi di dollari, coinvolto 65 Paesi pari al 60% del Pil mondiale, con 4,5 miliardi di persone.

Nei prossimi 5­7 anni gli investimenti arriveranno a mille miliardi di dollari. L’Italia, come altri Paesi, potrà cogliere le opportunità dell’iniziativa con una strategia condivisa da tutti i soggetti interessati, e ha maggiori spunti di interesse per le nostre imprese nei settori dell’ingegneria, delle infrastrutture, dell’energia e dei trasporti. Da tempo Confindustria ha avviato un progetto specifico favorendo la partecipazione di aziende italiane ai progetti e il coinvolgimento di Ance, Anie, Anima, Animp e un selezionato numero di imprese. I vertici di Confindustria a Roma hanno incontrato il presidente di Aiib, e hanno preso parte ad altri appuntamenti correlati, tra cui il Forum Belt&Road a Hong Kong, un evento in calendario anche il prossimo autunno.

Pechino a sua volta è alle prese con le riforme interne necessarie per adeguare l’impianto normativo, le Finanze hanno chiarito molti punti operativi e varato con gli Esteri e il Commercio un piano congiunto chiamato «Vision and Actions on Jointly Building Silk Road Economic Belt and 21st Century Maritime Silk Road» che ha lo scopo di attivare questo progetto ambizioso, ricorrendo anche a misure apparentemente neutre come la riduzione dei dazi doganali per incentivare le adesioni dei Paesi e l’interscambio commerciale.

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