Il dibattito al Far East Festival di Udine

Via della Seta: “Le opportunità prevalgono sui rischi”

di Stefano Carrer

2' di lettura

UDINE – Si respira un vento favorevole per il decollo di co-produzioni audiovisive tra Italia e Cina e la realizzazione di film asiatici in Italia, mentre tra due mesi dovrebbe partire una nuova missione di imprese italiane in Cina per cercare di cogliere opportunità di affari e partnership sulla scia dell'impulso politico generato dalla firma del Memorandum sulla Via della Seta. Sono elementi emersi nel corso del Far East Film Festival “FEFF”) di Udine, che ha assegnato il Gelso d'oro alla carriera all'attrice e attivista per i diritti dei rifugiati Yao Chen.

Geraci con la più famosa attrice cinese, Yao Chen

L'icona del cinema cinese ha avuto un incontro con il sottosegretario allo Sviluppo economico Michele Geraci: potrebbe essere lei – che è anche una “influencer” con oltre 80 milioni di follower – una testimonial per la promozione del turismo cinese in Italia, auspicato dallo stesso presidente Xi Jinping durante la recente visita a Roma e in Sicilia. Intervenendo a un panel sulle Nuove Vie della Seta - seguito alla proiezione di un documentario di Pio d'Emilia di SkyTG24 – Geraci ha rilevato il grande “valore intangibile” del fatto che per un mese in Cina si sia parlato come non mai dell'Italia: “Un grande valore di marketing e pubblicità, un risparmio per il nostro sistema – ha detto – E una finestra di opportunità che non va lasciata cadere e che le aziende possono cavalcare”.

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Via della Seta: “Le opportunità prevalgono sui rischi”

Il presidente della Regione Friuli Venezia-Giulia, Massimiliano Fedriga, ha citato tre fattori per cercare di dissipare i timori di chi teme una “invasione” di merci cinesi se Trieste assumerà un suo più preciso ruolo nella Via della Seta: anzitutto, i porti italiani sono pubblici e non comprabili; in secondo luogo «meglio avere rapporti basati su regole che nessun rapporto, quando le merci arrivano comunque»; infine, sarebbe assurdo rinunciare a priori a cercare di trasformare un ritrovato vantaggio geografico e logistico in un vantaggio commerciale.
Quest'anno al FEFF sono arrivato i produttori cinesi più coinvolti nelle coproduzioni internazionali.

Max Wang ha citato il maggiore senso di vicinanza e conoscenza reciproca tra Italia e Cina come un fattore che potrà favorire le coproduzioni (dopo il memorandum specifico di 3 anni fa, ne è stata realizzata solo una). Peter Loehr ha citato le opportunità nel remake di film e nella post-produzione. Susan Xu ha evocato l'idea di co-produzioni che coinvolgano anche un Paese terzo. «Al prossimo Festival di Venezia non ci sarà solo il Focus Cina, ma avremo anche gli Usa: li uniremo allo stesso tavolo», ha detto Roberto Stabile, responsabile internazionale di Anica, che ha preannunciato un imminente annuncio di coproduzione e ha rivelato che la vendita di film italiani in Cina è passata da 6 a 67 in tre anni. Thomas Bertacche del Feff sottolinea però che da parte italiana non ci si deve aspettare che i cinesi mettano i soldi e noi il know-how: la cooperazione dev'essere più sostanziale, nell'obiettivo di guadagnare in due.

Anche con il Giappone si profila un percorso verso co-produzioni, grazie al nuovo fondo nipponico dedicato e al prossimo accordo bilaterale in proposito evocato durante la visita di settimana scorsa a Roma del premier Shinzo Abe.

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