La legge elettorale per strasburgo

Via la soglia del 4% per le europee? Oggi la decisione della Consulta

di Emilia Patta

(ZUMAPRESS.com / AGF)

2' di lettura

Rappresentanza italiana a Strasburgo a rischio frammentazione. Oggi la Corte Costituzionale è chiamata ad esprimersi sul ricorso contro la soglia di sbarramento al 4% prevista dalla legge elettorale per le europee: dopo due falliti tentativi (sentenze 271/2010 e 110/2015 che non hanno accolto i ricorsi), i giudici sono ora chiamati ad esprimersi nel merito. La normativa europea consente sbarramenti fino al 5% dei voti validi, possibilità che viene usata da quasi tutti i Paesi medio-grandi. In Italia la soglia fu introdotta nel 2009 per ridurre l’eccessiva frammentazione politica: nel 1999, infatti, le liste che avevano ottenuto seggi furono ben 19. Dopo l’introduzione della soglia sono drasticamente scese: 6 nel 2009, una solo in più nel 2014.

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La mancanza del voto di fiducia
Vero che finora la Consulta ha ritenuto le soglie di sbarramento, purché non troppo alte, una legittima scelta del legislatore per ridurre la frammentazione e favorire la governabilità. Ma nel caso dell’elezione del Parlamento europeo l’argomentazione a favore dell’abolizione della soglia potrebbe essere il fatto che formalmente non esiste un rapporto fiduciario tra Parlamento e Commissione.

Il precedente tedesco
La mancanza del rapporto di fiducia governo-parlamento è l’argomento usato dalla Corte costituzionale tedesca - come ricorda il costituzionalista e deputato del Pd Stefano Ceccanti - in due sentenze che da una parte hanno ribadito la legittimità dello sbarramento per le elezioni nazionali con cui si avvia anche la scelta del governo, dall’altra l’hanno negata per quelle europee sostenendo che in questo caso questo legame tra Parlamento e formazione del governo non sussiste. Insomma, in questa visione il Parlamento europeo è considerato di diretta rappresentanza dei cittadini senza un effettivo potere decisionale.

Dopo le modifiche del Trattato di Lisbona
In verità le cose tra Bruxelles e Strasburgo non stanno proprio come le ha fotografate la Corte tedesca. Come rileva il costituzionalista Salvatore Curreri, dopo le modifiche introdotte dal Trattato d Lisbona il vincolo tra Parlamento e Commissione è reso più forte dalla possibilità di “sfiducia”: «Si giudichi se, dopo Lisbona, un Parlamento - il quale elegge il presidente della Commissione europea proposto dal Consiglio, approva l’intera Commissione e può costringerla alle dimissioni - sia o no titolare di un rapporto di fiducia e, quindi, se al fine di formare una solida maggioranza di sostegno, occorra o meno una limitata soglia di sbarramento».

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La decisione del Consiglio Ue
In favore dei sostenitori della necessità di mantenere la soglia c’è infine la proposta approvata da Parlamento Europeo e Consiglio Ue (decisione n. 2018/994) che, dal 2024, obbliga i Paesi dell’Unione con più di 35 seggi (tra cui l’Italia) ad introdurre una soglia di sbarramento dal 2 al 5%. I partiti hanno ad ogni modo già teso le orecchie: qualora la Consulta oggi abolisse la soglia di sbarramento costringendo il Parlamento italiano e rimettere mano alla legge elettorale per le europee, c’è già chi pensa ulteriori modifiche quali l’abolizione delle preferenze.

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