ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùInteressati 7.5 milioni di italiani

Via alla sperimentazione del voto elettronico per fuorisede e italiani all’estero

Lamorgese e Colao hanno firmato il decreto che individua le modalità attuative per l’utilizzo del Fondo per le elezioni politiche ed europee e per i referendum

di Nicoletta Cottone

Via alla sperimentazione del voto elettronico per fuorisede e italiani all'estero

4' di lettura

Alle politiche, alle europee e ai referendum si sperimenterà il voto elettronico a distanza per i fuorisede. Dunque diritto di voto per chi è temporaneamente domiciliato fuori dal comune di residenza, senza dover tornare a casa per votare. Un tema che sale alla ribalta ciclicamente per ogni tornata elettorale e che riguarda milioni di cittadini, studenti e lavoratori. La ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha firmato con il ministro per l'Innovazione tecnologica e la transizione digitale Vittorio Colao il decreto che individua le modalità attuative per l’utilizzo del Fondo per la sperimentazione del voto e per lo scrutinio elettronico per le elezioni politiche ed europee e per i referendum. Per la misura la manovra 2020 ha stanziato un milione di euro.

Interessata una platea di almeno 7,5 milioni di italiani

Una sperimentazione che riguarda un’ampia platea. Secondo un recente studio Istat i fuorisede sono circa 3 milioni e gli elettori italiani all’estero sono 4.5 milioni. In realtà la platea è molto più ampia perchè la manovra 2020 prevede che il voto elettronico a distanza spetti a chi «per motivi di lavoro, studio o cure mediche», si trovi «in un comune di
una regione diversa da quella del comune nelle cui liste elettorali risultano iscritti».

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Si parte da una simulazione con un campione di elettori

Via libera, dunque, alle linee guida per la sperimentazione «di modalità di espressione del voto in formato digitale». Per verificare il corretto funzionamento del sistema di voto e dello scrutinio elettronico, il decreto prevede una gradualità della sperimentazione, con una prima fase di “simulazione” del voto e dello scrutinio elettronico priva di valore legale, che coinvolgerà un campione significativo di elettori. Poi si potrà procedere alla sperimentazione dell'utilizzo del sistema di voto elettronico in un evento elettorale, con valore legale.

Il decreto attua un emendamento della manovra 2020

Tutto parte da un emendamento alla manovra 2020 del presidente della commissione Affari costituzionali della Camera Giuseppe Brescia, promotore dell’iniziativa parlamentare in favore del voto elettronico. L’articolo 1, comma 627, della legge 160/2019 (manovra per il 2020), ha istituito un fondo da un milione di euro presso il ministero dell’Interno per il voto elettronico, «allo scopo di introdurre in via sperimentale modalità di espressione del voto in via digitale per le elezioni politiche ed europee e per i referendum previsti dagli articoli 75 e 138 della Costituzione». Il comma successivo prevedeva il varo in 30 giorni di un decreto del ministro dell'Interno, di concerto con quello dell'Innovazione tecnologica e la digitalizzazione (il ministero ha poi assunto una nuova denominazione), con le modalità attuative di utilizzo del Fondo. E con le linee guida della sperimentazione «limitata a modelli che garantiscano il concreto esercizio del diritto di voto degli italiani all'estero e degli elettori che, per motivi di lavoro, studio o cure mediche, si trovino in un comune di una regione diversa da quella del comune nelle cui liste elettorali risultano iscritti». Il decreto è arrivato, dunque, con 15 mesi di ritardo.

Brescia: «Risultato storico, la tecnologia può aiutare a liberare diritti»

«Dopo la pandemia - sottolinea il presidente della commissione Affari costituzionali della Camera Brescia - è ormai chiaro a tutti che la tecnologia può aiutare a liberare diritti. La sperimentazione del voto elettronico sarà mirata a studenti fuorisede e agli italiani all’estero, categorie che soffrono ostacoli burocratici insormontabili senza il digitale. Siamo di fronte a un risultato storico. Ci affidiamo al lavoro degli esperti e alla sperimentazione finanziata con un milione di euro, fissando un obiettivo concreto: il voto online sia realtà alle prossime politiche».

Voto espresso tramite una web application

Un decreto in sei articoli, con allegate le linee guida, traccia la strada della sperimentazione, che sarà graduale. E sarà preceduta da una simulazione circoscritta ad ambiti territoriali e consolari, con un campione significativo di elettori, con l’obiettivo di «verificare il corretto funzionamento del sistema di voto e scrutinio elettronico, il suo impatto sul corpo elettorale e il rapporto costi effettivi e benefici». Una prima simulazione priva di valore legale, nella consapevolezza che il voto elettronico sarà «una valida modalità alternativa al sistema di voto tradizionale». Si voterà tramite una “web application”, a cui l’elettore potrà accedere «da un qualsiasi dispositivo digitale collegato a internet e dotato di uno dei browser più diffuso» o tramite «apposite postazioni elettroniche ubicate al di fuori dei locali adibiti a Ufficio elettorale di sezione».

Il sistema consente il voto anche alle persone diversamente abili

Per il voto «informazioni chiare e trasparenti» presentate in modo equivalente ad altre votazioni. Quindi nell’interfaccia utente ci saranno le stesse informazioni delle schede cartacee e dei manifesti con i nominativi dei candidati presenti. Il sistema consente anche il voto alle persone diversamente abili o con esigenze speciali.

Voti anonimi, regole su trasparenza e controlli

I voti rimangono anonimi. Per ogni scheda è ammesso un solo voto valido o l’esercizio della facoltà di astenersi, dunque di votare scheda bianca. La procedura non consente, invece, il voto nullo. I voti restano “sigillati” fino allo scrutinio. Il conteggio avviene dopo la chiusura di tutte le altre operazioni di voto. Il sistema assicura la segretezza del voto. L’infrastruttura per il voto elettronico è gestita solo da personale autorizzato dal ministero dell’Interno. Previste precise regole su trasparenza e controlli.


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