esodo natalizio

Viadotti a rischio ed esodo natalizio, sull’A14 restano le chiusure (per ora)

Tra i tanti viadotti di Marche e Abruzzo dove il traffico è limitato, uno è al centro di una storia particolare. Fatta di “agganci” di un dirigente di Autostrale per l’Italia al Genio civile, venuta fuori con le intercettazioni della Procura di Genova dopo il crollo del Ponte Morandi

di Maurizio Caprino


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4' di lettura

Restano limitazioni al traffico su tre viadotti nevralgici dell’A14, la seconda dorsale autostradale italiana. Autostrade per l’Italia (Aspi) contava di poterle rimuovere il 12 dicembre, ma le autorità pubbliche di controllo hanno dato parere contrario.

Le limitazioni si sommano alle altre presenti in zona, sempre dovute a degrado, indagini giudiziarie e obblighi di legge. E gli esodi natalizi si avvicinano, assieme al rischio-paralisi.

Tutto si concentra in un centinaio di chilometri, fra Porto Sant’Elpidio (nel sud delle Marche) e Vasto (in Abruzzo, quasi al confine con il Molise).

Il viadotto Giustina e le intercettazioni
Passerà forse alla storia per essere l’opera che ha consentito di svelare quella che ora sembra la filosofia seguita per anni dagli ex alti dirigenti di Aspi, che può aver portato al crollo del Ponte Morandi nel 2018 e alla strage del bus ad Avellino nel 2013: risparmiare il più possibile sulle manutenzioni.

Riguarda proprio il viadotto Giustina l’ormai famosa registrazione del 24 maggio 2017 scoperta dalla Guardia di finanza di Genova in cui l’ex responsabile delle manutenzioni Aspi, Michele Donferri Mitelli, diceva: «Devo spendere il meno possibile...sono entrati i tedeschi e a te non te ne frega un cazzo, sono entrati cinesi...devo ridurre al massimo i costi...e devo essere intelligente de porta' alla fine della concessione...lo capisci o non lo capisci?».

In quell’occasione c’era da aggirare le prescrizioni del Genio civile su lavori necessari sul Giustina, chiedendo «al consulente - scrive il gip di Genova Angela Nutini - di buttare giù un parere, “un pezzo di carta” per tentare» di farli passare per locali (quindi senza necessità di collaudo finale perché non si sarebbero toccate parti portanti dell’opera) anziché strutturali com’erano in realtà.

Si trattava anche di «rimediare un appuntamento con l’ingegnere capo del Genio civile...una riunione, consentitemi di dire, carbonara!», proseguiva Donferri, specificando che era stata fissata grazie all’ex direttore di tronco Gianni Marrone (arrestato ai domiciliari lo scorso settembre) «per le sue conoscenze». Sempre secondo Donferri, «Marrone è riuscito a incunearsi nei meandri del Genio civile». Marrone stesso, a proposito di un collaudo da fare, è stato intercettato il 21 febbraio scorso mentre diceva: «Andiamo a parlare col Genio, magari se conoscono qualcuno del loro entourage che può fare il collaudatore...».

Francesco Cozzi procuratore capo di Genova (Imagoeconomica)

Elementi sufficienti perché la Procura di Genova avvertisse il Genio civile di Chieti. La segnalazione si era aggiunta a quella dell’ispettore del ministero delle Infrastrutture (Mit) Placido Migliorino, che si era accorto che quei lavori (di somma urgenza per il risanamento su una sola carreggiata, dove erano stati trovati ammaloramenti) erano stati eseguiti senza autorizzazioni antisismiche, proprio perché presentati come locali.

Di qui l’intervento di Mit e Genio e la chiusura della carreggiata interessata da quei lavori. Il problema non era solo amministrativo, nella classificazione dell’intervento come non strutturale: il Genio aveva espresso dubbi sul fatto che i lavori di rinforzo abbiano irrigidito la struttura, togliendo elasticità necessaria ad assorbire un terremoto.

Così è stato chiesto di eseguire una serie di prove e nella riunione del 12 dicembre il Genio ha richiesto ulteriori dimostrazioni e chiarimenti. Che potrebbero arrivare appena prima dell’esodo natalizio, ma non se ne ha certezza.

Dunque la carreggiata interessata dai lavori resta chiusa: si continua a transitare su quella opposta, su una sola corsia per senso di marcia.

Il viadotto Ilde
Problemi analoghi per la struttura vicina al Giustina, l’Ilde. Solo che la situazione è meno chiara: si sa con certezza solo che il Mit ha chiesto di mantenere chiusa una carreggiata, prolungando di circa un chilometro lo scambio già attivato per il Giustina.

Appare possibile che la chiusura venga effettivamente attuata, anche perché non comporta scambi aggiuntivi ma solo un allungamento del tratto da percorrere a velocità ridotta.

Il viadotto Cerrano
Qui, poco a nord di Pescara, Aspi contava di chiudere la partita il 12 dicembre. La società aveva fornito tra l’altro i dati rassicuranti dei propri monitoraggi e li ha fatti illustrare a un docente universitario.

Il tutto in risposta alle richieste di Migliorino che voleva vederci chiaro sul comportamento delle cerniere di taglio (che uniscono la diverse parti dell’impalcato) in caso di terremoto e sulle sollecitazioni che la frana sottostante causa sui pali di fondazione dei piloni.

Sulla vicenda, la posizione del Genio civile di Teramo è più sfumata rispetto a quella assunta dalla stessa amministrazione a Chieti.

Secondo Migliorino, invece, sono ancora necessarie radiografie delle saldature delle cerniere e prove sui materiali che le compongono (risalgono agli anni Novanta e hanno segni di ossidazione, quindi sono stati chiesti approfondimenti su spessori e resistenza dei materiali). Restava quindi l’idea di chiudere ai mezzi pesanti.

Le sollecitazioni della Prefettura di Teramo e la diffida del presidente della Provincia (che ha chiesto ad Aspi di ridurre i pedaggi) hanno consentito di raggiungere un compromesso: visto che sul viadotto sono state sequestrate dalla Procura di Avellino le barriere laterali e che per questo su entrambe le carreggiate si viaggia già a corsia unica, i carichi sulle strutture sono ridotti in modo analogo a come lo sarebbero in caso di chiusura ai mezzi pesanti.

Gli altri problemi
In tutto, per la non conformità degli ancoraggi delle barriere modificati da Aspi dopo la strage del bus senza approvazine Mit, la Procura di Avellino ha fatto restringere in zona una decina di viadotti. Inoltre, il mancato adeguamento delle gallerie lunghe oltre 500 metri alla normativa europea antincendio del 2004 ha fatto imporre nei tunnel il limite di 90 km/h e il divieto di sorpasso per i mezzi pesanti.

Va così dalla scorsa estate. Aspi ha manifestato varie disponibilità, ma non quella a ridurre i pedaggi.

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