Tutela dei consumatori

Viaggi saltati, anche per l’hotel arriva il voucher di rimborso

Protezioni per chi non si può muovere ampliate a musei, spettacoli e altri eventi culturali.La via del dialogo tra le parti: accordi rivedibili o prolungabili al posto della restituzione

di Maurizio Caprino e Maurizio Di Rocco

Il coronavirus manda a picco il turismo

Protezioni per chi non si può muovere ampliate a musei, spettacoli e altri eventi culturali.La via del dialogo tra le parti: accordi rivedibili o prolungabili al posto della restituzione


3' di lettura

Ora il quadro è praticamente completo. Da martedì 17 marzo, con l’entrata in vigore del decreto Cura Italia (Dl 18/2020), la protezione economica per chi ha dovuto rinunciare a un viaggio a causa dell’emergenza coronavirus comprende anche le spese di soggiorno e non solo i biglietti di aerei, bus, treni o navi. Le norme integrano quelle del Codice civile e di quello del consumo.

La pandemia è una tipica causa di forza maggiore che rende impossibile il compimento di innumerevoli prestazioni contrattualmente pattuite nei confronti dei singoli consumatori.

Il Codice civile e le norme di settore
Nel Codice civile, l’articolo 1256 stabilisce che «l’obbligazione si estingue quando, per causa non imputabile al debitore, la prestazione diventa impossibile». Quindi la risoluzione del contratto diviene inevitabile se la prestazione risulta non più eseguibile o fruibile, da una delle parti, per causa di un evento di forza maggiore. E per l’articolo 1463 la parte “liberata” dalla sopravvenuta impossibilità della sua prestazione non può chiedere la controprestazione dell’altra parte e, anzi, deve restituire quella (i soldi) che abbia già ricevuto. Sono possibili eccezioni sol per contratti di lunga durata (come gli abbonamenti, però più usuali per palestre, teatri o piscine che per i viaggi): se l’impossibilità tocca solo parte della prestazione, si può chiedere solo la riduzione della prestazione ancora dovuta, salvo che la controparte non decida di recedere. O, se la forza maggiore fa solo tardare l’adempimento, l’obbligazione cessa solo quando l’impedimento dura sino a renderla sostanzialmente irrealizzabile.

Per i pacchetti turistici, vale il Codice del turismo con l’articolo 41: rimborso integrale senza spese o penali per situazioni straordinarie e imprevedibili.

Per biglietti di viaggio o soggiorni alberghieri, l’articolo 1463 del Codice civile è affiancato da vari regolamenti Ue e Dlgs di settore.

Ma a volte l’esatta identificazione della causa di sopravvenuta impossibilità è difficile. Nel caso del coronavirus, quando la prenotazione è stata fatta a emergenza già iniziata o prevedibile, si può discutere sul diritto alla risoluzione del contratto. E in una situazione mondiale eccezionale come l’attuale, grave e incerta su durata e portata della pandemia, è preferibile rinegoziare i contratti, sospendendoli o prolungandoli, se non rinnovandoli del tutto.

LA TIMELINE
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Le norme sull’emergenza
Per ovviare a queste situazioni e sostenere il settore turistico, il Governo ha emanato subito alcuni decreti legge. Il Dl 9 del 2 marzo, all’articolo 28, fa un’articolata elencazione di chi può ritenersi effettivamente impossibilitato ai sensi dell’articolo 1463 del Codice civile (soggetti a quarantena imposta o fiduciaria, residenti in zona di contagio o viaggiatori da e per tali zone o partecipanti a eventi annullati per il virus eccetera) e prevede le modalità per comunicare gli annullamenti di viaggi e vacanze prenotati, concedendo a vettori e tour operator di rimborsare anche con voucher di importo pari al dovuto, da utilizzare entro un anno dall’emissione.

Poi l’articolo 88 del Dl 18 del 17 marzo (il Cura Italia) ha disciplinato la risoluzione di contratti di soggiorno e acquisti di biglietti per spettacoli, musei e altri luoghi di cultura, estendendovi le modalità di annullamento e rimborso di biglietti di viaggio e pacchetti vacanze.

Fermo restando che il ricorso ai voucher è abbastanza comune nel settore dei trasporti turistici e degli hotel, appare singolare che entrambe I Dl consentano questo tipo di rimborso “alternativo” anche in contrasto con quanto previsto dall’articolo 41 del Codice del turismo, che espressamente esclude tale opzione per i pacchetti turistici. Non a caso, diverse associazioni di consumatori hanno già evidenziato il conflitto normativo, invocando la forza prevalente del Codice, in quanto norma di approvazione parlamentare e non governativa. Ma le stesse associazioni non si nascondono che siamo in una situazione eccezionale, dove gli operatori non hanno particolari responsabilità e, anzi, subiscono conseguenze pesantissime che li mettono anche a rischio di fallimento.

In attesa di ulteriori chiarimenti, l’eccezionalità della situazione potrebbe indurre molti ad accettare anche i voucher. Nell’auspicio che si torni a viaggiare.

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