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Sahara facile, avventure alla portata di tutti

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Sahara facile, avventure alla portata di tutti

L'accampamento di lusso "Camp Mars"
L'accampamento di lusso "Camp Mars"

Sorgenti che scavano la roccia fino a incidere profondi canyon, dune che cambiano forma sotto i colpi del vento come un maestoso mare di sabbia, palmeti che macchiano di verde l'ocra di pianure e valli sassose, distese di cristallo dove la luce genera miraggi, umide oasi rifugio di oche selvatiche e aironi: alle spalle del mare, la Tunisia custodisce il suo volto più segreto, fatto di paesaggi potenti.

Da scoprire a bordo di mezzi insoliti – mongolfiera, dromedario, ultraleggero, quad – e classici (mountain bike, moto e fuoristrada) o da utilizzare come palestra per estrosi sport: qui si possono sorvolare i palmeti in deltaplano, scivolare sul sale con gli speed sail (windsurf su ruote) e sciare sulle dune.

DA TOZEUR ALLE OASI DI MONTAGNA
Abbracciata da duecentomila palme e bagnata da oltre duecento sorgenti, Tozeur è una leggendaria città ai margini del deserto, dove il tempo ha ritmi antichi. Tanto che qui si dimentica volentieri la macchina per inoltrarsi a piedi nel dedalo di stradine e piazzette di Ouled el-Hadef, il quartiere del XIV secolo o avventurarsi nella foresta di palme, in sella a una bicicletta o su un calesse trainato dai cavalli. E, i più temerari possono anche ammirare il deserto dall'alto, dentro il cesto di una mongolfiera (con Aeroasis, tel. 00216-76452361).

A nord di Tozeur il paesaggio cambia, la terra si fa aspra, la roccia si spacca formando stretti canyon dove scorrono fiumi alimentati da piccole cascate e sorgenti. Tra l'ocra intenso dei picchi di arenaria e il rosso sanguigno della terra argillosa si fa strada il verde prepotente delle oasi di montagna: Chebika, Tamerza e Mides. La prima, un tempo insediamento romano, conserva tracce delle antiche mura e i resti delle case abbandonate dopo l'alluvione del 1969, che le conferiscono un'atmosfera un po' spettrale. Tutt'intorno, lungo la stretta feritoia scavata dal fiume, si allarga una ridda di rocce purpuree, palmeti, alberi fossili e costruzioni aggrappate ai contrafforti dell'Atlante.

Passato il valico sopra la pianura di Jerid la strada scende fino alla valle dell'oued Khanga, dove si trova Tamerza. In fondo alla gola si vedono ancora i resti dell'antico insediamento romano Ad Turres e sui fianchi del gigantesco canyon le case sembrano terrazze affacciate sulle colline dove lo sguardo spazia fino alle dune di sabbia del deserto. E, quasi volesse difendersi ed emergere da tutto questo ocra, Tamerza è un tripudio di colori, soprattutto in primavera: lilla, rosso e giallo dei cespugli fioriti. Più avanti, incastrata tra scoscesi pendii quasi ai confini con l'Algeria, Mides è la più piccola delle oasi di montagna, celebre per i suoi dolcissimi datteri. Da non perdere, una passeggiata a dorso di asino proprio nel suo grande palmeto.

Se a nord di Tozeur la terra s'innalza e si ferisce, a sud si distende in una pianura asciutta e dura, dove il caldo è così intenso da togliere il respiro. È lo Chott el-Jerid, il deserto salato. Una tavola incrostata di cristalli di sale lunga 250 chilometri e larga 20 dove la luce prende gli occhi a pugni e li riempie di visioni. L'aria secca, l'anomala rifrazione dei raggi solari e l'alito caldo dello scirocco disegnano pozze d'acqua e palme, eteree figure e indefinite silhouette: sono i miraggi, affascinanti illusioni ottiche molto frequenti qui in estate. Ma il grande lago salato è famoso anche tra gli appassionati di surf: in alcune aree, infatti, si pratica un'inusitata versione dello speed sail, il windsurf da sabbia che si fa di solito su ampi e lisci arenili in riva all'oceano. Qui, invece, le vele armate di una tavola con le ruote corrono su piste di cristallo (con Desert Evasion, zone Touristique, Nefta, tel. 00216-76431041).

NEL FORTINO DELLA LEGIONE STRANIERA
Un proverbio locale dice che la Tunisia ha la testa nel Mediterraneo e i piedi nel deserto del Sahara. Le caviglie stanno a Douz, mentre le dita sprofondano come una lama in uno spicchio di terra tra le sabbie di Libia e Algeria. Al limite del Grande Erg Orientale, Douz è considerata la "porta del Sahara". Subito dietro le sue case con i monumentali portali azzurri si erge un esercito di dune che il vento spinge oltre i confini della Tunisia. Alte, mobili, color ocra, solcate da lunghi corridoi che si modificano di continuo, a seconda dei capricci del vento. È qui che gli appassionati di guida fuoristrada possono sperimentare il deserto, lanciandosi su una pista, scalando una duna. Il modo migliore è cimentarsi con i kart cross, sorta di piccole dune buggy preparate per questi terreni e adatte alla sabbia. Magari facendo prima un tour a bordo di un aereo ultraleggero, tanto per dare un'occhiata, dall'alto, a piste e percorsi (con Pegase, Douz, tel. 00216-75470793).

Da Douz ci s'inoltra nel deserto fino a Ksar Ghilane, l'oasi più meridionale della Tunisia, raggiungibile solo in fuoristrada: un fitto palmeto, le rovine di un fortino romano riutilizzato dalla Legione Straniera, e una piscina naturale alimentata da una sorgente di acqua calda e sulfurea. Allo ksar si arriva in groppa a un dromedario, ci si sente ancora ai confini estremi di quello che un tempo era l'Impero romano; dopo la fortezza, all'orizzonte, c'è solo deserto. Uno strano deserto, dove si può andare a caccia di sorgenti, come quella di Ain Neil, una pozza d'acqua calda che sgorga in mezzo alle dune a 180 chilometri da Ksar Ghilane, o quella di Ain Ouadette, portata alla luce per sbaglio da trivellatori che cercavano petrolio.

DOVE NIDIFICANO GLI AIRONI
Se a sud la Tunisia si asciuga e incendia la terra di ocra e bianco, a nord ritorna verde, si inumidisce e si popola di animali che riempiono i suoi ancora poco conosciuti parchi naturali. Come l'Ichkeul, 12.600 ettari intorno all'omonimo lago e alle sue paludi, Patrimonio Mondiale dell'Unesco da più di 30 anni. Un piccolo paradiso per i birdwatcher: qui si danno appuntamento centinaia di fenicotteri rosa, oche selvatiche, anatre, cicogne, fischioni, folaghe e moriglioni.

Per vedere aquile reali, allodole a becco grosso e orici dalle corna a sciabola bisogna raggiungere il parco di Bou Hedma, una pianura di acacie dominata da un picco ricoperto di vegetazione. È una foresta mediterranea il parco di El Feija con querceti, sugheri e arbusti di macchia dove i botanici hanno individuato ben 700 specie diverse.

Per saperne di più e per organizzare il vostro viaggio consultate la pagina degli indirizzi

Tutti gli altri itinerari della Tunisia li trovate sul numero de "I Viaggi del Sole" in edicola

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