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Uganda: foreste, gorilla & bambù

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Uganda: foreste, gorilla & bambù

Un gorilla nelll'Impenetrable Forest di Bwindi (foto Aldo Pavan)
Un gorilla nelll'Impenetrable Forest di Bwindi (foto Aldo Pavan)

Silverback ha un carattere scontroso. Emette suoni gutturali che non presagiscono nulla di buono. Il ranger gli risponde, nella stessa lingua. Loro si capiscono, così almeno sostiene. Non si può che sperare che sia così. Gorilla e uomo, faccia faccia. Due metri ci separano dal maschio, una montagna di pelo nero, qualcosa come due tonnellate e mezzo di peso, altezza 2 metri e 30. Ora Silverback si accoccola, la famiglia si riunisce attorno a lui, il padrone di casa: un pugno di femmine e un nugolo di piccoli di varie età che hanno appena finito di riempirsi la bocca di formiche giganti. Una leccornia, a quanto pare. Forse era il dessert, sì perchè i gorilla hanno appena finito di mangiare. E ora si apprestano al riposino. Ne hanno diritto, sono le 11 del mattino e ci sono già 35 gradi e una bella umidità. Noi siamo bagnati fradici, il sudore corre a rivoli lungo la schiena.

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Abbiamo impiegato tre ore per arrivare fino a qui, salite ripidissime, superato 500 metri di dislivello, tagliato liane con il machete, guadato torrenti e, miracolosamente, evitato un cobra che aveva deciso di darci il benvenuto. Ora siamo stremati ma il cuore batte forte, oltre che per la fatica anche per l'emozione. Siamo a tu per tu con i nostri simili. E ora la famigliola si profonde in coccole. Sono tutti distesi a fianco di Silverback. Un ammasso. Le femmine accarezzano i piccoli. Qualcuna allatta. Si baciano? Sembra di si, o almeno si leccano. Poi si spulciano. Il maschione si appisola, chiude gli occhi, forse per la pennichella. Russa... Meglio non svegliarlo.

Siamo nella Impenetrable Forest di Bwindi. L'Uganda sembra un Paese da cartolina. Un'Africa immaginifica, con Hemingway che gira ancora tra la savana con la sua jeep alla ricerca delle verdi colline. Il parco di Bwindi è uno di questi paradisi dove tutt'oggi vivono indisturbati centinaia di gorilla raggruppati in una mezza dozzina di famiglie in uno scampolo ancora intatto di giungla equatoriale. Voltate le spalle a Bwindi ci mettiamo in marcia verso nord fino al parco Queen Elizabeth. L'erba alta nasconde le prede, per lo più eleganti antilopi del tipo Uganda Kop. Ma ora fa troppo caldo e i leoni non hanno voglia di faticare. È scesa un'antipatica foschia, e la colonnina di mercurio segna 40 gradi. Le leonesse se ne stanno sui rami degli alberi a sonnecchiare. I cuccioli e i leoni maschi sono in basso, all'ombra, nascosti tra il fogliame. Aspettano. Verrà l'ora buona e allora le prede si sposteranno per bere verso le rive del lago Edward e loro saranno lì ad aspettarle, per cacciarle. Il lago Edward, vasto come un mare e collegato a un altro lago, il George tramite un canale, il Kazinga Channel. Spostarsi in barca lungo questo braccio d'acqua è un sogno. Come in un documentario sfilano animali e persone: ragazzini in bicicletta sulla riva e ippopotami semisommersi, pescatori con la radio accesa e coccodrilli sonnecchianti, donne che riempiono le taniche d'acqua e bufali che fanno il bagno, neonati che gridano e clamori di uccelli: aquile, aironi, cicogne, gru, martin pescatori, cormorani, pellicani e ibis sacri. Un'enciclopedia africana. Ora il sole sta calando, l'orizzonte si colora di rosa e viola e gli alberi con la chioma a ombrello disegnano ricami contro il cielo.

7 luglio 2011

Aggiornato il 3 maggio 2012

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