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Guatemala, sulla via dell'Altopiano Maya

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Guatemala, sulla via dell'Altopiano Maya

Il Lago di Atitln, il pi profondo di tutta l'America Centrale: arriva a una profondit massima di 340 metri
Il Lago di Atitln, il pi profondo di tutta l'America Centrale: arriva a una profondit massima di 340 metri

Una schiera di giganti silenziosi si arrampicano verso il cielo. Si alzano tra le nuvole all'improvviso per poi precipitare in vertiginosi canaloni. Tutt'intorno, folti boschi di conifere e, sullo sfondo, la geometria delle piantagioni di caff che lotta con l'assalto perenne della vegetazione tropicale. Sono loro, i maestosi vulcani del Guatemala, a incombere sugli Altipiani Occidentali e a schierarsi in una fila compatta. In tutto sono trentatr. E disegnano da millenni questo paesaggio stupefacente, ricordando il loro assoluto potere di distruzione. Alcuni ogni tanto si risvegliano. I pi ribelli - Pacaya, Fuego, Tacan, Tajamulco, Santaguito, Atitln - trasudano ciuffi di fumo sulfureo, sputando spruzzi di roccia fusa.

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Terre impossibili? Non per i Maya che, da duemila anni, ne abitano le impervie vallate e che, ancora oggi, rappresentano la maggioranza della popolazione, conservando la loro struttura sociale, le loro lingue, le loro tradizioni, tanto da dare il nome a questa regione: Altopiano Maya. Attraversare l'altopiano guatemalteco, da Citt del Guatemala fino al confine messicano, significa compiere un viaggio nella loro memoria. Un itinerario che, percorrendo una fantastica via tra le nuvole, sospesa tra i mille e i tremila metri, si srotola tra spettacolari crinali e villaggi. Sulla carta non supera i duecento chilometri, che diventano pi di cinquecento percorrendo la Carrettera Interamericana, la principale strada che insegue l'andamento folle di canyon e montagne.

CITT DEL GUATEMALA: ALLA SCOPERTA DELLA ZONA 1
Citt del Guatemala vasta e grigia, raggrumata sulla Sierra Madre a 1500 metri di altitudine. Distrutta e ricostruita pi volte a causa dei terremoti, la capitale merita una visita alla Zona 1, la parte pi antica, con la piazza principale e la Cattedrale. Qui si ha gi un assaggio del viaggio: la vista sui vulcani. Sono loro - i giganti di fuoco - i veri padroni del Guatemala. Hanno raso al suolo intere citt dando, a chi visita il Paese, una sensazione di continuo cambiamento. Tutto antico e nello stesso tempo moderno. E nulla sembra resistere alla forza della natura.

IL LAGO ATITLN E IL VENTO CHE PORTA VIA IL PECCATO
Usciti dalla capitale, il verde intenso delle colline e dei boschi spegne il frastuono del traffico. Dalla cittadina di Solol si scende a fondovalle e si raggiunge il Lago di Atitln, maestoso specchio di acqua azzurrissima e Parco Nazionale - Patrimonio dell'Umanit Unesco - custodito da due vulcani e da una dozzina di minuscoli villaggi indios: Panajachel, San Antonio Palop, Santiago... Il panorama toglie il respiro. Di mattina, la superficie luccica, piatta e limpidissima. Nel pomeriggio, si alza lo xocomil, il "vento che porta via il peccato": agita le acque e, secondo i Maya, indica che lo spirito del lago sta "buttando" il cadavere di un annegato, dopo essersi impossessato della sua anima. Vicino, Santiago Atitln vanta la pi antica chiesa francescana del continente, che conserva nel mezzo del pavimento un grande buco. Secondo la leggenda, sarebbe il centro del mondo. Ecco il sincretismo tra paganesimo e cattolicesimo, che in ogni villaggio dell'altopiano vede simboli cristiani trasformarsi in riti collettivi. E qui, preghiere, processioni, danze, mercati hanno mantenuto gli indissolubili legami con la religiosit Maya.

IL MERCATO DI CHICHICASTENANGO
la cittadina di Chichicastengo a vantare il mercato (gioved e domenica) pi celebre dell'America Centrale. Gli indios arrivano dalle montagne carichi di stoffe e trasformano vie e piazze in una babele di bancarelle, dove gli arditi accostamenti cromatici di sciarpe, borse, coperte e huipiles, i grandi scialli tradizionali, raccontano della loro innata solarit e fantasia. Il mercato la diretta eredit delle tradizioni degli antichi Maya, da sempre grandi commercianti, e l'occasione per offrire incenso a divinit dai nomi cristiani, ma venerate con riti pagani. E quando il fumo profumato si diffonde lento, e la luce di candele colorate illumina il buio delle chiese, uomini e donne, in lingue indecifrabili, mormorano preghiere sommesse, richieste di fertilit e invocazioni di perdono. Uno spettacolo di mercati e preghiere che si ripete poi nelle decine di villaggi sull'altopiano: Nahual, Salcaj, San Andrs Xecl, Totonicapn, San Francisco El Alto (a ben 2610 metri), Zunil, Almolonga.

Q
Tocca poi a una citt: Quetzaltenango. Secondo centro urbano del Guatemala, a 2400 metri di altitudine ha, sullo sfondo, il maestoso vulcano Santa Maria. La sua una storia classica: continue distruzioni a causa dei conquistadores e dei terremoti, e ricostruzioni. L'ultima, nel 1902, ha dato l'impronta architettonica alla citt di oggi: una grande piazza centrale con palazzi nobiliari, una cattedrale neoclassica, un magnifico teatro e stradine che invitano a passeggiare. La sua particolarit? Le numerose e ottime scuole dove si studia lo spagnolo, che l'hanno resa famosa in tutto il mondo. E che le regalano un'aria da citt universitaria, un po' intellettuale e bohmienne, con tanti caff, piccole pensioni e biblioteche.

I VILLAGGI PERDUTI DEI MAYA
Infine i picchi granitici dei Cuchumatanes, che raggiungono i gelidi 3837 metri e che si protendono fino al Messico. Un territorio inaccessibile, fatto di montagne, foreste di pini e cedri, profonde vallate fluviali, minuscoli villaggi, dove lo spagnolo invece la seconda lingua: questo il regno assoluto della pi antica - e tradizionalista - cultura maya. Seguendo una pista dissestata, si arriva a Todos Santos Cuchumatn, uno dei paesi pi isolati dell'altopiano: un'unica via, una piazza, una chiesa coloniale e un ricco mercato al sabato. Qui, di stranieri ne arrivano pochi. Qui, pi che altrove, i disegni e i colori delle stoffe trasmettono una sensazione di splendore. E fanno pensare a un mondo magico e segreto che solo loro, i Maya, possono conoscere e rappresentare.

6 ottobre 2011

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