Viaggi24

Sudan, tra le piramidi dei Faraoni Neri

  • Abbonati
  • Accedi
Grandi Viaggi

Sudan, tra le piramidi dei Faraoni Neri

Un uomo si dirige verso la necropoli di Meroe (foto Michael Freeman / Alamy)
Un uomo si dirige verso la necropoli di Meroe (foto Michael Freeman / Alamy)

Il teatro sono le piramidi. Più di quaranta. Vere. Aguzze. Il primo pensiero va all'Egitto. E invece no. Siamo sempre in un Regno dei Faraoni, ma quelli neri, molto più a meridione, in Sudan, nel deserto nubiano nell'ansa formata tra la quinta e la sesta cateratta del Nilo. Siamo sempre lungo il corso del Grande Fiume, ma nella necropoli reale di Meroe, una delle più importanti e antiche città dell'Africa sahariana, che fu prima capitale meridionale del regno di Kush tra l'800 e il 350 a.C., e poi del regno omonimo, esteso dall'Etiopia all'Egitto, fino al 300 d.C.

Guarda la gallery

Guarda la mappa


È qui che, per la prima volta nella sua storia millenaria, il 7 e 9 dicembre prossimi tra le gigantesche piramidi di Meroe, appena riconosciuta dall'Unesco come Patrimonio dell'Umanità, risuoneranno le note di un concerto sinfonico. A eseguirlo, il Quintetto di Venezia - due violini, due viole, un violoncello - un apprezzato ensemble di strumentisti provenienti dal conservatorio lagunare con esperienze concertistiche in tutto il mondo, specializzato nel repertorio classico-romantico austro-tedesco. In programma infatti, le musiche di Wolfgang Amadeus Mozart (KV 164 e 516), che ben si adattano all'ambiente mozzafiato. Un'occasione unica, per apprezzare Mozart in uno scenario da brivido. Un'esperienza oggi diventata possibile grazie anche agli accordi di pace che hanno portato (dopo trent'anni di guerra civile) alla nascita di un nuovo stato - il Sud Sudan - e che hanno reso la regione settentrionale del Sudan ancora più sicura e tranquilla di quanto già non fosse in passato.

TRA LE PIRAMIDI DELLA NECROPOLI REALE
Ma soprattutto questo concerto può diventare lo spunto per andare alla scoperta di una delle zone storiche e archeologiche più ricche e meno conosciute del Continente Nero: la Nubia. Una terra che, fin dal Neolitico, ha avuto una cultura propria e che, pur assorbendo influenze culturali dei Paesi mediterranei e del sud, si è mantenuta diversa sia dalla cultura egizia, sia da quella africana. Una terra leggendaria, dove vissero i Faraoni Neri, sovrani che tra l'VIII e il VII secolo avanti Cristo estesero il loro dominio fino al delta del Nilo, scalzando i signori di Tebe, di Menfi e di Tanis, e fondarono una loro dinastia, la venticinquesima, che si inserisce a tutti gli effetti nel plurimillenario flusso della civiltà egizia. Fu questo il regno di Napata, dal nome della capitale in cui il primo Faraone Nero, Alara, stabilì la sua sede intorno al 747 a.C. Un predominio che durò ben poco: già nel 656 a.C. gli Egizi portarono a termine la riconquista, distruggendo la capitale e abbandonando ancora la Nubia all'oblio della storia. Di questa regione lungo l'alto corso del Nilo le cronache parleranno in seguito ben poco: ricomparirà Nub (che significa "oro"), perché qui gli Egizi continuarono a estrarre l'oro. E anche Nubt (che significa "treccia di capelli"), perché qui vivevano genti nere, dai capelli scuri e crespi, che portavano raccolti in fitte trecce.

Noi oggi possiamo ammirare i resti di quei fasti passati, concentrati soprattutto nella necropoli reale di Meroe. Attiva per 600 anni, conta infatti alcune centinaia di piramidi, la maggior concentrazione al mondo di questo tipo di monumento funerario (l'Egitto arriva in tutto a 120), parecchie decine giunte fino a noi in buono o discreto stato di conservazione, nonostante le depredazioni antiche e recenti subite da parte di cercatori di tesori. Bisogna subito dire che le piramidi meroitiche sono molto diverse dalle più celebri consorelle egizie: assai più recenti, parecchio più piccole (alte non più di 10-20 metri) ma anche più aguzze e svettanti, hanno pareti inclinate di 70° (contro i 40°-50° delle egiziane), ed erano ancora in costruzione quando quelle egizie erano già in rovina. Quelle nubiane poi non contengono al loro interno la camera funeraria, perché faraoni, regine (le potenti Candaci) e principi venivano sepolti al di sotto con i loro ricchi corredi e, a volte, in compagnia di concubine, dignitari, schiavi e animali. Sul davanti invece, presentano un tempietto quadrato con le pareti istoriate da bassorilievi narranti le gesta del defunto.
Ma oltre Meroe, questo viaggio porta alla scoperta di altri siti Patrimonio dell'Umanità Unesco: i templi di Naga e Musawwarat, le tombe sotterranee policrome di El Kurru, i templi alla base del Jebel Barkal, la montagna sacra. Spettacolari e sorprendenti, si gustano senza la presenza di folle di turisti e si susseguono tra ardite formazioni rocciose, il placido scorrere del Nilo e le grandi dune del deserto nubiano.

LE CASE DIPINTE DELLA NUBIA
E poi ci sono loro: le meravigliose case dipinte della Nubia. Nascoste in minuscoli villaggi lungo il corso del Grande Fiume, hanno muri incisi, decorati, dipinti di rosso, giallo, bianco, verde, blu. Un'esplosione di colori e di sfumature che colpisce, quasi stordisce in questo universo monocromatico dove domina assoluto l'ocra del deserto tutt'intorno. L'impressione è di trovarsi davanti a un'opera di fantasia, frutto di un accostamento casuale, un po' bizzarro di volumi, ritmati dal cromatismo del decoro pittorico. Ma, come succede sempre nella civiltà africana, l'arte adempie a una funzione e la funzione si piega all'arte. Nulla, nella casa nubiana - spazi, forme, oggetti - è un'arte astratta che occupa un territorio concettuale. Tutto ha invece una funzione pratica, e ogni oggetto viene usato quotidianamente. Ma tutto è esteticamente elaborato e la bellezza ha sempre doti operative. A iniziare proprio dalle case che assolvono compiti abitativi, difensivi, rituali. E che, proprio grazie al magico equilibrio tra queste funzioni, tra villaggio e natura, tra uomini e terra, diventano straordinari capolavori artistici, creando quello che gli studiosi oggi chiamano "nubian-style". Perdute tra le sabbie, sono un giacimento culturale dal valore inestimabile, una reliquia del passato che racconta la Nubia e testimonia un percorso lungo più di quattromila anni, dagli albori della civiltà kushita fino ai giorni nostri. Case che sono come un libro, dove la storia è impressa sui muri, sui pavimenti decorati, sui portali scolpiti. Un libro vivente fatto di uomini, di colori e di passioni. Tutto da scoprire.

8 novembre 2011

Per saperne di più e per organizzare il vostro viaggio consultate la pagina degli indirizzi

Sudan, tra le piramidi dei Faraoni Neri. Tutte le informazioni

In viaggio sulla via dell'incenso

Mali, il cuore sensuale dell'Africa

Mali, ritorno alla terra dei Dogon

© Riproduzione riservata