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Piccoli brividi, i luoghi da paura del nostro cinema

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ASPETTANDO HALLOWEEN

Piccoli brividi, i luoghi da paura del nostro cinema

  • –di Francesco Prisco

Ponte lungo, anzi lunghissimo, in arrivo per la «Notte delle Streghe». Se amate Halloween perché vi permette di tirare fuori i vostri incubi migliori, siete fan della gloriosa stagione dell’horror all’italiana e avete voglia di trascorrere qualche giorno fuori, vi proponiamo un tour guidato alle location di cinque celebri film dei nostri maestri del genere: Dario Argento, Pupi Avati, Mario Bava, Lucio Fulci e Umberto Lenzi. Da Torino alla Puglia, dalla Bassa Padana all’Abruzzo, passando ovviamente per Roma.

A Torino con Dario Argento
Il nostro viaggio non può che cominciare con Profondo Rosso (1975), film fondamentale per la carriera di Dario Argento e per il riconoscimento internazionale del particolarissimo approccio italiano al genere. Storia di spiritismo, pupazzi meccanici ed efferati omicidi. Se volete riviverne le atmosfere dovrete dividervi tra Torino, Perugia e Roma. La pellicola ambientata nella Captiale ha esterni girati prevalentemente nel capoluogo piemontese, più qualche scena con la città umbra a far da sfondo. Nel Teatro Carignano dell’omonima piazza si svolge il famigerato convegno di parapsicologia. Carlo e Marc si incontrano davanti alla fontana del Po, in piazza CLN. È qui che sorge il palazzo dove vive Marc, luogo dell’omicidio della sensitiva Helga. Il cui funerale viene celebrato nella sezione ebraica del Cimitero Monumentale di Perugia.

Nella Bassa con Pupi Avati
Altro maestro del cinema italiano (uno che, in verità, non si è fermato all’horror), altra pellicola di culto, altre suggestioni paesaggistiche. Stiamo parlando de La casa dalle finestre che ridono (1976), film di Pupi Avati che quando uscì ottenne buoni riscontri di critica ma tutto sommato incassi modesti, per poi recuperare terreno a distanza di anni grazie a passaggi televisivi e home video. Un horror ambientato nella sonnacchiosa Bassa Padana.

Partiamo dal titolo: la terrificante casa dalle finestre che ridono era nella realtà un casolare purtroppo non più esistente delle campagne di Malalbergo, in provincia di Bologna. In compenso esiste ed è visibile Villa Boccaccini, signorile residenza di Comacchio dove alloggiano Stefano e Francesca oggi un po’ malandata. Sempre a Comacchio c’è il loggiato della chiesa dei Frati Cappuccini. La Chiesa di San Giovanni Triario, altro set importantissimo, è a Minerbio, ancora in provincia di Bologna.

Al Castello di Arsoli con Mario Bava
Passiamo all’horror gotico e a un numero uno assoluto del genere. Mario Bava nel 1960 realizza La maschera del demonio, ambizioso film ispirato nientemeno che a un racconto di Gogol su spiriti, malefici e streghe giustiziate dall’Inquisizione. Il castello al centro della narrazione è il Castello Massimo di Arsoli, maniero del Decimo secolo passato per le mani di diverse dinastie della nobiltà romana nel corso della storia. Forse il castello più frequentato dal cinema italiano (horror e non), se consideriamo che vi furono girati anche Gerarchi si muore (1962), I lunghi capelli della morte (1966), Isabella duchessa dei diavoli (1969) e Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda (1972). Ci fermiamo qua, ma la lista potrebbe essere ancora più lunga.

Il cult Non si sevizia un paperino
Lucio Fulci conosceva alla perfezione i registri del cinema di genere. La critica individua il suo capolavoro in Non si sevizia un paperino (1972), thriller a tinte forti sconfinante nell’horror su una serie di efferati omicidi in una fantomatica cittadina del profondo Sud, con i suoi miti, i suoi riti e le sue superstizioni. Chi volesse riviverne le atmosfere «dal vivo» dovrà spostarsi da un capo all’altro della penisola. Il viadotto con la «montagnola» della maciara, dove i ragazzini vanno a caccia di lucertole e di nascosto fumano, è infatti in Abruzzo, a Carsoli. La caratteristica strada in cui il personaggio interpretato da Tomas Milian incontra quello interpretato da Barbara Bouchet è a Monte Sant’Angelo, in Gargano.

Roma, città... contaminata
Vogliamo con quest’ultimo tour omaggiare Umberto Lenzi, altro grande maestro dell’horror all’italiana, scomparso lo scorso 19 ottobre. Nel 1980 gira Incubo sulla città contaminata, capitolo a lungo sottovalutato della sua filmografia, in un certo senso assimilabile al filone zombie (in realtà non è di zombie che si parla, ma di «mostri» prodotti dall’esplosione di una centrale atomica).

Poi arrivò Quentin Tarantino a spiegare al mondo che trattavasi di un capolavoro. Gran parte del set è Roma: le terrazze della Farnesina sono la sede dell’emittente televisiva dove lavora il protagonista, a via Vito Sinisi c’è la sua casa e c’è un cameo anche per la villa di Casal Lumbroso, location utilizzata in innumerevoli altre produzioni cinematografiche.

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