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Qualità della vita: per l’Economist è Vienna la città migliore per vivere

Le scale del museo più famoso di Vienna, l'Albertina
Le scale del museo più famoso di Vienna, l'Albertina

Come presidente di turno dell’Unione europea, in settembre l’Austria ospiterà un vertice nella sua capitale, Vienna. Incontro che si annuncia infuocato: oltre alle incertezze sulla Brexit (hard? soft? sottoposta a un altro referendum come si chiede da più parti), sul tavolo ci sarà la questione immigrazione, gli accordi di Dublino da poco sconfessati anche da Angela Merkel, la nuova “geopolitica dei porti”, con la stretta decisa dall’Italia, l’allarme appena lanciato dalla Spagna e l’assordante silenzio della Francia. I partecipanti al vertice rischiano così di non godersi la città. Ed è un peccato: secondo il Global Liveability Index 2018 messo a punto dall’ufficio studi (Intelligence Unit) dell’Economist, Vienna ha scalzato Melbourne ed è oggi la città - tra le 140 nei cinque continenti considerate - dove è preferibile vivere. I parametri considerati e ai quali viene assegnato un punteggio da uno a cento sono: stabilità, sistema sanitario, ecosostenibilità e istituzioni culturali, sistema scolastico e infrastrutture. Vienna ha avuto punteggi record per tutti e cinque i punti: 100; 100; 96,3; 100; 100. Unica altra città europea nella top ten è Copenhagen (al nono posto), perché dopo Vienna vengono, appunto, Melbourne, Osaka (Giappone), Calgary (Canada), Sydney, Vancouver, Toronto e Tokyo. Ultima, dopo la capitale danese, una terza città australiana, Adelaide. Canada e Australia sono quindi i Paesi più rappresentati, seguiti dal Giappone.

Per contro le dieci città dove la qualità della vita è peggiore sono Dakar (Senegal), Algeri, Douala (Camerun), Tripoli, Harare (Zimbabwe), Port Moresby (Papua Nuova Guinea), Karachi (Pakistan), Lagos (Nigeria), Dhaka (Balngladesh) e Damasco, 140esima con un punteggio di 30,7. All’Africa va dunque il triste primato di continente con il maggior numero di città da cui tenersi alla larga. Sarebbe difficile del resto immaginare qualcuno che voglia trasferirsi nella capitale siriana (dove il punteggio per la stabilità è 20, contro il 100 di Vienna). Ed è difficile pensare che ci sia qualcuno che, potendo, non voglia lasciarla, emigrare. Con buona pace della teoria del vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio, per il quale le tragedie successe in passato a chi lasciava il proprio Paese “dimostrano che emigrare è sbagliato”. Lo spunto per questa uscita è stato, qualche giorno fa, il ricordo del disastro in una miniera belga (Marcinelle) in cui morirono moltissimi minatori italiani. Ma questa è un’altra storia. O forse no: l’Index dell’Economist dimostra - se ce ne fosse bisogno - da quali condizioni scappano i migranti che in questa stagione tentano di attraversare il Mediterraneo.

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