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Mantova segreta è aperta per il Festival della letteratura

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DAL 5 AL 9 SETTEMBRE

Mantova segreta è aperta per il Festival della letteratura

Vanta innumerevoli tentativi di imitazione, ma nessuno è davvero come lui: il Festivaletteratura di Mantova, nei suoi venti e passa anni di vita (l’edizione numero 22 è alle porte e si terrà dal 5 al 9 settembre prossimi) ha trovato una di quelle formule magiche che sanno combinare elementi diversi: la bella stagione, la qualità della vita che si respira sempre in città, la bellezza oggettiva ed eterna di alcune “location” (basti solo ricordare i capolavori di Mantegna e Giulio Romano), l’eredità storica, un portato millenario che unisce le riminiscenze virgiliane (il massimo poeta latino era nativo di queste parti) alle glorie gonzaghesche, il profumo vincente della provincia, la voglia di superare i propri confini con il genio, che qui si è espresso in vari modi come l’arte, la poesia, l’automobilismo e molto altro. Certo, poi ci sono gli scrittori, ragione prima per i turisti del Festival: anche nella prossima edizione una scorpacciata di oltre 300 incontri, di tutti i tipi, con il meglio della letteratura e della cultura internazionale.

Ma una carta vincente e difficilmente ripetibile è proprio la città, e i luoghi che essa ha “concesso” (o che il Festival ha saputo re-inventare): corti, piazze, sale affrescate, palazzi storici e musei; ma anche boschi, impianti sportivi, fiumi e, quest’anno, persino il cimitero. «Fin da subito – spiega Francesco Caprini, architetto e fondatore del Festival, insieme ad altre sette avventurosi e immaginifici colleghi – abbiamo pensato, e cercato di realizzare, un programma in cui la città nel suo complesso fosse protagonista, non mero contenitore. E per questo, appena possibile, i nostri eventi si svolgono all’aperto, in spazi pubblici accessibili a tutti, gratuitamente: Piazza Sordello, Piazza Mantegna, Piazza Leon Battista Alberti, ne sono l’esempio». Il rapporto del Festival con la città è così diventato simbiotico: «Abbiamo sempre cercato di diffondere in tutta la città il cosiddetto “effetto Festival”, utilizzando spazi anche nuovi e poco noti anche ai mantovani, come il quartiere di S. Leonardo: in termini puramente statistici, il Festival è arrivato ad utilizzare fino a 60 differenti luoghi del centro storico della città» dice ancora Caprini. E, felice paradosso, forse non sono tanto i turisti che apprezzano e approvano, quanto gli stessi locali, che collaborano, pazientano e scoprono e reinterpretano luoghi della loro città. Una intesa feconda con le istituzioni, in primis il Comune, con amministrazioni di vari colori, è stata fondamentale.

Tra le tante location “fuori dal normale” che si sono rivelate vincenti Caprini ricorda «l’indimenticabile incontro itinerante con David Grossman nel Bosco della Fontana, un tempo riserva di caccia dei Gonzaga, ora foresta protetta», ma anche l’utilizzo della nuova piazza del quartiere popolare di Lunetta gremita per l’incontro con Roberto Saviano, non ancora sotto scorta. Chi li ha visti, non può dimenticarli, come non si scorda l’incantevole scenario del profilo della città storica di Mantova che fa da sfondo agli incontri organizzati al Campo canoa, impianto sportivo riciclato come luogo per eventi.

Anche nel 2018 il Festivaletteratura si cimenta con tre importanti esperimenti. «La casa del Mantegna – elenca Caprini – che è stata sempre sede, ma quest’anno diventa a tutti gli effetti luogo simbolo del Festival (tanto da essere poeticamente riprodotta nella copertina del programma), riferimento delle attività e degli incontri dedicati ai bambini e ai ragazzi; il Cimitero di Mantova, grazie al progetto “Una città in libri”, dedicato quest’anno a Praga e curato da Luca Scarlini, che prevede una visita notturna guidata alla parte monumentale del Cimitero, ricca di interessanti esempi di liberty e art nouveau che ben si assimilano alla letteratura gotica; l’Officina del Gas, recupero funzionale promosso sperimentalmente per la valorizzazione di un edificio industriale asburgico, trasformato in sala polivalente per 250 posti». Il tentativo, a lungo andare, è quello di costruire Mantova come città della cultura; e in questo il Festivaletteratura non è solo: con altre realtà culturali «è stato proposto al Comune un “piano d’uso della città” per eventi culturali: uno strumento che potrà rendere meno difficoltoso il lavoro che ognuna delle organizzazioni deve svolgere per adattare la città alla propria manifestazione; ma che, in termini più generali, potrà promuovere la città come sede ideale per la realizzazione di manifestazioni culturali di alto livello» conclude Caprini.

IL RISTORANTE

Il Cigno dei Martini
Un indirizzo sicuro in città. In una casa nobiliare con annesso giardino (Piazza Carlo D’Arco, 1) cucina del territorio che serve il meglio, dai tortelli di zucca alla sbrisolona o al sugolo. Ma il Cigno è molto di più della cucina locale, e non solo sui piatti: guidato con rara competenza da Tano, è uno di quei luoghi che costituisce la memoria storica della grande ristorazione italiana che non cede alle mode, se ne infischia di stelle e marketing e punta solo sulla qualità. Prenotazione obbligatoria

LA GALLERIA

Appuntamento da Corraini.
Ogni anno la Galleria Corraini (via Ippolito Nievo, 8) organizza una o più mostre in occasione del festival. Marzia, tra i fondatori del festival, e Maurizio, suo marito, guidano un team di giovani in una delle gallerie più importanti a livello nazionale per la grafica, l’illustrazione, il design (oltre ad essere gli editori di Munari). Quest’anno un Alfabeto di Giosetta Fioroni e i vasi in ceramica di Andrea Anastasio in un fecondo dialogo. Altri appuntamenti con Corraini e il suo mondo nel programma del Festival

LA BOTTEGA

Salumi e mostarde di qualità
È consigliabile, durante il festival, passare alla Salumeria Bacchi (via Orefici, 16). È lì dal 1967 ma sembra che sia intoccata da molti più decenni. I salumi, i formaggi, mantovani e non solo, gli odori, la perfezione della tradizione sono esaltanti, come le mostarde (di tutte le frutta), tipiche della zona. Pere, mele campanine (e altri tipi di mele), clementine. E poi la confezione, solo cartapaglia e spago, davvero come una volta. Colpo di genio: packaging e “verità”.

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