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A Londra i videogames sono esposti al Victoria & Albert Museum

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A Londra i videogames sono esposti al Victoria & Albert Museum

Splatoon © 2015 Nintendo
Splatoon © 2015 Nintendo

Un viaggio a Londra per immergersi nel mondo virtuale. Apre questo fine settimana al Victoria & Albert Museum la grande mostra “Videogames: design/play/disrupt”, che esplora l'evoluzione dei giochi negli ultimi dieci anni e la loro importanza crescente.

I videogames, giocati da 2,2 miliardi di persone in tutto il mondo, sono un fenomeno globale che la mostra esplora nei suoi diversi aspetti, dall'input artistico all'innovazione tecnologica, dall'impatto sociale e culturale all'evoluzione dei contenuti in atto. Il percorso è costellato da installazioni interattive e multimediali e schermi giganteschi e termina con una grande sala giochi dove i visitatori dopo tanto ammirare e osservare possono concedersi qualche minuto ludico e dedicarsi al gaming.

“Vogliamo soprattutto puntare i riflettori dietro le quinte, perché anche chi gioca regolarmente non sa come vengono creati i videogame e quanto lavoro, talento e dedizione ci voglia per realizzarli, - spiega Marie Foulston, direttrice della mostra. – Vogliamo sfidare i preconcetti e i pregiudizi per mostrare la realtà del complesso mondo dei videogames.”

Questa realtà è una straordinaria combinazione di arte e tecnologia, di creatività umana e innovazione tech, che crea narrative accattivanti e interi mondi virtuali che trasportano chi gioca in un altro universo. Dietro l'arte e il design ci sono complesse equazioni matematiche e algoritmi in grado di creare i miliardi di immagini in movimento che consentono la full immersion nella storia, da Minecraft a League of Legends. I videogames sono spesso accusati di essere troppo violenti, ripetitivi e mirati a un pubblico giovane e maschile, con contenuti e messaggi troppo “bianchi” e occidentali. Negli ultimi tempi però c'è stata una trasformazione con l'ingresso in scena di tanti piccoli designer, con proposte alternative a quelle dei grandi blockbuster di successo di Nintendo e altri big del settore. I contenuti si sono evoluti con la partecipazione di più designer donne o di colore o provenienti da minoranze etniche e storie più varie e innovative.

Programmi come Twine hanno ampliato il campo, permettendo anche a chi non sa usare il linguaggio code di sperimentare e creare un videogioco. Un esempio positivo citato dalla mostra è quello di “Town of Light”, videogame creato dallo studio italiano Lka, che affronta con coraggio un tema difficile. Ambientato nell'Italia fascista del 1938, racconta la storia tragica di una ragazza rinchiusa come tante altre nell'Ospedale psichiatrico di Volterra, all'epoca il manicomio più grande d'Italia. “Town of light” è un esempio di come i videogames basati sulla realtà possano avere un importante messaggio politico e sociale, e di come le scene violente non siano fini a se stesse ma essenziali alla narrativa,” spiega la sociologa Katherine Cross.

Videogames: Design/Play/Disrupt 8 settembre 2018- 24 febbbraio 2019 Victoria & Albert Museum, Londra www.va.ac.uk/videogames

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