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A Vienna: baci, incubi e bollicine in compagnia di Klimt, Schiele e…

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IDEE DI VIAGGIO

A Vienna: baci, incubi e bollicine in compagnia di Klimt, Schiele e Bruegel

Nessun tramonto è stato glorioso quanto la “Finis Austriae”. La “spensierata” fin de siècle trascoloriva nei tormenti del Novecento. L'erotismo dorato e vitalistico di Klimt in quello spigoloso e cupo di Schiele... I due artisti sono morti a pochi mesi di distanza nel 1918, mentre si dissolveva l'impero asburgico e la prima guerra mondiale finiva con una sconfitta. La koinè mitteleuropea, il crogiolo multietnico cedeva di fronte alla forza disgregatrice dei miti romantici nazionali. Klimt e Schiele: Eros e Psiche, un docu-film nelle sale dal 22 ottobre, con la regia di Michele Mally, guida lo spettatore tra le cornici e gli stucchi dei musei viennesi, ma anche e soprattutto – attraverso immagini d'archivio e interviste – tra i fantasmi e le voci di un periodo storico in cui esplodono l'inconscio, l'irrazionale e la pulsione di morte mettendo fine al positivismo ottocentesco.

E la sessualità erompe, grazie alle scoperte di Freud, a partire dal complesso di Edipo. Se non il rimpianto o il pentimento, la celebrazione nostalgica prende oggi il sopravvento nel tono del ricordo dell'impero defunto da un secolo. “Prigione di popoli” secondi i patrioti di varie nazionalità in fieri, culla di cultura e tolleranza secondo altri. Non si celebra la stucchevole perfezione della capitale della pasticceria, ma il calderone contraddittorio di modernità e antichi riti, valzer e musica dodecafonica. La metropoli del passato e del futuro dove un architetto di rottura come Otto Wagner, uno dei protagonisti della “Wiener Sezession” - anche lui scomparso nel 1918 -, inizia a farsi strada come coreografo per il corteo delle nozze d'argento di Francesco Giuseppe e Sissi; e poi progetta la prima chiesa moderna – San Leopoldo – sulla collina Steinhof e la fermata della Stadtbahn a Karlsplatz, la metro di superficie che collegava i nuovi scali ferroviari.

Klimt e Schiele, due destini in una città

Vienna superava allora i due milioni di abitanti, era la terza città europea dopo Parigi e Londra...Oggi sta tornando a quella cifra dopo essere scesa fino a 1.400.000. E' una capitale in espansione, dove sulle infinite piste ciclabili ebrei ortodossi si spostano con monopattini elettrici, i payot ondeggianti nel vento. Le più vaste collezioni al mondo di Klimt e Schiele si possono vedere al Kunsthistorisches museum (Khm) e al Leopold museum. Nell'atrio dell'imponente edificio in stile neorinascimentale del Khm, sul soffitto della scalinata d'ingresso, si vedono i pannelli realizzati da Klimt che riassumono la storia dell'arte universale. Il Khm, il Museo di storia dell'arte, è il Louvre viennese, con collezioni che vanno dall'antico Egitto all'arte moderna. Insieme alla “Saliera” di Cellini l'opera più celebre – una delle opere d'arte più celebri in assoluto - è Der Kuss, Il bacio di Klimt, che va sottratto all'abuso iconografico globale banalizzante, stile Gioconda o Urlo di Munch su tazze e tappetini per mouse. Era un quadro di rottura con l'irrompere della donna al centro della scena e la rappresentazione della vitalità riproduttiva – l'eros vivificante - attraverso il tema geometrico del rettangolo per l'uomo e del cerchio per la donna, spermatozoo e ovulo. Klimt si interessava delle nuove scoperte scientifiche, trasformando le suggestioni da microscopio in motivi astratto-geometrici, tra altri che richiamano le tessere dei mosaici bizantini visti a Ravenna. Creatore instancabile, sempre fotografato in una tunica antica e con replezione addominale prominente, è stato un amatore indefesso. Alla sua morte ben quattordici donne si sono presentate in tribunale per chiedere il riconoscimento di paternità. E dire che i suoi quadri non valevano ancora 135 milioni di dollari, come il ritratto di Adele Bloch-Bauer – una delle tante amanti -, finito in mani naziste e venduto all'asta per quella cifra dopo essere rientrato in possesso degli eredi in seguito a una causa contro lo stato austriaco. Le modelle facevano la fila alla porta del suo studio anche solo per un disegno, troppo spinto per essere destinato al pubblico. Mai però Klimt si sposa o convive: sempre torna dall'atelier alla casa che condivideva con madre e sorelle. Genere Giovanni Pascoli. Eppure Vienna non era Castelvecchio.

Al Kunsthistorisches museum accanto al Bacio c'è la versione braille del Bacio. Di solito i musei mettono il titolo del quadro e poco altro in braille e per il resto ci sono le audio-guide. La versione braille del Bacio ricalca quella originale. Alcuni elementi, come le curve dei vestiti e dei corpi, sono leggermente in rilievo e tutto è bianco, come coperto dalla neve. Sembra di stare nel racconto dove Raymond Carver cerca di spiegare cos'è una cattedrale a un cieco, dopo una cena e tra i fumi di uno spinello. Se Klimt, almeno quello delle opere più note – nel “periodo dorato” -, dipinge archetipi dionisiaci, sia pure rielaborati secondo il suo stile originale, fondendo diverse tecniche, Schiele è passato alla storia per avere dipinto soggetti desolatamente e spudoratamente nudi. E siccome niente è più spudorato e desolato dell'esibizione di un corpo maschile ha firmato centinaia di autoritratti. Con le modelle cercava di ottenere prospettive inconsuete forzando i canoni della posa artistica. I suoi quadri erano ritenuti pornografia e aprivano le porte delle galere più facilmente di quelle delle gallerie, nonostante il sostegno del mostro sacro Klimt. Almeno fino al successo ottenuto proprio negli anni turbolenti della grande guerra, appena prima che la febbre spagnola lo stroncasse dopo essersi portata via la moglie.

Negli anni postbellici in cui Vienna è la città losca e disperata del film “Il terzo uomo” con Orson Welles che pronuncia la sua più celebre battuta: “In Italia, sotto i Borgia, per trent'anni hanno avuto guerra, terrore, omicidio, strage ma hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera, con cinquecento anni di amore fraterno, democrazia e pace cos'hanno prodotto? “L'orologio a cucù”.

L’orologio liberty Ankeruhr a Vienna

Il quartiere dei musei, il più grande al mondo
Schiele viene via per poco e il medico Rudolf Leopold inizia a collezionarlo insieme ad altri artisti viennesi della prima metà del XX secolo. Inizialmente ammassata in un appartamento periferico, la sua collezione raggiungerà quota cinquemila opere fino a diventare fondazione e museo nel 2001. Realizzato con l'aiuto dello stato, il Leopold museum si trova in un bianco edificio rettangolare, in asse parallelo con il vicino Kunsthistorisches, come a dimostrare continuità. Il bianco è quello della pietra calcarea del Danubio. Il progetto è degli architetti Manfred e Laurids Ortner, in collaborazione con Rudolf Leopold. Si trova nel MuseumQuartier, una grande piazza dove si affacciano diverse istituzioni culturali nel contrasto tra l'architettura barocca delle scuderie imperiali e le linee essenziali dei nuovi edifici, come il MuMok, il museo di arte moderna, che espone dalla pop art all'Azionismo viennese. Non ci sono solo musei sulla piazza, ma anche caffè, librerie d'arte e ampi spazi per incontrarsi, o sedersi a pensare o leggere. L'area è una dei più grandi “quartieri culturali” del mondo con 600.000 mq. La forza dirompente dei nudi di Schiele è emersa per me – spettatore tra i tanti in un primo pomeriggio autunnale – vedendo una ragazza bionda, con basco da pittore parigino, voltarsi di scatto verso la tela mentre passava davanti al celebre autoritratto “Uomo nudo seduto”, così livido e anche sgradevole per le braccia e le gambe monche. Come un passante che veda qualcosa di forte camminando, di così disturbante da non poter essere ignorato neanche andando di fretta.

L’opera “Uomo nudo seduto” di Schiele

Al Leopold si trovano anche alcune opere di Richard Gerstl - tra queste L'autoritratto seminudo -, autore per certi aspetti affine a Schiele nell'espressionismo introspettivo. Incline all'autoritratto, meno crudo e più psicologico, dopo avere perso i favori della moglie dell'amico Schönberg – il compositore dodecafonico -, si uccide nel novembre del 1908. Qualcosa unisce le due opere più celebri del Kunsthistorisches museum, la Saliera di Cellini e Il bacio di Klimt. Gli artisti della Sezession erano per un'arte totale, che rompeva con l'accademia e riuniva diverse competenze, anche artigianali. Nelle Wiener Werkstette, i laboratori viennesi (WW) Klimt e compagni imparavano le tecniche vetrarie, ebanistiche, decoratorie, il design dei mobili...

Le foglie d'oro che formano la cupola del palazzo della Secessione non sono solo decorazione, ma anche struttura. La forma è anche funzione... Almeno finché arriverà Adolf Loos a dire “La decorazione è un crimine”. Klimt stesso era figlio di un orefice – di modeste condizioni, e conosceva diverse tecniche artigianali. La saliera di Cellini, custodita al Khm, è l'oggetto di oreficeria artistica più piccolo e prezioso al mondo. Realizzata tra il 1540 e il 1543 per il sovrano di Francia che lautamente ospitava l'artista a Fontainbleu, nel 2003 l'opera - in oro, ebano e avorio - del valore stimato di cinquanta milioni di euro, quasi due al centimetro – è alta ventisei centimetri -, è stata rubata. Grande mistero sullo scopo del furto, visto che la scultura era troppo nota per poter essere venduta. Finché è arrivata la richiesta di riscatto. Dieci milioni di euro. Alla fine la saliera è stata trovata sepolta in un bosco non lontano da Vienna, dentro a una scatola, e restituita al Kunsthistorisches.

La grande mostra al Khm: Pieter Bruegel a un prezzo speciale

Al Khm fino al 13 gennaio 2019 è in corso una grande mostra – la più grande mai realizzata – su Pieter Bruegel, l'artista fiammingo dei paesaggi invernali, dei rozzi contadini e delle torri di Babele piene di mostri. Diverse torri sono esposte al Khm e anche il manifesto della mostra ne riprende una. In fondo Vienna è stata un città babelica. La capitale di un impero multietnico. Ci ha insegnato a guardare le ombre e le contraddizioni che albergano in ciascuno di noi, l'identità sfuggente e complessa delle frontiere mobili della Mitteleuropa come dell'anima umana. Il biglietto speciale del venerdì sera costa 49 euro e consente di vedere la mostra senza la consueta folla e sorseggiando un bicchiere di bollicine. Alla faccia dell'astemio Hitler, il pittore austriaco fallito non venne ammesso per due volte all'accademia di belle arti di Vienna.

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