TRA LA SIBERIA E IL MAR CASPIO

Viaggiare nel 2020: la meta da riscoprire è il Nostalgistan

La Lonely Planet ha indicato l’Azerbeigian come una dei paesi da visitare. Terra sconosciuta ai più, dove convivono il brutalismo sovietico e i grattacieli firmati dalle archistar

di Antonio Armano


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(© Walter Bibikow)

4' di lettura

Ci sono posti dove andresti per averli visti al cinema o altrove in video migliaia di volte e ci sono posti che ti attirano perché non ne sai niente. Appartiene alla categoria dell'ignoto l'Azerbaigian. La Lonely Planet lo ha indicato come una delle mete da visitare nel 2020.
L'ex repubblica sovietica festeggia l'anno prossimo 30 anni di indipendenza da Mosca ed è il paese ponte verso gli stati del “Nostalgistan”, un'area geografica racchiusa tra la Siberia a Nord e la Cina a Est, oltre il mar Caspio. Ma che cos'è il Nostalgistan? Potremmo chiamare così una serie di repubbliche centroasiatiche post comuniste il cui nome finisce per “stan” (“terra di” in turco): Kazakistan, Turkmenistan, Uzbekistan, Tagikistan e Kirghisistan. Ci sarebbero anche altri “stan”, a rigore filologico, ma non erano repubbliche sovietiche e sono realtà a sé stanti come l'Afghanistan e il Pakistan. L'Azerbaigian non ci rientra da un punto di vista filologico, ma per tutto il resto sì.

L'affascinante definizione di “Nostalgistan” la prendiamo dal titolo di un bel libro di Tino Mantarro, uscito per Ediciclo, una di quelle case editrici che ti riconcilia con il mito della piccola editoria indipendente e si trova a Portogruaro. Dalla laguna partiva Marco Polo verso la via della Seta, il percorso navale e carovaniero sul quale il Nostalgistan, prima ancora dell'indispensabile tocco zarista e comunista, fonda il proprio fascino esotico e atavico fatto di montagne, deserti e città-oasi che richiamavano l'idea di paradiso islamico, inteso come luogo lussureggiante e riposante dopo il viaggio nella polvere arida della vita. Il termine greco “paradeisos”, passando per il persiano, deriva peraltro dall'avestico “paira-daezos” e significa giardino.

Baku: dal brutalismo sovietico al centro culturale di Zaha Hadid L'Azerbaigian confina con l'Iran ed è una delle culle del culto zoroastriano, basato sugli insegnamenti del profeta Zarathustra, nel lontano passato, religione dominante, e sull'adorazione del fuoco. Questa è una terra ricca di petrolio e gas che sbucano dal sottosuolo superficiale e infiammandosi incantavano le popolazioni asiatiche, prima della improvvisa conversione all'Islam. Il culto del petrolio, se non del fuoco, cioè della causa al posto dell'effetto, è ricomparso più forte che mai alla fine del XIX secolo ed è la base del nuovo sviluppo architettonico della capitale, Baku. Qui l'architetta iraniana Zaha Hadid ha progettato il centro culturale Heydar Aliyev, un edificio dalle forme morbide e fluide che rompe con il brutalismo sovietico. Ci sono anche le Flame Towers, un complesso di tre grattacieli – il più alto misura 180 metri – che riproducono la forma delle fiamme e ne assumono il colore grazie a una illuminazione di oltre diecimila led. Non lontano da Baku, nel sobborgo di Surakhani, c'è l'Ateshagh, un tempio del fuoco eterno, adorato da zoroastriani, indù e sikh. I sovietici hanno sfruttato i giacimenti di gas che lo alimentavano e ora la fiamma esce da una tubatura e il tempio è diventato museo.

La città vecchia di Baku, con costruzioni come la Torre della Vergine, del XII secolo, dalla cui sommità si domina la baia sul Caspio, è patrimonio Unesco. Mentre i primi palazzi moderni, progettati a cavallo tra Otto e Novecento, risalgono agli albori dell'epopea del petrolio. Qui imperversavano i Nobel, famiglia svedese legata alla Russia e conosciuta per i premi conferiti ogni anno a Stoccolma. Da un ingegnere tedesco che lavorava per i Nobel a Baku e madre russa nasce una delle più grandi spie del secolo, Richard Sorge, amante dell'alcol e delle donne, troppo spregiudicato per essere sospettato, e passato alla storia per avere informato Stalin dell'intenzione di Hitler di invadere l'Urss, con tanto di data esatta. Incastrato a Tokyo, dove viveva sotto copertura come giornalista della Germania nazista, viene messo in carcere. Per tre volte il Giappone proporrà a Stalin di liberarlo in uno scambio di spie e per tre volte il dittatore georgiano risponderà: “Non lo conosciamo”. Voleva liberarsi dello scomodo testimone di una incredulità paranoica che ha rischiato di trasformarsi in sconfitta. La moglie giapponese di Sorge fino alla morte nel 2000 gli ha portato i fiori sulla tomba. Di echi spionistici rimbombano i muri dell'Asia Centrale – spesso dotati di orecchie -, almeno dai tempi del Grande Gioco tra russi e britannici.

Caspio, il fascino di un mare che non lo è
“Baku mi piace, è una città costruita per la gente, non contro (sì, esistono città costruite contro la gente)” scrive Kapuściński in Imperium. “La puoi girare per giornate intere e sempre ti attira, sempre ti incuriosisce”. Sembra decisamente meno attratto Tino Mantarro, per via della calura estiva, dell'umidità e delle esalazione del petrolio. Ma anche o forse soprattutto per la corsa alla modernità che emerge tra nuove architetture, centri commerciali e altre meraviglie globalizzate non ancora presenti, né tantomeno immaginabili ai tempi del viaggio del saggista polacco, che fanno sembrare la capitale azera simile a Dubai. Qui si corre anche il gran premio di Formula 1 a partire dal 2017 e se non qui dove? Per tornare ai ritmi lenti e al passato rugginoso del paese dei soviet si dovrà prendere un lentissimo traghetto, la nave Kompozitor Kara Karayev, che prima o poi arriverà sulle sponde kazake del Caspio, dopo avere galleggiato per un paio di giorni abbondanti sull'oleoso mare centroasiatico. Qualcuno ha messo in discussione che si tratti di un mare sostenendo che è un lago. Per essere salato è salato ma dalle parti del Volga molto meno e con fauna ittica lacustre. Inoltre è chiuso come un lago. La disputa non è oziosa ma riguarda i diritti di sfruttamento petrolifero che cambiano a seconda della classificazione. Gli stati che si affacciano sul Caspio – Iran, Azerbaigian, Kazakistan, Turkmenistan e Russia – hanno deciso che non è un mare né un lago e il tema dei diritti di sfruttamento verrà affrontato in un altro momento. Salpando per Aktau ci si trova in pieno Nostalgistan e si lasciano le certezze illuministe europee.

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