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Viaggio nelle biblioteche contemporanee, dove i libri leggono la storia

di Giulia Crivelli


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4' di lettura

Nessuno ha mai osato immaginare l’estinzione delle biblioteche. Profeti di sventura per i libri invece ce ne sono stati tanti. A oggi smentiti, in verità: gli e-book non hanno avuto l’exploit ipotizzato a più riprese a partire dal lontano 2000. Forse allora i destini di biblioteche e libri sono legati: la rivoluzione digitale ha cambiato entrambi gli universi, ma nessuno dei due imploderà. Non verranno inghiottiti da alcun buco nero (quello appena fotografato dista 55 milioni di anni luce dalla Terra). Resteranno invece sempre in superficie, proprio come il suggestivo “orizzonte degli eventi” immaginato dagli astronomi osservando (con la mente) i buchi neri.

Digitalizzazione «controllata»

Da decenni ormai le biblioteche, specie quelle costruite a partire dal 1900, ospitano, accanto a volumi di carta, ogni sorta di testimonianza di attività culturale dell’uomo, con supporti, come per gli audiovisivi, che sono elettronici da ben prima della diffusione di internet. Le sale lettura si sono arricchite di postazioni multimediali e i libri più delicati sono stati digitalizzati. Ma c’è un problema: il progresso tecnologico non dà tregua e tra legge di Moore e obsolescenza programmata un processo di digitalizzazione dà garanzie di medio-lungo termine assai inferiori a un foglio di carta o di pergamena ben conservati. Una sfida, per bibliotecari e tecnici informatici, da affrontare programmando con molta attenzione una periodica revisione di supporti e lettori.

Modello che non invecchia

Le biblioteche non sono una specie in estinzione. La selezione naturale di Darwin vale anche per loro: sono cambiate per sopravvivere, si sono adattate quanto basta senza perdere di vista la loro missione. Conservare il sapere e condividerlo e tramandarlo. Sopravvive benissimo anche la funzione di oasi di tranquillità: le biblioteche universitarie, tra le più digitalizzate, continuano a essere il luogo preferito per studiare. E magari, ogni tanto, per fare amicizie o incontrare l’anima gemella.

L’esempio della Cina

Per convincersi della resilienza dell’invenzione della biblioteca, basta guardare a cosa sta facendo la Cina. «Con tutti i discorsi sul declino delle biblioteche in Europa e negli Stati Uniti, dove il tasso di alfabetizzazione sfiora il 100% della popolazione, si è tentati di dimenticare il resto del mondo – scrivono James Campbell e Will Pryce nel bellissimo volume pubblicato da Einaudi La biblioteca. Una storia mondiale –. Nei Paesi in rapido sviluppo il numero delle biblioteche è in crescita. La realizzazione di una biblioteca nazionale in grado di competere con quelle dei Paesi ricchi è considerata un simbolo di orgoglio nazionale e il segno che una nazione ha raggiunto la propria maturità economica».

Non contenti della Biblioteca nazionale della Repubblica cinese aperta a Pechino nel 2008 – costruita accanto a quella, già imponente, completata nel 1987 – nel 2018 a Tianjin, a circa 100 chilometri da Pechino, è stata aperta una nuova biblioteca pubblica. L’edificio contiene 1,2 milioni di libri e ha una superficie di quasi 34mila metri quadrati, con un’architettura molto particolare. Al centro c’è un auditorium sferico, le pareti hanno una forma sinuosa e una struttura a gradoni con tripla funzione: delimitano gli spazi, sono le mensole su cui si trovano i libri e i ballatoi per muoversi da un piano all’altro e lungo i piani. Vista da fuori, la biblioteca ricorda la forma di un occhio.

Il valore simbolico

Se la Cina o altri grandi Paesi destinati a prendere il posto delle potenze occidentali, come l’India, costruiranno le biblioteche del futuro, avvalendosi di studi europei (il progetto di Pechino è del tedesco Jurgen Engel Architecrts, quello di Tianjin dello studio di design olandese Mvrdv), a noi rappresentanti del “vecchio mondo” resta la consolazione di avere quasi tutte le più antiche e affascinanti biblioteche al mondo.

Celebrate da scrittori e filosofi, che hanno contribuito a farle entrare nell’immaginario collettivo come qualcosa di sacro e intoccabile. Il più famoso incendio di una biblioteca risale al 48 a.C, quando Giulio Cesare ordinò di distruggere la biblioteca di Alessandria d’Egitto.Ci sono voluti duemila anni per rimediare, ma alla fine, nel 2002, è stata inaugurata la nuova sede. Di meno rispetto godono i libri, se non hanno la protezione di una biblioteca: chi fosse stato convinto che i roghi di libri fossero cosa del passato, ha dovuto ricredersi. In Polonia pochi giorni fa sono stati dati alle fiamme volumi di Harry Potter e altre opere di fantasia accusate di avere una cattiva influenza sulle menti delle giovani generazioni. In realtà se c’è una cosa sulla quale pedagoghi e psicologi infantili concordano: l’effetto positivo che la lettura ha sullo sviluppo cognitivo.

Il ruolo sociale e il futuro

Non può essere un caso se le biblioteche pubbliche sono al centro di progetti di recupero di aree urbane in cui le persone vivono in condizioni disagiate. Come dimostra, ultimo in ordine di tempo, il bellissimo documentario Ex Libris sulla New York Public Library, che ha 92 “divisioni” sparse per Manhattan, Bronx e Staten Island.

Sostenuta grazie a una gestione mista di fondi pubblici e privati è un baluardo dei valori della democrazia americana più di qualsiasi idea di melting pot. Jorge Luis Borges diceva di immaginare il paradiso come una immensa biblioteca, mentre Umberto Eco sosteneva che se Dio esistesse, sarebbe una biblioteca. Ma forse dovremmo vedere le biblioteche come paradisi in terra, come luoghi che non ci sono controindicazioni a frequentare. A patto che restino pubblici e aperti – anche alla tecnologia – e che creino sempre di più occasioni di incontro, scambio, confronto, con gruppi di lettura e incontri con gli autori, un po’ come fanno le librerie, per tornare al parallelo iniziale.

Ogni tanto si può anche correre in biblioteca per stare in pace, cercando compagnie silenziose: «La biblioteca è il luogo ove i morti aprono gli occhi ai vivi», si legge sul frontone della biblioteca pubblica di Murcia in Spagna. Ma più spesso si dovrebbe andare in biblioteca per capire che non si è soli, per ascoltare le voci del mondo. Ubuntu, come si legge all’entrata di tanti luoghi africani: io sono perché noi siamo. Anche grazie ai libri.

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