canali di vendita

Viaggio nella boutique dove i fallimenti diventano affari

A Milano nel negozio Sivag, società che acquista lotti o beni di aziende fallite: un punto vendita su strada con merce griffata a prezzi outlet

di Giulia Crivelli


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3' di lettura

«Le persone coinvolte in un fallimento, magari proprio della società che hanno fondato, sono fragili emotivamente, oltre che dal punto di vista economico. In tanti anni di lavoro ho conosciuto centinaia di donne e uomini in questa situazione. Gestire le procedure di fallimento non è un lavoro facile. Né per i giudici, né per i curatori, né per società, come la nostra, che collaborano con i tribunali fallimentari».

Parole di Albino Bertoletti, amministratore unico della Sivag, che potremmo riassumere con “è un duro lavoro, ma qualcuno deve pur farlo”, frase ad effetto, non a caso spesso inserita in film d’azione, che rende bene l’idea: da un fallimento non si scappa, per uscirne nel modo migliore c’è bisogno di persone corrette, non di speculatori.

«Grazie a un accordo con il tribunale di Milano, Sivag acquista lotti o beni di aziende fallite, oltre a seguire le aste di immobili pignorati: si va dai concessionari auto alle catene di elettronica e al parco macchine di società in gravi difficoltà, passando per produttori o venditori di abbigliamento, accessori, articoli per la casa – spiega Bartoletti –. Lo scopo, ovviamente, è soddisfare i creditori, realizzando la cifra più alta possibile da tutto ciò che si può vendere dopo un fallimento. Obiettivo che non sempre si raggiunge vendendo all’asta lotti che contengono moltissimi oggetti».

Proprio per differenziare i modi e canali di vendita alla fine del 2014 Bertoletti propose al tribunale di aprire, come Sivag, un negozio con vetrine su strada, atmosfera e orari da boutique di città, con ingresso libero e prezzi da outlet per articoli di marchi famosi di categorie come abbigliamento, calzature, accessori, arredo, giocattoli.

«Sono passati quasi cinque anni e il punto vendita di via Farini ha ormai una sua clientela: un po’ come accade negli outlet, ci sono persone di tutte le età e disponibilità economiche – aggiunge Bertoletti –. C’è chi viene perché ha bisogno di risparmiare, chi perché si diverte a farlo. Proprio come accade negli outlet fuori città, frequentati anche da chi potrebbe permettersi tutto a prezzo pieno, ma prova piacere a trovare l’affare».

Rispetto a un outlet da Sivag c’è, a guardar bene, un vantaggio in più: la sorpresa. «Abbiamo perfezionato la newsletter e appena decidiamo di portare in negozio prodotti nuovi avvertiamo gli iscritti: a differenza di un negozio non possiamo avere sempre lo stesso assortimento e a volte, per abiti e scarpe, non ci sono tutte le taglie – aggiunge Elena Vedovato, alla quale Bertoletti ha affidato la gestione del punto vendita di via Farini –. In fondo siamo in sintonia con lo spirito del tempo: oggi tutti cercano oggetti o prodotti in edizione limitata, destinati a diventare introvabili. Da noi, oltre al risparmio, questo aspetto sicuramente c’è».

Di recente Sivag ha seguito il fallimento della catena di multimarca Mortarotti, quello del marchio di borse e scarpe Henry Cuir (il nome non inganni, era tutto fatto a mano a Vigevano) e quello del sito di e-commerce Woonted, che vendeva di tutto, dagli asciugacapelli agli spremiagrumi, e tutto di marca.

«I risparmi arrivano al 70-80% sul prezzo originario – concludono Bertoletti e Vedovato –. È un gioco in cui vincono tutti: i consumatori, i creditori e le società e le persone coinvolte in fallimenti, concordati, pignoramenti, procedure esattoriali. Nel 2020 vorremmo ristrutturare il negozio e crediamo che la formula possa avere successo anche in altre città».

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