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Viaggio nel cinema del futuro: a lezione da Craig Caton, il mago degli effetti speciali

Alla Mostra di Venezia è stata organizzata un’interessante masterclass con il direttore del dipartimento di Animazione 3D e Visual Effects della sede di Los Angeles della New York Film Academy

di Andrea Chimento


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3' di lettura

«Dentro la grande macchina hollywoodiana ci sono mestieri che danno struttura a idee altrimenti impossibili da raccontare. Ci piace poter indagare questo aspetto per scoprire l'autorialità che va oltre la scrittura, le suggestioni che incontrano la tecnica e diventano quei film imprescindibili del cinema che tutti amiamo»: così Giorgio Gosetti, delegato generale delle Giornate degli Autori della Mostra di Venezia, ha voluto presentare la masterclass con Craig Caton, un vero e proprio mago degli effetti speciali per il grande schermo.

Il curriculum del maestro
Direttore del dipartimento di Animazione 3D e Visual Effects della sede di Los Angeles della New York Film Academy, Caton vanta un curriculum invidiabile, avendo lavorato per film del calibro di «E.T.» e «Jurassic Park» di Steven Spielberg, «Edward mani di forbice» e «Batman – Il ritorno» di Tim Burton, «Terminator 2» e «True Lies» di James Cameron. La lista delle sue collaborazioni, però, è davvero infinita e comprende anche film d'animazione come «Le 5 leggende» e «Dragon Trainer 2».

Craig Caton

In una giornata ideata dalle Giornate degli Autori insieme alla New York Film Academy, il pubblico veneziano ha potuto ascoltare Caton in due appuntamenti: un workshop pensato per i giovani giurati di 28 Times Cinema e una masterclass, a cui hanno partecipato pubblico e addetti ai lavori presenti a Venezia.

A lezione di animazione
Caton ha iniziato a conversare con gli spettatori (perlopiù giovanissimi) chiedendo quale fosse il loro film preferito e ha svelato che il suo è «Alien» di Ridley Scott, film a cui si è sempre ispirato nel corso della sua carriera.
E la masterclass è stata proprio incentrata sulla creazione di mostri e personaggi fantastici: Caton ha condiviso il suo percorso creativo e le varie tappe che, secondo lui, si devono seguire per la costruzione di creature che risultino credibili nell'ambito della storia che si vuole portare sullo schermo.

Alla base, quindi, c'è innanzitutto la capacità di comprendere chi è e cosa dovrà fare il personaggio nel corso del film: la sua psicologia, i luoghi in cui vivrà, le emozioni che deve provare, le azioni che deve compiere, compreso il suo modo di muoversi, correre o nuotare.
C'è poi da decidere quanto si vuole rendere fotorealistica la creatura (dibattito sempre più frequente dopo l'uscita del nuovo «Il Re Leone», che fa proprio del fotorealismo la sua base estetica), tanto nel cinema in live action, quanto nell'animazione.

La lezione del maestro

Per Caton è inoltre fondamentale trovare dei riferimenti iconografici a cui il pubblico possa collegare le creature fantastiche: ad esempio, citando un altro film per cui ha lavorato, «Ghostbusters» di Ivan Reitman, Caton ha sottolineato come per l'Uomo della Pubblicità di Marshmallow si fossero ispirati all'omino della Michelin e per il fantasma verde Slimer avessero preso spunto da un gioco da tavolo della sua infanzia, chiamato Green Ghost Game.

Anche le forme hanno un ruolo decisivo e chi fa il suo mestiere non può dimenticare, ad esempio, che ai cerchi associamo la natura, la morbidezza e un senso di sicurezza, ai quadrati l'idea di rigidità e di innaturale, mentre al triangolo aggressività e dinamismo: un esempio su tutti è Topolino, vera e propria combinazione di cerchi.

Tra una battuta e l'altra, accompagnata da diversi quiz dove il pubblico era chiamato a riconoscere vari personaggi tramite le loro silhouettes (altro elemento fondamentale del percorso creativo raccontato), Caton ha più volte evidenziato quanto sia centrale la capacità del personaggio di trasmettere emozioni e di come queste debbano riflettersi sul pubblico (ha utilizzato anche le emoticon di Facebook per concretizzare il suo discorso). Numerosi gli esempi citati, ma tra i tanti svettano i lievi dettagli per differenziare Arnold Schwarzenegger nei primi due capitoli della saga di Terminator, rendendo il suo volto “cattivo” nel primo capitolo e “buono” nel secondo.

La conferenza dell'artista è stata un vero e proprio invito per i più giovani a scoprire e approfondire un lavoro fondamentale nel cinema di ieri, di oggi e, soprattutto, di domani: un piccolo viaggio nel cinema del futuro, in cui gli effetti speciali avranno probabilmente un ruolo sempre più dominante.

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