EXPAT

Viaggio in Europa con giovani artisti

Londra, Praga, Porto, Barcellona e Strasburgo raccontate da expat italiani che qui hanno trovato il loro percorso creativo

di Giambattista Marchetto

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Londra, Praga, Porto, Barcellona e Strasburgo raccontate da expat italiani che qui hanno trovato il loro percorso creativo


4' di lettura

L’arte costruisce ponti tra mondi lontani. E in tempi di Covid-19, con la paralisi nei viaggi e nelle proposte di condivisione artistica, rimangono le storie da raccontare.

Storie di viaggio, di scoperta, di percorsi creativi che incrociano luoghi lontani e vicini, che scoprono segreti e li rivelano. Come le storie di artiste e artisti di origine italiana che abbiamo cercato a Londra e a Praga, a Porto, Barcellona e Strasburgo. Abbiamo chiesto loro di svelarci luoghi d'incanto nelle città che hanno scelto di vivere, costruendo la loro ricerca, ma anche di immaginare un ponte con un luogo o una città in Italia che potrebbe restituire lo spirito, il mood, la bellezza di quelle città europee.

Linda

Linda sulla strada a Barcellona

Torinese, classe 1988, Linda Vellar è una performer eccentrica tra teatro-danza e hula hoop, clownerie e butho, esibendosi principalmente nei festival di strada (www.lindavellar.com). Oggi vive a Barcellona, dove è affascinata «dalla sensazione di essere parte di qualcosa di grande, di sentirsi al centro degli eventi, senza sentirsi il centro degli eventi». Per l'artista dalle origini piemontesi, è «il lato buono della globalizzazione, che ti fa sentire a casa ovunque sei perché le differenze sono così tante che interessano ed entusiasmano, più che spaventare. Puoi trovare questa sensazione alla Barceloneta e cercando di capire che lingua parlano a fianco a te, oppure scegliendo dove mangiare tra i ristoranti etnici nel Raval o in Gracia, o nella metro indovinando quale musicista incontrerai oggi».

Nell'Italia luogo ideale per le relazioni tra le persone, Vellar rivela di trovare sensazioni analoghe a quelle della capitale catalana in città portuali come Genova, Palermo, Catania, Napoli. «La sensazione di benessere è la stessa – dice - sentirsi parte di un mondo più grande grazie alla varietà delle differenze, di identità, lingua, cultura».

Monica a Strasburgo

Originaria di Castelfranco Veneto, dove si è diplomata in canto lirico, Monica Tonietto ha lasciato la Marca trevigiana prima per Hong Kong e Belgrado, per trasferirsi poi a Strasburgo dove lavora come cantante e docente al conservatorio. «L'incanto di vivere qui è dato dal connubio tra natura e città – spiega –. Parchi e foreste a pochi passi, traffico limitato a favore di biciclette e tram, dimensione contenuta dell'area urbana, ma spiccata vocazione internazionale ed una offerta culturale interessante».

Se Tonietto sente a tratti la mancanza dell'estro gagliardo e sottile dei musicisti italiani, della musicalità in genere, nel Belpaese ritrova atmosfere simili alla quiete alsaziana a Padova. «Il problema però è che le città italiane sono state massacrate dall'urbanistica selvaggia – chiarisce –. La lacerazione tra centro e periferie è incolmabile, mentre a Strasburgo l'attenzione è massima».

Alice danza nel «London vibe»

Classe 1998, Alice Bellini ha lasciato Milano e l'Accademia della Scala giovanissima, trasferendosi a Londra per diplomarsi alla Royal Ballet School e per rimanerci come ballerina professionista all'English National Ballet. «Volevo provare una nuova esperienza e spingermi all'estero. Trasferirmi è stato difficile, ma lo rifarei», spiega la giovane danzatrice. Della capitale inglese ama i teatri e i musei tra Covent Garden e South Kensington - «qui l'arte è molto valorizzata, i teatri sono sempre pieni», dice – e poi ancora il quartiere di Shoreditch, con il suo London vibe tra negozi e locali vintage, e Canary Wharf «che dà l'impressione di stare in una piccola New York». Difficile invece per Alice Bellini immaginare un rimando all'Italia. «Londra è molto bella, ma l'Italia ha dei luoghi e delle città ricche di storia – dice –. Cerco sempre di tornare a Milano, che è la mia città e che amo moltissimo».

Serena a Porto

Laurea in biologia a Firenze, poi a Venezia per studiare arti visive e multimedia, Serena Barbieri ha incrociato il suo destino con Porto in Erasmus. La città era in fermento, «il posto ideale – racconta – perché la mia pratica artistica è incentrata sul collezionare oggetti in luoghi abbandonati, assemblandoli per costruire nuove narrazioni (serenabarbieri.art). E Porto è una città piena di spazi abbandonati a cui puoi accedere, una cosa affascinante perché possono avere una seconda possibilità». Nella città portoghese Barbieri ha trovato un senso di comunità e ama passeggiare sulla Rua Cabo Simão a Gaia, lungo il fiume, «da dove si vede un paesaggio di rovine, unendo la parte turistica e decadente in uno sguardo». La città italiana in cui ritrova un incanto simile è Livorno. «Mi ricordo La Terrazza Mascagni e il lungomare così prossime ai palazzi dalle facciate ingrigite e la luce gialla del pomeriggio, che è molto simile alla luce dei pomeriggi portuensi – dice –. Oltre allo spirito ironico e fiero della città».

Franco a Praga senza turisti

Partito da Sassuolo con biglietto di sola andata 12 anni fa, Franco Hüller vive e lavora a Praga, dove alla ricerca pittorica affianca l'insegnamento al Prague College (www.francohuller.com). «La città è una scoperta continua dopo la pandemia – racconta –. Tolti i turisti la Città Vecchia o il Ponte Carlo sembrano pezzi di uno scenario da Cinecittà, quasi finto nella sua bellezza». Nel fare attenzione ai luoghi di solito affollati, Hüller svela il fascino del cortile della piccola chiesa di San Michele Arcangelo: «in pieno centro, il giardino chiuso e ben curato è un po' nascosto e ci trovi poche persone che si siedono e mangiano sulle panchine».

L'artista ha vissuto nell'entroterra modenese e a Venezia, ma trova che Praga non rimandi a nessun luogo in Italia. «Forse proprio per questo sono rimasto qui – chiosa – perché se mi perdo a 50 metri da casa, mi trovo in un posto che dopo 12 anni mi fa sentire ancora meravigliosamente marziano».

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