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Viaggio alla Fin del Mundo

In un docutrip il racconto di Jovanotti che ha percorso 4000 km in bicicletta tra Cile e Argentina

di Roberto Da Rin

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2' di lettura

In bici è così: la salita è penitenza, la discesa benedizione, il rettilineo riflessione introspettiva, il bivio un atto di fede. Nei suoi 4 mila chilometri di viaggio, Jovanotti ci mostra un pezzo di Sud America, una pedalata tra Cile e Argentina in sella a un cavallo d'acciaio, borse davanti e dietro, un paio di telecamerine e nient'altro. Lo racconta su RayPlay con un docutrip di sedici puntate, in onda sulla piattaforma digitale della Rai. Si intitola “Non voglio cambiare pianeta”, citando una poesia di Pablo Neruda.

Musiche, parole, panorami, salite, discese e tanto sudore per condividere l'avventura umana e sportiva vissuta da Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, che dà un'iniezione di energia e speranza, per partire e ripartire. “Non voglio cambiare pianeta” è pedalato e filmato da Jova tra gennaio e febbraio 2020 in Cile e Argentina. Montato e diretto da Michele Maikid Lugaresi. Realizzato con Federico Taddia. La produzione è di SoleLuna per RaiPlay.

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“Tra gennaio e febbraio scorsi ho fatto un viaggio in bicicletta nell'altra parte del mondo – dice Lorenzo - Sono tornato e il mondo era diventato un altro mondo. Un viaggio per cercare un po' di isolamento nella natura. Sono tornato e mi sono trovato dentro a un altro isolamento, (quello dovuto al Covid19, ndr), questa volta obbligato dalla natura stessa. Ho fatto un viaggio per prepararmi al futuro, e sono tornato impreparato a questo presente, ma ripensando a quei 4000 km a pedali mi rendo conto che neanche uno di quei chilometri è andato perduto”.

Nel docutrip di Jovanotti ci sono incontri del primo tipo, ciclisti viaggiatori in sella da quasi due anni, è il caso di un messicano, Jorge, partito dal Messico due anni fa, in pedalata verso la Terra del fuoco, alla Fin del Mundo. Quello di una signora olandese di 70 anni, partita dalla Colombia, anch'ella in solitaria. Dallo zenit di Amsterdam al nadir del Cile. Ma anche incontri del secondo tipo, con cavalli selvatici e lama, liberi nelle distese semidesertiche che si affacciano sul Pacifico. Non è irrilevante l'aspetto sportivo del docutrip di Jova che si inerpica oltre i 4700 metri di altitudine del Passo di Agua Negra. Da lì sconfina in Argentina e prosegue verso Salta, poi un lungo rettifilo nella Pampa lo conduce a Buenos Aires.
Pensieri, parole, musica e sublimi orizzonti. “ La strada non c'è. La costruisco mentre procedo, da qui in poi la strada non c'è”. I versi del poeta coreano Ko Un accompagnano Jova.

Sono quattro le principali componenti socio-antropologiche del viaggio, la libertà, la ricerca, la perdita e il sogno: quest'ultimo è il più magico, fratello (in)degno del pensiero. In tutte le tappe di Jovanotti la bicicletta ne è stato il vettore.
La bici è uno straordinario sviluppatore di pensieri e un…. miscelatore di emozioni. Nel suo “Piccolo trattato di Ciclosofia”, edito da Pratiche Editrice, Didier Tronchet, ci fa notare che “vélo” (bici, in francese) è l'anagramma di “love”.

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