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Viaggio a Göteborg, la città che ha dimenticato il contante

A Göteborg, mezzo milione di abitanti, nella Svezia meridionale, sta nascendo la più grande rivoluzione finanziaria di questi anni: qualsiasi cosa, qui, è acquistabile con una carta di credito

di Biagio Simonetta


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3' di lettura

GOTEBORG - Una casa automobilistica, una squadra di calcio e un enorme parco divertimenti. Per molti Göteborg, mezzo milione di abitanti, nella Svezia meridionale, è un po’ questa. Una città che vive all’ombra di Stoccolma, capitale e padrona. E che fatica a levarsi di dosso l’appiccicosa etichetta di seconda, di periferia del regno.

Il fiume Göta è un fendente che la taglia in due, per sfociare nel Mare del Nord. E durante l’inverno, quando il sole non sale mai abbastanza e tramonta troppo presto, il freddo suggerisce riparo, negli enormi parchi commerciali che collegano i quartieri. Ma è qui – in questa città nata dal mare e dal suo porto, dove la Volvo ha dato e dà lavoro a migliaia di persone – che sta nascendo la più grande rivoluzione finanziaria di questi anni.

«Siamo senza contanti»: sempre più spesso i negozi di Göteborg espongono cartelli così

Göteborg, oggi, è la città più cashless al mondo. Il contante sta sparendo rapidamente, e i negozi che espongono cartelli come “vi är kontantfria” (“siamo senza contanti”) sono aumentati in modo esponenziale negli ultimi anni. Qualsiasi cosa, qui, è acquistabile con una carta di credito: dai caffè (discutibili) ai biglietti dei tram. Persino alcuni artisti di strada si sono muniti di sistemi digitali di offerte.

«Siamo senza contanti per la vostra e la nostra sicurezza», è scritto all’ingresso di questo hotel

Una corona svedese vale poco più di nove centesimi di euro. Ma per chi non ne ha mai vista una, Göteborg è la città meno adatta per fare questa scoperta. Negli alberghi che sorgono attorno alla Götaplatsen, è praticamente impossibile pagare in contanti.

«Li abbiamo eliminati da un pezzo – racconta la receptionist dell’hotel Lorensberg, mentre mostra il cartello esposto sulla porta di ingresso con scritto “we are cashless” - Le ragioni sono diverse. Innanzitutto è un fatto di sicurezza: sia dell’hotel che dei suoi clienti. I contanti appartengono al passato, no?».

In una traversa del centro, a pochi passi dal cuore commerciale della città, c’è una pizzeria italiana che gode di una buona fama. È gestita da Danilo, un ragazzo di Pompei che vive qui da circa un anno. Quando gli chiediamo se è possibile pagare in contanti, ci mostra la lavagnetta poggiata sul bancone con scritto “Endast Kart”, che in svedese significa “Solo carte”. E sembra surreale, in una conversazione fra due italiani.

«Se vuoi pagare in contanti - ci racconta– jœtəbɔrj (come chiamano la città da queste parti, ndr) è il posto sbagliato. Ogni tanto ho qualche spicciolo in tasca, ma qui la gran parte degli esercizi commerciali non li accetta. È rimasto qualche ristorante etnico, magari indiano, e qualche negozietto di souvenir. Il resto è tutto cashless. Funziona tutto molto bene. E poi qui c’è Swish, la vera rivoluzione è quella».

Swish, la piattaforma digitale di pagamento creata dalle banche svedesi

Swish ce l’hanno un po’ tutti, a Göteborg. Per gli svedesi è la forma di pagamento digitale più sicura, oltre che più apprezzata. È una piattaforma creata dalle principali banche svedesi, col visto del governo centrale, e consente di effettuare un pagamento (o di scambiarsi denaro) attraverso l’applicazione, o semplicemente fornendo il proprio numero di cellulare.

«Hai dimenticato il cellulare e le carte di credito a casa? Tranquillo, puoi “swishare”», ci racconta la ragazza che in un bar delle viuzze di Haga serve i Kanelbullar, i deliziosi rotolini svedesi alla cannella. «Nel nostro bar non accettiamo cash da un paio d’anni. E con questa scelta abbiamo eliminato ogni rischio di rapina, tra le altre cose. E poi con il contactless e con Swish, serviamo molto più rapidamente i nostri clienti, anche nelle ore di punta. Le commissioni interbancarie? Per i piccoli importi sono pari a zero, qui. Oppure, in certi casi, sono percentuali molto, molto basse».

Al negozio di souvenir di fianco, le corone sono ancora accettate: «In realtà – dice il proprietario - accetto anche gli euro, o i dollari, se vuoi pagarmi in contanti. Anzi, è molto raro che qualcuno mi paghi in moneta locale, perché la maggior parte dei miei clienti non è svedese. Ma se devo darti una percentuale, i pagamenti in cash non raggiungono il 5% alla fine di una giornata. Vuoi sapere se in futuro esporrò anche il cartello “cashfree”? Beh, la strada mi pare ampiamente tracciata. Lo farò, certo. La Svezia così ha contrastato ferocemente l’evasione fiscale».

Già, perché non è vero che nei Paesi scandinavi il “nero” non esiste. Anzi, agli inizi degli anni 2000, proprio la Svezia si trovò davanti a una crescita preoccupante dell’economia sommersa. Da lì alcune scelte governative molto chiare. Come quella di inseguire un modello abbastanza preciso: la cashless society. E oggi Göteborg è un’istantanea dal futuro. Domani chissà.

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