tappa ad Auschwitz

Viaggio della Memoria, il valore della testimonianza contro odio e razzismo

ll 27 gennaio il presidente Mattarella in occasione del 75mo anniversario della liberazione del campo premierà il miglior lavoro degli studenti sulla Shoah

di Patrizia Maciocchi

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(REUTERS)

ll 27 gennaio il presidente Mattarella in occasione del 75mo anniversario della liberazione del campo premierà il miglior lavoro degli studenti sulla Shoah


4' di lettura

«L'idea di andare in vacanza senza genitori ma con i nonni a 11 anni mi avrebbe fatto disperare». Matteo Polidori 17 anni del liceo musicale di Pesaro ascolta il racconto dell'ottantottenne Oleg Mandic che a 11 è arrivato ad Auschwitz, non perché ebreo ma perché figlio di un partigiano. Nella seconda giornata del "Viaggio della Memoria" che ha portato cento studenti italiani a toccare con mano l'inferno del lager, Oleg a Birkenau racconta dei suoi sette mesi nel campo di sterminio. Lo fa accanto ai resti del Krematorium. «Non vedevo mai il sole - dice Oleg - era coperto da nuvole di cenere. E quando la cenere si posava su di noi e la toccavamo ci lasciava unti. Era grassa. La cenere che ricadeva sul terreno era un problema per i tedeschi che dovevano nasconderla ».

L’arrivo sulla jedenrampe
Anche Tatiana Bucci è stata internata a sei anni con la sorella Andra di 4 e la mamma, deportate contro la legge tedesca che proibiva di internare i bambini nati da un matrimonio misto come nel loro caso: un “dettaglio” sfuggito ai burocrati. Tatiana e Andra sono due dei 650 bambini rimasti in vita. Per la loro sopravvivenza Tatiana si dà una spiegazione «Credo che fummo scambiate per gemelle». Potevano dunque essere utili per la "scienza" nazista, che su di loro si proponevano di fare degli esperimenti. La storia del viaggio verso i campi delle sorelle Bucci è tristemente simile a quella oltre un milione e trecentomila persone, di cui 200 mila bambini, strappate alla loro vita per andare verso l’orrore. Un vagone in cui non c’era posto per sedersi ammassati uno sull’altro, con della paglia sporca . In un angolo un secchio per le urine, nel quale ci si accucciava pietosamente coperte agli sguardi dai corpi degli altri compagni di sventura. L’arrivo sulla jedenrampe, la divisione tra ebrei e non ebrei bambini e adulti, tra chi doveva vivere e chi doveva morire subito. Gli anziani, i bambini e le persone considerate non utili per il lavoro venivano messe subito su un camion e inviate alla camere a gas.

Tatiana e Oleg
Dal suo kinderblock Tatiana vedeva il fumo e le fiamme dei camini. «Non ho mai pensato alla morte - dice Tatiana - anche se una sorvegliante, a modo suo, ce la raccontava, ci diceva che dal camino si usciva. Non ci pensavo neppure quando la morte la vedevo. Un capanno vicino al nostro era pieno di corpi scheletrici ammassati uno sull'altro. Noi bambini giocavamo lì davanti». Tatiana e Oleg nel silenzio assoluto della landa di Auschiwiz, 170 ettari di fango sferzati dal vento gelido di gennaio, hanno raccontato il loro calvario. Ad ascoltare le loro parole, c'è anche la neo ministra dell'Istruzione Livia Azzolina. «É importante essere qui con i ragazzi. Questo è un momento buio: torneranno a casa - dice la ministra - e saranno testimoni di quello che hanno visto. Dovranno sempre essere contro ogni forma di odio e di razzismo. Ho grande fiducia che loro ce la facciano e che siano degli adulti migliori di noi».

Gli studenti
Un risultato che sembra già raggiunto con Giuseppe Petito, 18enne che abita e studia al Parco Verde di Caivano (noto alle cronache anche per un caso di abusi su minori, ndr), un posto in cui la vita non è facile. «Non lo dico per fare bella figura con i giornalisti, torno diverso, mi voglio accontentare di quello che posso avere. Ho parlato con Oleg - dice Giuseppe - mi ha spiegato che era difficile al campo avere amici perché ci si picchiava per un tozzo di pane. Vorrei che scriveste che anche al Parco verde c’è brava gente non siamo tutti “malamente”».

Del fatto che ci sia brava gente non dubita Irene Fabbri, anche 18enne, del liceo Pilo Albertelli di Roma, malgrado questo non é certa che quanto successo a Birkenau non si possa ripetere mai più. «Oggi vediamo ciò che i messicani in fuga - ricorda Tatiana - ciò che accade ai curdi e ai libici. Ma tutto ci lascia indifferenti». Per Matteo Carratore, 16 anni, anche lui di Caivano é sconvolgente pensare che per quanto si potesse lottare per farcela, nel lager vivere o morire dipendeva dal capriccio di altri esseri «che faccio fatica a definire umani». Il 27 gennaio il presidente Mattarella in occasione del 75mo anniversario della liberazione di Auschwitz premierà il miglior lavoro degli studenti sulla Shoah.

Jon Rzepka della scuola polacca arriva da Roma, per conoscere ancora meglio una storia che lo tocca da vicino anche per le sue origini «Per me è un capitolo molto doloroso, perché tutto questo è accaduto nella mia patria - di ce Jon - ho aspettato i miei venti anni per vedere tutto questo, non mi sentivo pronto. Per prepararmi ha letto il libro “Un mondo a parte, di Gustaw Herling, ti fa toccare il fondo della sofferenza umana. Tutti dovrebbero leggerlo, per rendere più vera la frase ”mai più”.

Le celebrazioni per i 75 anni dalla liberazione
Tante le celebrazioni previste per i 75 anni della liberazione : il 27 gennaio 1945 i soldati sovietici dell’Armata Rossa varcarono i cancelli del campo nazista: dietro la scritta “Il lavoro rende liberi” trovarono i 7 mila sopravvissuti allo sterminio. E il 27 gennaio per la giornata internazionale della memoria delle vittime dell’Olocausto, quest’anno si ricorda la liberazione del lager di Auschwitz. Si comincia con la cerimonia ufficiale prevista proprio il 27 nella sala dell’Assemblea generale delle nazioni unite, a cui prendrenano parte, oltre al segretario genarle dell’Onu Antonio Guterres i rappresentanti permanenti della Germania, Israele e degli Usa, oltre ad alcuni sopravvissuti all’odio e al furore nazista.

Per approfondire:

Allarme del Wiesenthal sull'antisemitismo in Europa

Ragazzi in viaggio sul binario della memoria

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