Bolzano

Viaggio nell’impianto pilota che estrae microRna vegetale

Mirnagreen è la stata la prima azienda a produrre su scala industriale le molecole naturali ad azione immunomodulante nelle malattie degenerative: l'azienda scommette sul principio puro

di Barbara Ganz


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Fasi di estrazione dei materiali genetici botanici

4' di lettura

Nell’aria c’è profumo di menta, sul pavimento sacchi di fagioli borlotti. Al piano terra del Noi Techpark, il parco scientifico e tecnologico di Bolzano, due giovani tecnici alimentano l’impianto pilota di Mirnagreen, la startup nata a Trento, accelerata da Industrio Ventures, di Rovereto, e ora insediata qui.

L’ha fondata Roberto Viola, un “cervello di rientro”: trasferito in Gran Bretagna dopo la laurea e da lì è rientrato nel 2005 per costituire e dirigere il Centro Ricerche della Fondazione Mach (Fem) di San Michele all’Adige, storica istituzione specializzata nel settore dell’agroalimentare e della nutrizione. Grazie a un brevetto internazionale, l’impianto estrae dalla materia prima vegetale il microRna: «Si tratta di una sostanza presente in ogni pianta - spiega Viola -. Ne stiamo testando diverse, dall’ortica ai legumi, per creare una banca dati completa, ma non sembra esserci una grande differenza qualitativa. L’importante è la quantità: siamo riusciti a ottenere una resa fino a cento volte superiore a quella che si riteneva possibile».

Monia Zuntini, responsabile Ricerca e sviluppo e socia di Mirnagreen. A fianco, Roberto Viola: ha fondato Mirnagreen dopo anni di lavoro come ricercatore in Gran Bretagna

MirnaGreen riesce a ottenere attualmente un chilo di estratto al mese: è quello che serve per le prime applicazioni in ambito terapeutico e per gli studi sugli effetti ottenuti nelle principali malattie degenerative. La piattaforma tecnologica sviluppata dalla startup ha un’altra caratteristica: ha un approccio alimentare, nel senso che il prodotto finale può essere usato (e certificato) come alimento, privo di sostanze nocive come solventi o pesticidi. L’estrazione avviene con un metodo naturale, non servono sostanze aggressive. «Finora nei laboratori non si è badato molto alla qualità dell’estrazione, per guardare soprattutto alla sequenza del MicroRna. Noi abbiamo intuito che, a fare la differenza, è invece la quantità. Ci sono studi di livello internazionale che riconoscono il microRna vegetale come uno fra i più efficaci immunomodulanti e anti infiammatori, a supporto del sistema immunitario» aggiunge Viola.

MirnaGreen scommette sull’uso di alte dosi del principio così come è (e non come prodotto di sintesi). «Al momento siamo gli unici al mondo ad avere questo genere di produzione. Semi, frutti, fiori: tutti i tessuti vegetali sono adatti all’estrazione perché in tutti, dalle radici al seme, ci sono processi di autoregolazione svolti proprio al MicroRna. Una classe di composti che ha effetti benefici a prescindere dalla sequenza di ciascun vegetale, basta che la quantità sia sufficiente». Sulla variabilità dell’efficacia la startup sta conducendo studi mirati, in vista di un obiettivo: «Better health for everyone», ovvero far diventare il più accessibile possibile, a tutti, una integrazione benefica. Già adesso, per molte persone non è semplice mangiare le cinque porzioni di frutta e verdura consigliate da esperti e organizzazioni internazionali : «Abbiamo stimato che, per massimizzare l’efficacia dei MicroRna contenuti negli alimenti vegetali, sarebbe necessario un consumo quotidiano di circa due chili di frutta e verdura. Un quantitativo molto elevato, e difficile da gestire anche per l’elevata quantità di zuccheri e fibre non consigliabili a tutti e non da tutti tollerati, e la presenza di sostanze che possono creare problemi digestivi. Mirnagreen riesce a ottenere quantità di microRna equivalenti al consumo alimentare di 2 chili di frutta e verdura in un milligrammo di prodotto finito».

Così il MicroRna vegetale diventa un integratore «nel senso che va a integrare quello che nella moderna alimentazione si è perso. Noi vogliamo sviluppare un prodotto di élite, ma largamente accessibile, disponibile in diverse forme: può essere la classica compressa, ma anche un additivo aggiunto in preparazioni alimentari come il pane». Oltretutto, la ricerca più recente indica il MicroRna come una molecola molto stabile. Dopo l’estrazione da biomasse vegetali, un ulteriore passaggio rende ancora più concentrato il liquido ottenuto; ancora, solventi organici e biologici trasformano il liquido in una polvere che è 10mila volte più ricca di contenuto rispetto al punto di partenza.

Lo studio «Plant microRna as novel immunomodulatory agents» ha analizzato l’utilizzo di microRna concentrato in laboratorio contro una malattia autoimmune quale la Eae, sorta di modello della sclerosi multipla per gli esseri umani: un primo esito ha mostrato una riduzione dei sintomi e un rallentamento della progressione della malattia. Ora sono in corso altre due sperimentazioni: per il morbo di Crohn, che colpisce l’intestino, viene utilizzata un’integrazione alimentare di microRna vegetale, mentre per la psoriasi l’uso è topico, con l’aggiunta del principio attivo in pomate. Il brevetto per l’uso terapeutico, del resto, è già stato concesso. «Siamo ancora in una fase di sperimentazione; in ogni caso, il microRna non è un elisir, e questo deve essere ben chiaro - sottolinea Viola -. Tuttavia, può essere un valido contributo scientifico per un’attività benefica di prevenzione».

Parallelamente Mirnagreen lavora sull’approvvigionamento, per arrivare a una produzione nel segno dell’economia circolare: «Abbiamo esaminato i sottoprodotti di diverse lavorazioni, come la sansa di olive (quello che rimane dal processo di estrazione dell’olio ). Uno scarto che può diventare la nostra materia prima, con un vantaggio sia per noi che per il produttore. Un primo accordo è già stato firmato con un frantoio». In una regione come il Trentino -Alto Adige, fra vigneti, mele e produzioni di vini, grappe e succhi di frutta, si apre una fonte di approvvigionamento praticamente infinita: «Significa ottimizzare e aggiungere un passaggio di valore alle produzioni locali» spiega Viola.

MirnaGreen è arrivata a Bolzano dopo avere partecipato a un bando della Provincia. Funziona così: sono previsti finanziamenti alla capitalizzazione di nuove imprese innovative o da costituire, che abbiano un elevato contenuto tecnologico e che creino valore aggiunto in Alto Adige. La dotazione finanziaria è di 1,5 milioni per gli anni 2019-2020-2021, «allo scopo di rendere l’Alto Adige una destinazione interessante per imprese innovative nuove o da costituire e per coloro che hanno come obiettivo lo sviluppo di un’idea innovativa, che deve essere descritta dettagliatamente in un business plan triennale. Sono concessi aiuti compresi tra 40mila e 200mila euro per ogni beneficiario». Fra investitori e business angels, la startup ha già raccolto 800mila euro. E quando arriveranno i fondi provinciali, sarà possibile avviare una produzione di quantitativi maggiori. Perché inventarsi una nuova vita da imprenditore dopo anni nei laboratori di ricerca? «Perché lo sforzo è enorme, ma la soddisfazione è altrettanto grande» sorride Viola.

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