«Il catechismo della Pecora» di Gesuino Némus

Viaggio noir nell’indipendentismo sardo

di Davide Madeddu


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2' di lettura

Maria che sale sul davanzale della scuola, nel suo primo giorno da scolaretta e, proprio quando il maestro spiega l'importanza del precetto scolastico, salta e scappa. Maria che a 14 anni rimane incinta ma non dice il nome del padre del nascituro. Maria che, dopo la maledizione del padre “Che Dio ti uccida Maria”, sparisce e fa perdere le sue tracce. Poi il silenzio. E il mistero che accompagna quella scomparsa e che aleggia su Telévras. Il paese dove vive e da cui va via. Dubbi e incognite che portano in un viaggio lungo quasi mezzo secolo di storia e in cui i miti culturali si intrecciano a quelli politici.

Realtà e fantasia, storia e racconto capaci di intrecciarsi in uno scenario che passa dal banditismo al terrorismo continuando con il pentitismo e il fenomeno della latitanza. Di chi ha deciso di darsi alla macchia. Viaggio che Gesuino Némus percorre e fa percorrere al lettore nel suo Il catechismo della pecora, (edito da Elliot ), seguendo quella strada già intrapresa con “La teologia del cinghiale” (con cui ha vinto il Premio Campiello Opera Prima, il Premio Selezione Bancarella 2016).

E in questo giallo Mariàca Tidònga (Maria) è la figura sempre presente. Sempre in primo piano, anche quando non c'è fisicamente. La madre muore quando lei nasce. Vive con il padre (che si porta appresso qualche problema con la giustizia, per questioni di abigeato) nelle campagne del paese. Abituata a spazi illimitati si trova poi a dover fare i conti con la scuola. C'è il maestro che capisce la sua intelligenza e la aiuta poi per la licenza elementare, i compagni che il primo giorno urlano bee bee.

Il verso della pecora, «l’animale più nobile e buono del creato». E il direttore che cerca di ricomporre e riportare armonia (quando scappa da scuola) senza chiamare i carabinieri. Poi il silenzio e la mamma bambina che, per cinquant'anni, viene quasi dimenticata. Saranno la morte misteriosa del maestro unico Marcellino Nonies prima, e un omicidio poi a squarciare questo silenzio. E, quasi in un rito che riapre armadi e cassetti della memoria, farla rivivere. In uno scenario che intreccia il locale, rappresentato da una sorta di metafora che mette assieme vino e preghiera, “continentali” catapultati in Sardegna e tenaci inquirenti, al globale si racconta uno spaccato che parla di banditismo e latitanti (quelli degli anni 60 e 70), ma anche un'Italia tenuta in scacco dal terrorismo (quella degli anni 70). E uno sguardo a quell'idea di fondo di una terra indipendente. Indipendenza non solo fisica ma anche culturale. Quella che può offrire la cultura e i libri.

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