Comal

Viaggio di sola andata dal nucleare al solare

Da impiantista per l'Enel a costruttrice dei parchi fotovoltaici

di Laura La Posta


2' di lettura

Dal nucleare al solare. Comal si è trovata nell’epicentro di entrambi i terremoti energetici: a Montalto di Castro, il Comune più occidentale del Lazio. E ne ha tratto vantaggio. Là dove doveva essere prodotta l’energia nucleare - il sito in costruzione fu bloccato con il referendum del 1987 - si è sviluppato uno dei parchi fotovoltaici maggiori d’Italia. Le linee ad alta tensione create per il nucleare sono state impiegate per trasportare l’energia prodotta dai pannelli fotovoltaici di cui la campagna della Tuscia è stata cosparsa. Basti pensare che il solo impianto creato dall’americana SunPower si estende su 283 ettari e che, a titolo di paragone, il Principato di Monaco ha un’estensione di 200 ettari. In zona si producono ora ben 400 MW di energia solare e tutta la Tuscia produce almeno 1,4 GigaWatt di energia pulita: un record a livello internazionale.

Comal, che quest’anno compie 30 anni di attività con 25 milioni di fatturato previsto per il 2019 e 70 dipendenti (più circa 200 operativi dei subcontractor), c’era prima, partecipando alla costruzione della centrale nucleare Enel, e c’è adesso, nell’era dell’energia rinnovabile. Settore che ha subito il passaggio dall’euforia degli incentivi al fotovoltaico più generosi del mondo (9 miliardi di oneri in bolletta all’anno) all’abisso della loro fine, nel 2013. Comal ha mantenuto la sua vocazione di azienda specializzata nell’impiantistica energetica e oggi, per il secondo anno, spicca nella classifica Leader della crescita 2020 del Sole 24 Ore e di Statista, scalando oltre 200 posizioni.

«Abbiamo puntato sull’innovazione – spiega il direttore esecutivo Alfredo Balletti - costruendo impianti 4.0, progettando e realizzando un sistema monioassiale su cui installare i moduli fotovoltaici. Mediante il nostro tracker testato in galleria del vento presso l’Università di Perugia abbiamo dato capacità di movimento ai pannelli, consentendo di inseguire il sole come fossero dei girasoli. Il loro movimento è comandato da software e hardware self-powered anch’esso di nostra ideazione. Tutti gli impianti sono controllati da remoto».

La società, che ha quattro soci fra cui l’azionista di riferimento Guido Paolini, ha sofferto della grande crisi impiantistica del decennio scorso: dovette collocare in mobilità parte del personale, «ma non abbiamo avuto contenziosi; con coraggio e caparbietà imprenditoriale abbiamo diversificato le attività, siamo ripartiti assumendo giovani ingegneri, sperimentando innovazioni importanti, certificando i nostri prodotti, partecipando a gare all’estero e acquisendo commesse per i più importanti parchi fotovoltaici in Italia», spiega il direttore amministrativo Francesco Vitale.

«Siamo stati i primi a creare impianti fotovoltaici che raggiungevano la grid parity, ovvero la convenienza economica senza incentivi – racconta Balletti -. Alla fiera Intersolar di Monaco il nostro tracker è molto piaciuto. E ora stiamo sperimentando i pannelli bifacciali,in grado di produrre energia anche dal retro: questo sarà il futuro. E noi ci saremo».

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