Capo Verde

Viaggio a Tarrafal, un luogo ricco di storia tra panorami da cartolina

di Andrea Chimento


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4' di lettura

Oggi luogo turistico di grande fascino, l'arcipelago di Capo Verde (formato da dieci isole di origine vulcanica a circa 500 km al largo delle coste del Senegal) ha una storia interessante che merita di essere ricordata.

La storia
Scoperte nel 1456 da diversi esploratori al servizio del Portogallo (tra questi anche gli italiani Alvise Cadamosto e Antonio De Noli), all'epoca le isole vennero descritte ufficialmente come disabitate, seppur si possa supporre che siano state visitate in precedenza da altri navigatori (la tradizione vuole che secoli prima degli europei abbiano visto transitare arabi e fenici). Sotto il dominio portoghese, Capo Verde divenne ben presto un perfetto scalo per le navi in viaggio tra l'Europa e l'America e uno snodo fondamentale per il commercio degli schiavi africani. Anche Cristoforo Colombo navigò attraverso l'arcipelago durante il suo terzo viaggio transoceanico, sbarcando sull'isola di Boa Vista e descrivendo Capo Verde come un luogo dal nome ingannatore, più arido che verde a dispetto del nome. Caratterizzato da un clima tropicale secco, con temperature costanti nel corso dell'anno intorno ai 25 gradi e da una generale scarsità di precipitazioni, l'arcipelago ha vissuto nei secoli periodi di grave siccità, tra cui si ricorda in particolare quella del 1747, a seguito della quale quasi la metà della popolazione, anche a causa della mancanza di aiuti da parte del governo portoghese, morì.

Nel secolo successivo, non furono solo le condizioni climatiche, ma il declino della tratta degli schiavi a provocare un impatto negativo sull'economia, portando a una massiccia emigrazione degli abitanti di Capo Verde soprattutto verso il New England. Solo nel Novecento, dagli anni Trenta, incominciò a diffondersi, in ambito culturale, una forma embrionale di sentimento nazionale e nel 1956 nacque il primo movimento nazionalistico; ma Capo Verde ottenne l'indipendenza dal Portogallo soltanto nel 1975, e il Paese fu governato da un solo partito fino al 1991, quando lo Stato indipendente ebbe finalmente le sue prime elezioni. Un anno dopo venne adottata l'attuale bandiera, di colore blu (per simboleggiare l'oceano) con due strisce bianche (la pace) e in mezzo a queste una rossa (l'impegno per la costruzione della nazione): sopra di esse dieci stelle che formano un cerchio e rappresentano le dieci isole principali dell'arcipelago.

Le mete turistiche
Tra queste, le più note per il turismo sono probabilmente quelle di Sal e Boa Vista, mentre l'isola di Santiago è diventata più celebre perché al suo interno si trova Praia, la capitale dello Stato. Eppure è proprio su quest'ultima isola che, lontano dai “riflettori” della capitale, si trova un luogo magico come Tarrafal, situato a circa 75 km dalla stessa Praia.

Città costiera, Tarrafal ha spiagge magnifiche, circondate da calette contrassegnate da panorami dai colori intensi, che uniscono la trasparenza dell'acqua, il bianco colore della sabbia e le rigogliose colline sullo sfondo. Accolti da abitanti dall'animo ospitale e che si dedicano prevalentemente alla pesca (infatti sono i piatti di mare quelli più gustosi da assaporare), nella zona si possono trovare angoli quasi incontaminati, dove potersi rilassare al sole, soprattutto durante il tramonto: nei momenti di maggiore limpidezza, dalle spiagge si vede la sagoma del vulcano Pico, situato nell'isola di Fogo, che si trova di fronte a Tarrafal. Qui grazie alla fortissima presenza del vento, i surfisti trovano uno degli spazi più adatti a dare sfogo alla propria passione, mentre chi è in cerca di luoghi più tranquilli può optare per spiagge e acque protette dalle golette. Il consiglio, però, è quello di fermarsi anche dopo il calare del sole, quando il buio della notte mostra un magnifico panorama stellato.

    Per chi ama le escursioni, una menzione speciale merita il paesaggio montuoso della Serra Malagueta, che supera i 1000 metri d'altezza. Il tutto con un sottofondo di musica latina o caraibica capace di aver unito con armonia tradizioni africane e influssi della dominazione portoghese (la lingua ufficiale è il portoghese, ma il creolo, è molto diffuso).

    Il Museo della Resistenza
    Curiosamente, però, Tarrafal non è soltanto un luogo di sole, mare, gite e panorami da cartolina, ma anche uno spazio ricco di storia, dove è possibile visitare il famoso campo di prigionia istituito dal dittatore portoghese António de Oliveira Salazar nel 1936. Qui vennero internati dei civili, eversivi e oppositori del regime, esiliati e reclusi in un luogo molto lontano dalla penisola iberica. Venne tristemente soprannominato “O campo da morte lenta” e strutturato nel corso degli anni come un vero e proprio campo di concentramento nazista dove, a causa delle pessime condizioni in cui si trovarono, morirono numerosi prigionieri politici. Nel 1954 venne chiuso e sgomberato, ma solo temporaneamente: nel 1961 torna a popolarsi di ribelli anticoloniali e soltanto dopo la fine della dittatura portoghese è stato definitamente chiuso. Oggi è un Museo della Resistenza dove è possibile avere un'accurata testimonianza storica di quanto avvenuto in quello spazio di morte e sofferenze. Nel 2006 il World Monuments Found l'ha incluso nel World Monuments Watch tra i 100 luoghi al mondo da conservare e sostenere per la loro importanza storica.

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