tecnologia

Vibrazioni rilevate in tempo reale per dare l’allarme

La torinese Arcos registra e interpreta i dati del vento e del traffico pesante

di Raoul de Forcade

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La torinese Arcos registra e interpreta i dati del vento e del traffico pesante


3' di lettura

Il sistema di monitoraggio del nuovo ponte sul Polcevera sarà perfino in grado di stabilire, analizzando le vibrazioni della struttura e interpretandone l’intensità, la frequenza e la causa, di stabilire se, in che misura e in che punto, queste stiano recando danno al viadotto. A creare un simile sistema di analisi, che interpreta le misurazioni dei 50 accelerometri installati sul ponte dal Cetena (gruppo Fincantieri), è Arcos, azienda nata nel 2003 come startup del Politecnico di Torino e divenuta rapidamente un’eccellenza nel risolvere problemi complicati e non convenzionali in ingegneria civile. Fondatori ne sono l’attuale vicerettore del Politecnico, Bernardino Chiaia, e altri due soci, anche loro docenti universitari e ingegneri strutturisti: Giuseppe Ferro e Giulio Ventura. In un secondo tempo sono entrate in società Cristina Zannini (architetto) e Stefania Marello (dottore di ricerca in geotecnica). Affiancano questo nucleo altri collaboratori, normalmente da cinque a dieci, e alcuni tirocinanti.

«La società – spiega Chiaia – è rimasta volutamente piccola. Realtà più grandi ci hanno fatto avance, proponendoci di crescere con loro. Ma abbiamo voluto restare come siamo per concentrarci sull’innovazione e la ricerca di qualità. Noi, infatti, non facciamo progettazioni civili ma cerchiamo di andare in consulenza con aziende più grandi». Tra queste Cetena, Aspi e Anas.

Per quanto riguarda il ponte di Genova, «stiamo mettendo appunto – afferma Chiaia – un sistema di controllo attivo delle vibrazioni, collegate soprattutto a traffico pesante e vento. Leggendo i dati che riportano i sensori su accelerazioni e spostamenti, saremo in grado di dire, al gestore del ponte, che in un determinato giorno, ad esempio, è passato un certo numero di camion da tot tonnellate e che tutto è andato bene. Ma se invece si rilevasse un’anomalia, potremo non solo inviare segnali di warning ma anche indicare dove si riscontra esattamente il problema che ha fatto scattare l’allarme. Non si tratta di un processo semplice, perché bisogna essere capaci di rilevare e interpretare anche numeri che indicano variazioni minime, di pochi millimetri, e che tuttavia potrebbero diventare problematiche per un ponte. Ovviamente questo sistema funziona anche sull’attività sismica: se ci fosse un terremoto, saremmo in grado di dire subito se le scosse hanno provocato, o meno, danni al viadotto».

Il know-how di Arcos, come è facile immaginare, non si applica soltanto ai ponti autostradali. «È stato tra 2016 e 2017 – racconta Chiaia – che abbiamo messo a punto il monitoraggio attivo delle strutture. Al posto del tradizionale controllo con sensori e dati non interpretati, abbiamo pensato ci volesse un computer in grado di analizzare in tempo reale le misurazioni fornite. Un sistema che adesso abbiamo arricchito con l’intelligenza artificiale. Con Rfi, ad esempio, stiamo studiando un sistema che compara viadotti ferroviari simili tra loro e, attraverso algoritmi di machine learning, riesce a individuare anomalie. Sempre tramite l’utilizzo dell’intelligenza artificiale abbiamo elaborato una metodologia relativa al rischio sisimico degli impianti industriali, che abbiamo applicato nelle raffinerie Eni. Si tratta di siti complessi, per i quali abbiamo creato una modellazione predittiva, certificata poi da Vigili del fuoco. Negli Emirati Arabi, invece, ci siamo occupati della sabbia che, finendo sul ballast (la massicciata, ndr) della ferrovia, mina la stabilità dei binari. Abbiamo studiato la questione e abbiamo inventato piccoli deflettori da vento che non consentono alla sabbia di depositarsi nei punti critici».

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