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Vicenza, doppio femminicidio-suicidio: uomo uccide la ex e la compagna

Zalatan Vasiljevic ha assassinato la ex convivente e la sua attuale fidanzata per poi togliersi la vita. Nella sua auto rinvenute armi ed esplosivi

Aggiornato il giorno 9 giugno 2022, ore 07:56

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3' di lettura

Due femminicidi, una violenza feroce che ha armato la mano di un uomo diventato l’assassino della sua ex, dell’attuale fidanzata per poi uccidersi. Un copione già visto nella tragica e ripetitiva casistica dei femminicidi ma che in questa volta ha visto ben due vittime cadute sotto la violenza dell’uomo al quale erano o erano state legate. L’epilogo di ore di sangue si è consumato nel pomeriggio in una piazzola della Tangenziale Ovest di Vicenza: l’uomo infatti dopo avere ucciso in strada l’ex a colpi di pistola è fuggito in auto con l’attuale compagna e in quell’auto, dove è stato trovato l’esplosivo, ha scelto il finale di sangue.

Il primo femminicidio

Una vicenda che ha allarmato e colpito la città, mobilitando le forze dell’ordine, con ricerche anche da parte dei corpi speciali, svolte per ore nei boschi intorno ai Monti Berici. Il primo delitto avviene in mattinata, nel quartiere Gogna, una zona boscosa a Sud di Vicenza: è qui che una donna trova a terra, in una pozza di sangue, il corpo di Lidia Miljkovic, 42 anni, di origini serbe e residente a Schio. Doveva prendere servizio come domestica in una delle villette della zona, dopo aver accompagnato a scuola la sua figlia più piccola, di 13 anni. L’assalitore ha atteso che scendesse dalla sua auto e l’ha colpita con numerosi colpi di pistola, forse sei, lasciandola agonizzate sull’asfalto. Alcuni abitanti hanno sentito i colpi, ma anche un paio di esplosioni, mentre una vettura si allontanava di corsa.

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La caccia all’uomo

Sul posto sono stati chiamati gli investigatori della Questura, e subito la pista seguita è stata quella del femminicidio. Lidia era perseguitata da anni dall’ex compagno, Zalatan Vasiljevic, bosniaco, con cui aveva convissuto ad Altavilla Vicentina fino al 2019, quando denunciò l’uomo per maltrattamenti e lo fece arrestare. Si era quindi trasferita con i figli a Schio, nella casa dei suoi genitori. Pare che mercoledì 8 giugno mattina i due si sarebbero dovuti incontrare per andare da un avvocato a sistemare alcune questioni legate alla loro ex abitazione, e forse l’appuntamento era stato fissato al quartiere Gogna, dove però Zlatan è arrivato con l’intenzione di uccidere. Il Questore di Vicenza, Paolo Sartori, ha subito coordinato la «caccia all’uomo» chiedendo rinforzi importanti, viste le testimonianze che riferivano di due esplosioni. Ha così chiesto l’intervento per le ricerche di un elicottero e dei reparti speciali, assieme a Polizia e Polizia ferroviaria, per pattugliare la zona boschiva che si trova ai piedi di Monte Berico, e via via tutta la Provincia di Vicenza, fino alla vicina linea Fs e all’autostrada A4 Venezia-Milano.

L’omicidio-suicidio

Sono state almeno quattro ore di tensione intorno al capoluogo berico, con un epilogo che ha aggiunto tragedia alla tragedia. Intorno alle ore 16 una pattuglia ha notato un’automobile ferma in una piazzola di sosta lungo la Tangenziale Ovest della città, parallela alla A4, in zona Campedello, a pochi chilometri dal luogo del primo delitto. Gli agenti si sono avvicinati, e hanno fatto un’altra macabra scoperta: dentro c’erano due cadaveri, uno era quello di Zlatan, e al suo fianco quello di una donna, poi identificata come la sua attuale compagna, una giovane venezuelana. La vettura era carica di valigie, segno che i due avevano l’intenzione di fuggire, ma qualcosa poi probabilmente è andato storto.

Il mistero delle armi

L’ipotesi più probabile è che l’omicida abbia sparato alla nuova convivente, e poi alla fine abbia rivolto l’arma contro se stesso, togliendosi la vita. Le «teste di cuoio» hanno rotto i finestrini per controllare l’interno e hanno visto alcune granate, probabilmente come le due fatte esplodere da Vasiljievic durante la fuga dal primo delitto, per cui si è reso necessario l’intervento degli artificieri. L’arteria stradale, trafficatissima nelle ore pomeridiane, è stata subito chiusa così come la corsia in direzione di Milano della A4 per consentire le operazioni di rimozione delle bombe e la messa in sicurezza dell’area. Saranno le indagini ad accertare come il killer si sia potuto procurare armi ed esplosivi così letali, nonostante i suoi precedenti di violenza e maltrattamenti in famiglia.

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