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Vicepresidenze e capigruppo, una sfida per il nuovo Parlamento

Martedì 18 ottobre i gruppi parlamentari di deputati e senatori eleggeranno i loro rispettivi presidenti, mentre mercoledì 19 le due Aule (la Camera alle 14, il Senato alle 15) voteranno a scrutinio segreto per i rispettivi uffici di presidenza (quattro vicepresidenti, tre questori ed otto segretari d’Aula per ciascun ramo)

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La settimana che si apre potrebbe raccontare qualcosa di più sui nuovi equilibri parlamentari, dopo le elezioni 25 settembre che hanno sancito l’affermazione del centrodestra, con l’attribuzione delle altre “caselle di vertice” di Camera e Senato. I prossimi giorni potrebbero risultare cruciali anche per la formazione del nuovo governo, con l’avvio delle consultazioni al Quirinale.

La partita per i capigruppo e i componenti dell’ufficio di presidenza

Martedì 18 ottobre i gruppi parlamentari di deputati e senatori eleggeranno i loro rispettivi presidenti, mentre mercoledì 19 le due Aule (la Camera alle 14, il Senato alle 15) voteranno a scrutinio segreto per i rispettivi uffici di presidenza (quattro vicepresidenti, tre questori ed otto segretari d’Aula per ciascun ramo). Quindici alla Camera e quindici al Senato dunque: questi parlamentari, insieme con i rispettivi presidenti, reggono le sorti di Palazzo di Montecitorio e di Palazzo Madama. Tutti hanno a disposizione un ufficio e collaboratori pagati dalla Camera di appartenenza e, alla bisogna, possono utilizzare un’auto blu per svolgere funzioni istituzionali fuori dal Palazzo. Al Senato l’ufficio di presidenza si chiama “Consiglio di Presidenza”. Posti ambiti, dunque, che pesano nel “sudoku” che Giorgia Meloni è impegnata a completare nei primi giorni della settimana con i suoi alleati di centrodestra per formare la squadra di governo.

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I questori

Ma sono i questori i veri “golden boys” dell’organismo parlamentare. Hanno il compito di «curare collegialmente il buon andamento dell’Amministrazione, vigilando sull’applicazione delle relative norme e delle direttive del Presidente». Di fatto, con il loro Collegio sono una sorta di Cda chiamato a decidere le spese e ad elaborare annualmente il progetto di bilancio interno, che è sottoposto successivamente all’esame dell’Ufficio di Presidenza e viene poi discusso e approvato dall’Assemblea. Oltre che occuparsi delle spese, i questori sono i responsabili del mantenimento dell’ordine nelle sedi della Camera e del Senato. Sono loro, ad esempio, ad ordinare ai commessi di far uscire dall’Aula i parlamentari che vengano espulsi dal presidente, e sono sempre loro a garantire la sicurezza (avvalendosi degli assistenti parlamentari, poichè la forza pubblica non può entrare in nessun caso nelle sedi del Parlamento senza autorizzazione del presidente).

Il Terzo Polo rischia di rimanere fuori dalle nuove nomine

Il puzzle, già complicato di suo viste le divisioni in entrambi gli schieramenti, è reso ancora più difficile dal cosiddetto “voto limitato”. I regolamenti, infatti, permettono a ciascun parlamentare di esprimere solo la metà delle preferenze rispetto ai posti a disposizione per ciascuna delle cariche, in maniera da tutelare la possibilità per le opposizioni di essere rappresentata negli organi di vertice del Parlamento. Obiettivo, questo, che potrebbe essere difficile da centrare nel centrosinistra, ove Pd e M5S potrebbero lasciare a bocca asciutta il Terzo Polo, cui cederebbero solo le giunte di garanzia di Camera e Senato: prospettiva che non va proprio giù a Matteo Renzi, il quale minaccia di chiedere per sé la presidenza del Copasir, poltrona cui il Pd tiene tantissimo e per la quale vede in corsa Lorenzo Guerini ed Enrico Borghi. Oltretutto, se il centrodestra fosse compatto potrebbe anche fare il pieno di posti.

La corsa per le vicepresidenze dei due rami del parlamento

Per quanto riguarda le vicepresidenze, alla Camera il Pd vedrebbe in corsa Alessandro Zan, “padre” del ddl sul contrasto all’omofobia, e Nicola Zingaretti; il M5S punterebbe sulla “contiana” Chiara Appendino o sul “fichiano” Sergio Costa. Fi non ha ancora scoperto le carte, ma punta a una compensazione dopo l’esclusione dalle presidenze delle Camere ed ha in pista Giorgio Mulè ed Alessandro Cattaneo, mentre Fdi vorrebbe Edmondo Cirielli o Tommaso Foti: quest’ultimo ha avuto venerdì in Aula a Montecitorio un incontro con Giorgia Meloni finito con un caloroso applauso notato dalla tribuna stampa. Al Senato, Forza Italia spingerebbe su Maurizio Gasparri o Licia Ronzulli, per cui sembra tramontata la prospettiva di entrare al governo, ed il Pd sulla riconferma di Anna Russomando, mentre il M5S indicherebbe Stefano Patuanelli. La Lega punta su Andrea Ostellari. A Palazzo Madama, poi, il Pd vorrebbe per Bruno Astorre il posto da questore. Tuttavia, per avere le idee più chiare, a Palazzo Madama bisogna davvero attendere la costituzione dei gruppi: il nuovo regolamento, infatti, impone le dimissioni dal Consiglio di presidenza del componente ove egli cambi gruppo durante la legislatura, per cui i conti van fatti davvero bene.

... e quella per i capigruppo

Quanto ai capigruppo, nel Pd si pensa per Montecitorio ad Anna Ascani e a Valeria Valente per il Senato. Conferme in vista nel M5s, con Francesco Silvestri e Maria Domenica Castellone. Anche in FdI lo status quo potrebbe tenere, con Francesco Lollobrigida e Luca Ciriani. Nebbia fitta in Forza Italia, mentre nel terzo polo i giochi sono già fatti per i capigruppo: sono stati proposti Raffaella Paita (Iv) al Senato e Matteo Richetti (Azione) alla Camera. Continuità anche nella Lega che, oltre a Riccardo Molinari a Montecitorio, punterebbe a riconfermare al Senato Massimiliano Romeo. Infine Alleanza Verdi e Sinistra (Avs). Al Senato la componente del Misto verrebbe presieduta da Ilaria Cucchi; alla Camera a guidare il gruppo potrebbe essere Filiberto Zaratti, o Luana Zanella o Marco Grimaldi.

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