le modelle traslocano

Victoria’s Secret cancella lo storico show in tv: «Dobbiamo evolverci»

di Chiara Beghelli

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3' di lettura

Come accade con piante e animali, quando le condizioni dell’ecosistema mutano, l’evoluzione diventa necessaria. Anche per Victoria’s Secret sta accadendo la stessa cosa: al centro, ormai da tempo e pr diversi motivi, di una crisi (il titolo dell’azienda che lo controlla, L Brand, negli ultimi 12 mesi ha perso oltre il 30%), per compiere un necessario passo evolutivo il marchio ha deciso di dire addio al suo storico show, lanciato nel 1995 e trasmesso in tv dal 2001.

«La moda è un business di cambiamento e bisogna cambiare ed evolvere per crescere», recita esplicitamente una nota inviata lo scorso venerdì dal presidente Les Wexner a tutti i dipendenti del marchio: «Nei mesi scorsi abbiamo detto che lavoreremo per dare un nuovo corso a ogni aspetto del nostro business. Abbiamo deciso di ripensare il tradizionale Victoria’s Secret Fashion Show e guardando avanti crediamo che la trasmissione via tv non sia adatta».
Wexner ha aggiunto che si sta lavorando a «un nuovo tipo di evento, in modi che spingeranno i confini della moda nell’era digitale globale», senza dare ulteriori dettagli.

Lo show tv di Victoria’s Secret era stato uno degli eventi tv degli anni 2000, ma l’anno scorso la sfilata trasmessa dalla Abc è stata vista da appena 3,3 milioni di spettatori, rispetto ai 12 del 2001. Certamente la tv stessa è oggetto di un’evoluzione radicale, operata dalle tecnologie digitali e dal cambiamento delle abitudini di fruizione, sempre più su piattaforme online. Ma se lo show di Victoria’s Secret è in crisi, non è certamente solo per motivi legati al broadcasting.

Dopo aver definito l’estetica dominante del “sexy”, lanciando anche icone delle passerelle come Gisele Bündchen, Tyra Banks, Alessandra Ambrosio, Heidi Klum e Adriana Lima, il marchio non ha saputo intercettare un cambiamento che oggi è sotto gli occhi di tutti, nel mondo della moda: quello verso l’inclusività, il “new normal”, un progressivo distacco da modelli di fisicità univoci e irraggiungibili dalle più. Come invece hanno saputo fare la linea Aerie di American Eagle Oufitters, aperta alle taglie più alte, o la Savage x Fenty di Rihanna , il cui enorme successo ha sostenuto la cantante-imprenditrice nel lanciare il suo più ampio progetto fashion, che vedrà la luce nella dorata culla Lvmh.

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Lo scorso novembre Edward Razek, capo del marketing di L Brands e inventore dello show, aveva suscitato molte polemiche per aver detto, durante un’intervista a Vogue, che lo show non avrebbe mai ospitato modelle dalle taglie plus o transgender, perché non erano adatte a uno show «di fantasia». Un’affermazione a dir poco imprudente nell’epoca del#MeToo e in uno dei Paesi oggi più sensibili su questi temi. Tanto che poco dopo la stessa ceo di Victoria’s Secret, Jane Singer, rassegnò le dimissioni.

La nuova collezione swimwear di Victoria’s Secret

L o storico marchio di lingerie è stato fondato nel 1977 a Columbus, Ohio, da Roy Raymond e quando fu rilevato nel 1982 da L Brands aveva sei negozi e un milione di dollari di fatturato. All’inizio degli anni Novanta aveva raggiunto 1 miliardo di dollari e 350 negozi, fino a raggiungere i 7,7 miliardi di ricavi nel 2006, sotto la guida della ceo Sharen Jester Turney. Quando lei se andò, nel 2016, iniziò il declino delle vendite.

Fra 2016 e 2018, le quote di mercato di Victoria’s Secret nel segmento della lingerie statunitense sono calate dal 33% al 24%, alimentate da scelte rivelatesi poi azzardate, come quella di eliminare la linea swimwear, che ha portato a una perdita stimata di 500 milioni di dollari. E che infatti è stata rimessa in vendita a partire da marzo. Sempre a marzo L Brands ha diffuso il suo ultimo report, annunciando la chiusura di 53 negozi entro il 2019, a fronte di una media di 15 negli ultimi anni. Se chiudere anche lo show in tv sarà stata una scelta opportuna lo decideranno le leggi dell’evoluzione, dure anche per la moda.

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