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Victoria’s Secret, al fondo Sycamore la maggioranza del colosso della lingerie Usa

L Brands cede il 55% della società, valutata 1,1 miliardi di dollari, al fondo di private equity. L’obiettivo è rinnovare l’azienda e rilanciare il brand, uscito da un anno difficile

di Marta Casadei

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(AFP)

L Brands cede il 55% della società, valutata 1,1 miliardi di dollari, al fondo di private equity. L’obiettivo è rinnovare l’azienda e rilanciare il brand, uscito da un anno difficile


2' di lettura

Dopo un 2019 difficilissimo - partito con l’annuncio della chiusura di 53 negozi e finito con l’annullamento dello storico show degli Angeli - e un 2020 cominciato con un’inchiesta del New York Times che raccoglieva le accuse di misoginia e abusi mosse dalle top model allo storico chief marketing officer Ed Razek, Victoria’s Secret è protagonista di un importante cambio nell’assetto societario: L Brands ha ceduto la maggioranza (55%) delle azioni dell’azienda di lingerie Usa al fondo di private equity Sycamore Partners.

L Brands manterrà la quota di minoranza (45%) dell’azienda, che sarà trasformata in una società privata (cui faranno capo Vs Lingerie, Vs Beauty e Pink) ed è stata valutata 1,1 miliardi di dollari, pari a circa 900 milioni di euro. Quando Leslie Wexner, fondatore di L Brands oggi 82 enne, la rilevò, nel 1982, la pagò un milione di dollari.

Il passo indietro del ceo Wexner
La cessione delle quote di maggioranza è stata per Wexner - l’uomo che ha portato al successo il brand, fondato nel 1977 da Roy Raymond - anche l’occasione di uscire di scena: ha lasciato la carica di presidente e ceo di L Brands, assumendo quella di presidente emerito e mantenendo una posizione nel consiglio di amministrazione. L’imprenditore è stato citato nella già menzionata inchiesta del New York Times, uscita ai primi di febbraio: non solo sarebbe stato a conoscenza degli atteggiamenti di Reznik, ma in più di un’occasione sarebbe stato sentito «avvilire le donne» egli stesso.

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Un futuro più inclusivo
Con le redini in mano a Sycamore Partners - fondo specializzato in investimenti consumer e retail - l’azienda di lingerie proverà a ribaltare le proprie sorti, aumentando la componente esperienziale nei negozi e lavorando sulle vendite online.

Forse cercherà di abbracciare un’idea di bellezza meno standardizzata e più in linea con i valori contemporanei di inclusività e body positivity. Allontanandosi dall’immagine misogina e “limitata”nelle vedute che i manager hanno contribuito a dipingere: nel 2018 proprio Edward Razek, che nel suo ruolo di direttore marketing è stato tra gli inventori della sfilata, aveva detto in un’intervista al New York Times che le modelle transessuali non avrebbero dovuto essere scelte per lo show di Victoria’s Secret. La prima della “squadra”, Valentina Sampaio, è stata ingaggiata in azienda nel 2019, dopo l’addio di Razek.

Obiettivo turnaround
Il fatto di non stare al passo con i cambiamenti sociali, ha avuto un impatto negativo sul business di Victoria’s secret che, invece, negli anni ’90 e nella prima decade degli anni Duemila registrato un vero e proprio boom diventando il primo retailer di lingerie negli Usa: nel terzo trimestre 2019 Victoria’s secret ha registrato complessivamente ricavi per 1.412,2 milioni di dollari, in calo rispetto ai 1.528,8 dello stesso periodo dell’anno precedente e ha chiuso 38 negozi (su oltre 900). Tra 2016 e 2018, inoltre, il marchio ha perso una quota di mercato importante nel segmento lingerie Usa, passando dal 33% al 24 per cento.

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