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Videogiochi, con Death Stranding nasce una nuova fantascienza

Il nuovo gioco di Hideo Kojima rilancia un genere che ha avuto alti e bassi nel panorama videoludico. Vi raccontiamo perché Death Stranding è diverso

di Francesco Serino


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3' di lettura

Solitamente il videogioco è derivativo, si costruisce un'identità raccogliendo senza farsi problemi idee e situazioni già viste sul grande schermo. Il popolare Resident Evil altro non è che il classico B-Movie con gli zombie, mentre il più recente ha provato a trasformare in videogioco lungometraggi cult come Non aprite quella Porta; non esiste poi gioco di guerra ad alto budget che non abbia rubato qualcosa a Salvate il soldato Ryan. Lo stesso Hideo Kojima, l'autore di Death Stranding, come tutti gli sviluppatori attivi fin dagli Ottanta, ha creato la serie Metal Gear ispirandosi palesemente gli action hero americani dell'epoca: non è certo un caso che il protagonista si chiami Snake, proprio come il personaggio interpretato da Kurt Russell nella versione originale del film Fuga da New York, e che in copertina fattezze e posizione siano copiate da Michael Biehn proprio come appare sulla locandina di Aliens - Scontro Finale.

Oggi il medium è maturato un bel po' rispetto alle origini, e le brutte copie dei volti hollywoodiani sono state lentamente sostituite dagli originali. Va da se che un attore di prima fascia richiede necessariamente di una sceneggiatura all'altezza, cosa non sempre possibile perché al contrario di un film, un videogioco deve appunto essere giocato, e offrire una chiara idea di divertimento al suo potenziale pubblico. Per dare un respiro cinematografico più marcato ai suoi prodotti, Rockstar Games sta per esempio limando sempre di più la libertà dei suoi gameplay, problema che abbiamo riscontrato in passato anche in alcuni giochi firmati dallo stesso Kojima. Death Stranding riesce invece a far combaciare questi due mondi speculari che, in piena chiralità, ovvero uno dei concetti alla base di questo gioco, fino ad oggi sono stati speculari ma non sovrapponibili.

La fantascienza di Kojima
Il risultato è una tela intessuta con rara perfezione, capace di unire in un unico grande schema ogni aspetto di questa opera crossmediale, perché forse è proprio di questo che stiamo parlando. Il Death Stranding gioco è il Death Stranding storia, ambientazione, personaggi, al punto che pur soffermandosi su un singolo aspetto, si finisce inevitabilmente nel tirare in ballo gli altri. Death Stranding è un unico granitico blocco che proietta una fantascienza estrema, in grado di sovvertire regole e piani dimensionali senza mai rinunciare a un potente legame umano. Hideo Kojima, visionario giapponese oramai quasi sessantenne e in piena maturità artistica e creativa, mette in scena il risultato di un cataclisma metafisico che ha permesso al mondo dei morti di specchiarsi in quello dei vivi, cristallizzando un'umanità schiava delle endorfine provocate dai social “like”. Bambini appena nati e mai nati funzionano da ponti radio in grado di unire queste realtà, di anticipare le mosse dei fantasmi che popolano le lande desolate del gioco, e permettendo al protagonista di continuare a rinforzare i legami tra i pochi sopravvissuti al traumatico evento. È una costruzione complessa, psicologicamente violenta, che si appoggia a un'immaginario visivo di una forza primordiale, dal sapore finalmente nuovo. Nella sua dualità, il gioco di Hideo Kojima è sia inizio che fine, genesi di una nuova civiltà che prova a ripartire da quello che sembra a tutti gli effetti un perpetuo stato di pre-morte. Lo fa affidando il suo futuro al ruolo più prominente del nostro presente: il corriere, ovvero l'umanità che bussa alla porta di vite sempre più connesse e solitarie, di indivanati cronici e di hikikomori fragili.

La cosmologia di Death Stranding
Ma quello di Death Stranding è un puzzle che inizia a giocare con gli utenti partendo fin dal suo titolo. Death Stranding, morte spiaggiata, ma la parola stranding può assumere diversi significati, persino trasformarsi del tutto: se troncata in strand, diventa per esempio filo, e come tutti gli intrecci più complessi questo gioco ne ha molteplici, per esempio quelli che legano i diversi giocatori, destinati a tracimare l'uno nella partita dell'altro senza mai incontrarsi davvero. E fili ricordano i sentieri che man mano tutti gli utenti contribuiranno a creare sulla mappa, esattamente come fecero i primi animali a camminare sulla Terra in percorsi naturalmente obbligati, sentieri poi divenuti strade ed autostrade: arterie vitali della società. Non si tratta nemmeno di voli pindarici, è Death Stranding stesso a svelare le sue carte, la sua profondità, attraverso i numerosi documenti a cui accedere, ai richiami al nostro presente.

L'ironia di Kojima
Death Stranding è videogioco, cinema, messaggio e divertimento, perché per fortuna sa anche prendersi in giro da solo. E la somma di ogni suo successo ci porta a un risultato netto: ci troviamo davanti a uno dei prodotti culturali più originali e sfaccettati che l'industria dell'intrattenimento, quindi non solo quello elettronico, oggi può offrire.

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