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Videogiochi, ecco Star Citizen, tutta la storia di un crowdfunding da record

Racimolare oltre 340 milioni di dollari vendendo astronavi immaginarie? Sembrava impossibile, prima di Star Citizen.

di Francesco Serino

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5' di lettura

Racimolare oltre 340 milioni di dollari vendendo astronavi immaginarie? Sembrava impossibile, prima di Star Citizen. Eppure è ciò che è riuscito alla Cloud Imperium, software house che nasce con un obiettivo interessante ma modesto, che negli anni è cresciuto a dismisura fino a puntare là dove nessuno è mai giunto prima... citare Star Trek in questo caso è un obbligo. L'avventura inizia nel 2012, quando Chris Roberts, dopo una breve parentesi come produttore cinematografico (Lord of War, Slevin Patto Criminale), decide di tornare nel mondo dei videogiochi provando a sviluppare il seguito spirituale del suo più grande successo passato: Wing Commander.

Wing Commander è stato uno dei titoli più famosi degli anni '90, e uno dei primi progetti che, sfruttando le capacità dei neonati CD-ROM, cercò di convincere attori di prima fascia a comparire in un videogioco. E ci riuscì: in Wing Commander III del 1994 compaiono Mark Hamill, John Rhys-Davies, Malcom McDowell, oltre a una pornostar in incognito molto in voga in quegli anni: Ginger Lynn.

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Il gioco era abbastanza classico come struttura: trama e missione, trama e missione, fino allo scontro finale con i malvagi Kilrathi. Star Citizen sarebbe dovuto essere proprio questo, nient'altro che questo, ma visto l'interesse crescente del pubblico ben presto il progetto prese due strade diverse. L'idea iniziale, il Wing Commander di nuova generazione, venne così ribattezzato Star Citizen Squadron 42, mentre da una costola del progetto originale iniziò a prendere forma uno Star Citizen per certi versi totalmente diverso, e molto più avveniristico, chiamato Star Citizen Persistent Universe.

Dopo dieci anni, Nessuno dei due Star Citizen è ancora completo, e il secondo potrebbe addirittura non esserlo mai, anche se questo non significa quel che poteva significare anni fa: un progetto come quello che ha in mente Chris Roberts è infatti uno di quelli destinati a crescere fino a quando avrà un pubblico, un universo a tutti gli effetti in continua espansione. E i soldi? Inizialmente Star Citizen si è avvalso della piattaforma Kickstarter, dove ha subito raccolto un enorme successo, ma successivamente è stato costretto a trovare nuove formule per continuare a pompare fondi nei diversi team di sviluppo, sparsi in tutto il mondo, che si occupano della sua crescita.

Star Citizen: Assault on Stanton – Incoming Threat

Da qui, l'intuizione: vendere astronavi che per diversi anni non è stato possibile nemmeno guidare, ma solo ammirare in un hangar virtuale. E la strategia ha funzionato, eccome se ha funzionato: nel gennaio del 2021, Cloud Imperium ha rivelato di aver raccolto attraverso questa peculiare forma di crowfunding più di 340 milioni di Dollari, rendendo. Un vero e proprio record (è il secondo crowdfunding più di successo nella storia) che ha permesso a Star Citizen di crescere, attirando nel frattempo anche feroci critiche.

C'è chi lo accusa di essere una delle più diaboliche truffe del mondo dei videogiochi, descrivendo i finanziatori come polli da spennare, ma quanto c'è di vero? Non c'è alcun dubbio che soprattutto nei primi anni sono stati commessi enormi errori, di organizzazione come di scelte tecniche che hanno portato la Cloud Imperium a ripartire praticamente daccapo con un nuovo motore grafico; inoltre la nascita di Star Citizen Persistent Universe non era inizialmente nei piani, quindi coloro i quali si sarebbero accontentati del solo Squadron 42 hanno avuto diversi buoni motivi per sentirsi raggirati. Ma dieci anni sono davvero tanti per un progetto così grande? Forse no. Per esempio, Rockstar Game ne ha impiegati sette per finire Red Dead Redemption 2, e parliamo di una software house già esistente e alle prese con un genere che ha contribuito a creare. Cloud Imperium è partita praticamente da zero, e con l'obiettivo di realizzare qualcosa che semplicemente non è mai stato fatto prima.

L'universo persistente di Star Citizen è infatti un progetto che prova a regalare a tutti i suoi sostenitori un'esperienza davvero speciale: una vera e propria vita alternativa in una galassia realizzata con una cura al dettaglio mai vista su questa scala. Tutto questo su server in grado, anche in questo caso grazie a una tecnologia avveniristica, di far interagire tra di loro centinaia di utenti contemporaneamente. Niente è prestabilito in Star Citizen e quasi tutto è affidato a un lungo elenco di simulazioni che, esattamente come in un'orchestra, collaborano per creare una sinfonia che in questo caso è un universo impeccabile ed estremamente credibile. Scalando le montagne del pianeta Microtech, per esempio, la temperatura si farà sempre più rigida, trasformando in tempo reale le gocce di una pioggia torrenziale in morbidi cristalli di neve. Le stesse tempeste si muovono sulla superficie in modo meteorologicamente realistico, anticipando il loro arrivo con un vento sempre più forte che renderà in alcuni casi difficile anche lo spostamento a piedi. Mentre in altri giochi spaziali ogni pianeta è composto quasi esclusivamente da un solo tipo di bioma, quelli di Star Citizen sono costruiti utilizzando un sistema procedurale estremamente complesso, in modo da garantire una varietà mai vista prima.

Nell'universo persistente di Star Citizen è possibile lavorare come minatori, cacciatori di taglie (anche di altri giocatori che avranno commesso dei crimini), medici, soldati, e le missioni saranno create e offerte ai diversi “abitanti delle stelle” in base alla loro fama e ai loro equipaggiamenti. Solo alcune parti di queste meccaniche sono già state implementate, ma negli ultimi due anni lo sviluppo è finalmente entrato nel vivo, accelerando in modo consistente. Il problema, anche se solo per alcuni lo è, è che Cloud Imperium continua ad alzare l'asticella, continua ad allontanare il traguardo con idee sempre più intriganti ma anche di difficile realizzazione. Tanto basta ad alcuni per spendere anche mille Euro per una delle astronavi più grandi tra quelle presenti, che oltretutto è possibile acquistare semplicemente giocando. Ma in questi casi il prezzo include anche qualcosa di più importante: il sogno di prendere parte alla nascita di una galassia lontana lontana come quella di Guerre Stellari, ma allo stesso tempo finalmente a portata di mano.

La promessa, è che la vendita di navi con soldi reali terminerà quando tutti i sistemi più importanti del gioco, inclusa la sua essenziale persistenza, saranno completi. Se verrà rispettata non lo sappiamo, solo il tempo ce lo dirà, nel frattempo sono sempre di pià quelli che provano a sperimentare in prima persona questa fenomenale quanto acerba esperienza di gioco. Per muovere i primi passi in Star Citizen, che si trova ancora in versione alpha con tutto quello che ne consegue (meccaniche ancora in costruzione ma soprattutto tanti, tantissimi bug) alla fine non serve chissà quale investimento: con 49 Euro è possibile acquistare la prima nave spaziale e un biglietto solo andata per un'avventura che, nel bene e nel male, è già nella storia.

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