Gaming e narrazione

Videogiochi dal volto umano. Ecco come è andata questa generazione di console 

Mentre una generazione di hardware giunge al termine, gli appassionati iniziano a discutere su quali siano stati i migliori videogiochi degli ultimi anni. Un bilancio

di Francesco Serino

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Mentre una generazione di hardware giunge al termine, gli appassionati iniziano a discutere su quali siano stati i migliori videogiochi degli ultimi anni. Un bilancio


5' di lettura

Mentre una generazione di hardware giunge al termine, e nuove console si affacciano all'orizzonte, gli appassionati iniziano a discutere su quali siano stati i migliori videogiochi degli ultimi anni. Ma ha davvero senso farlo? La risposta è sì, se si sta tra amici davanti a un boccale di birra; diventa un bel no se ci si avventura puntando a una soluzione oggettiva, in grado di accontentare tutti. Del resto il lotto di giochi preso in esame non può che cambiare in base ai gusti, oltre che alla quantità e alla varietà dei titoli provati nell'ultimo quinquennio da chi guida la discussione. Certo, ci sono delle eccellenze oggettive dalle quali non si può prescindere ma oltre i fantastici cinque, o gli indimenticabili dieci, quali dovrebbero essere le caratteristiche capaci di rendere un prodotto di intrattenimento elettronico migliore di un altro?

Arthur Morgan

Fortnite è il più remunerativo, e se ne parli in un articolo racimoli subito più click, mentre i battle royale di cui fa parte sono senza dubbio uno dei trend più di successo, come del resto lo sono i cosiddetti GAAS (games as a a service); si potrebbe poi discutere di grafica, sonoro, giocabilità, ma in fondo si tratta di concetti che appartengono al passato, da rivista specializzata anni ‘90. Roba che è molto meglio lasciarci alle spalle, specialmente ora che possiamo parlare di videogiochi utilizzando ganci totalmente nuovi e ben più suggestivi.

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Ecco, se c'è una cosa emersa nei videogiochi in questi ultimissimi anni, in grado di fare da spartiacque tra il passato e il presente di questa peculiare forma d'arte, è l'umanità dei suoi protagonisti. Non ci riferiamo alle loro fattezze, migliorate anch'esse nel corso del tempo grazie alla potenza dei chip, ma alla loro anima digitale. Fino a pochi anni fa, potevamo aspirare a comandare e ad interagire con un fotorealismo vuoto, capace di generare fantocci più o meno elaborati, mentre lungo questa generazione hardware abbiamo finalmente potuto vestire i panni di persone, più che personaggi.

Ellie

L'epopea western di Red Dead Redemption 2 è un perfetto esempio di come siano cresciuti i protagonisti dei videogiochi. Nell'avventura firmata da Rockstar Games, il cowboy Arthur Morgan non si limita a intrattenere il giocatore sparando e galoppando verso l'orizzonte: il suo viaggio vira lentamente su una metafisica esistenziale che lo contrapporrà alla morte, con la quale dovrà fare suo malgrado i conti dopo aver contratto la tubercolosi.

E la sua reazione è qualcosa che sconquassa chi si aspetta il classico intrattenimento spicciolo a cui il medium lo ha abituato, specialmente in determinate scene, come quella nella quale il protagonista discute con una suora, seduto su una panchina malconcia di una stazione ferroviaria nel nulla di frontiera, e con gli occhi lucidi le confessa qualcosa che mai avevamo sentito dire prima da un eroe interattivo: “inizio ad avere paura”.Questo è il vero passo in avanti che è opportuno glorificare, e che più recentemente abbiamo rivisto all'opera nel meraviglioso The Last of Us Parte II per PlayStation. Anche il primo gioco della serie aveva saputo costruire un racconto con i fiocchi, animando personaggi indimenticabili, ma nulla in confronto a quanto il team americano Naughty Dog ha saputo confezionare per questo seguito. Ellie ed Abby, le due protagoniste, si rincorrono in una estenuante discesa negli inferi post pandemici causati in questo caso da una particolare specie fungina, ennesimo espediente per allestire quella che a prima vista sembra essere la classica invasione zombie, ma questo è soltanto un pretesto che farà da sfondo a una storia umana e disumana, di odio e di perdono di rara se non unica intensità raggiunta proprio grazie alla presenza scenica delle due.

Sam Porter Bridges

Un altro ottimo esempio è il corriere del futuro Sam Porter Bridges, il protagonista di Death Stranding interpretato da Norman Reedus. Il gioco di Hideo Kojima non solo ha reinventato a suo modo la fantascienza moderna, ma ha addirittura anticipato di mesi le sensazioni estranianti del lockdown che tutti abbiamo vissuto. Death Stranding è un titolo unico anche per la massiccia presenza di attori importanti e non solo, presenze che hanno segnato un cambio netto di marcia rispetto al passato, quando partecipare a un videogioco era il segno inequivocabile di una carriera sul grande schermo agli sgoccioli: Mark “Star Wars” Hamill and Malcom “Arancia Meccanica” McDowell vennero entrambi dati per finiti una volta accettati i rispettivi ruoli nel seppur bellissimo Wing Commander III del 1994, mentre l'effetto di Death Stranding è stato per lo più benefico nella carriera e nella popolarità del suo ricchissimo cast. E il merito di questo impulso va soprattutto al modo in cui il gioco utilizza questi personaggi, specialmente il suo protagonista che con i suoi sguardi, la sua stanchezza tracimante e la sua travolgente fragilità ha saputo colpire particolarmente nel segno.

Bayek di Siwa

Persino il gioco più pop di tutti, Assassin's Creed, è stato in grado di offrire un personaggio principale di ben altro calibro rispetto al suo passato, ovvero Bayek di Siwa di Assassin's Creed Origins. Bayek è un assassino come tutti gli altri suoi colleghi ma prima di tutto è un padre, ruolo che gli eventi narrati stapperanno ben presto dal suo cuore e che il giocatore sarà chiamato a reclamare a nome di tutti i figli d'Egitto, come lo stesso protagonista dirà

nella straripante sequenza finale. Ma la lista di grandi e inaspettati protagonisti si allunga ulteriormente se si prende in esame la criptica Senua di Senua's Sacrifice, a prima vista guerriera come tante guerriere dei videogiochi, che inaspettatamente ci accompagnerà in un viaggio non di epiche avventure, ma attraverso psicosi e gabbie mentali come quelle che affliggono tante persone normali, tanti appassionati di viseogiochi, e delle quali si parla poco nella realtà, figuratevi allora quanto sia comune dedicargli un videogioco ad alto budget.Non è un caso se questi prodotti, almeno per un certo tipo di pubblico, si siano rivelati meno divertenti del solito. Avrebbero potuto essere i classici super eroi, le solite macchine da guerra senza paura, e invece questi protagonisti hanno dato ai loro rispettivi ruoli un'umanità inattesa anche se non sempre ben accolta da chi cerca ancora il classico Cyborg Scharzenegger dalle vite infinite che sì, è bene preservare, ma su cui non è più sufficiente basare l'intera produzione videoludica. Del resto, crescono i videogiochi, crescono i loro protagonisti e di conseguenza non può che crescere anche il pubblico, ora desideroso di emozioni più serrate, occhi più espressivi e sofferenze e gioie più terrene.Questo è il regalo più grande che questa generazione di console, schede video e videogiochi ci ha concesso: non un singolo titolo da acclamare, non una singola esperienza da conservare, ma una lunga sfilza di grandi, grandissimi protagonisti come non ne avevamo mai visti prima.

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