Vendite al dettaglio

Vie dello shopping, Como resiste con i turisti

Canoni di locazione precipitati in molti centri storici. Mantova registra il calo più significativo: il numero di esercizi scende del 5%

di Paola Dezza

Canoni di locazione precipitati in molti centri storici. Mantova registra il calo più significativo: il numero di esercizi scende del 5%


3' di lettura

Una rete che cambia, con negozi di prossimità che conquistano terreno e grandi shopping center in sofferenza. Sono gli effetti di un agente esterno ingombrante come la pandemia da coronavirus.

«I centri storici, invece, sono fortemente penalizzati dall’assenza di turisti, soprattutto stranieri» dice Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari. Un tema che ha avuto un impatto pesante su città come Venezia, Firenze, Milano e Roma. Le immagini delle vie deserte e dei negozi di lusso con le serrande abbassate sono emblematiche della crisi.

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Brescia, Piazza della Loggia

«I retailer sono stati in grado di fronteggiare meglio la crisi nelle vie secondarie e nelle città minori - dice ancora Breglia -. Tuttavia, ciascun territorio ha espresso il proprio equilibrio. La Lombardia è tra le regioni maggiormente colpite dal punto di vista dei consumi. Nei primi sei mesi del 2020 lo stock dei negozi si è ridotto del 2,8% (-2.300 attività), contro una diminuzione dell’1,4 avvenuta nel 2019 e dello 0,8% nel 2018. Nell’ultimo quinquennio la contrazione è stata di quasi sei punti percentuali».

Bergamo Alta, via Colleoni

Variazioni che hanno avuto riflessi anche sul mercato immobiliare commerciale. «Tutte le città più piccole stanno soffrendo meno dei grandi centri turistici. La ripartenza dopo il lockdown è stata molto più veloce qui rispetto alle grandi città» dice Thomas Casolo di Cushman & Wakefield. Una società internazionale ha appena acquistato a Lecco lo spazio Yamamay. Como resta una delle più care, con una affezionata clientela del posto e bei negozi multibrand.

Mantova ha registrato il crollo più significativo, -5% il numero di esercizi, accompagnato da una contrazione dei canoni di locazione del 3,2% nelle vie centrali, del 3,9% in quelle semicentrali e quasi del 5% in periferia. Anche Lodi ha registrato contrazioni importanti del numero delle attività (-4%), così come Lecco (-3,7%). Nei capoluoghi dove la diminuzione del numero di esercizi è stata più contenuta, i canoni di locazione hanno perso meno terreno. Come a Sondrio e a Cremona.

Varese, Corso Giacomo Matteotti

Per tutte le provincie le diminuzioni sono state significative, ma gli andamenti molto differenziati. Bergamo, città a forte vocazione turistica con oltre 2,5 milioni di visitatori nel 2019, ha visto un calo delle attività commerciali nei primi sei mesi del 2020 pari al 3,3% del totale complessivo (con un saldo tra aperture e chiusure di 53 negozi, corrispondenti a circa 6mila mq). La competizione all’interno del capoluogo tra il centro della città bassa e quello di Bergamo alta ha portato nel tempo dei cambiamenti nelle dinamiche dei flussi pedonali, penalizzando alcune vie e premiando altre. Nonostante il lockdown il settore commerciale del capoluogo è stato meno colpito rispetto ad altri comparti, il fatturato nel terzo trimestre ha perso il 2,4% (-17% nel secondo trimestre, fonte camera di commercio di Bergamo). È stato favorito dall’afflusso di turisti durante i mesi estivi tanto di stranieri di prossimità, dalla Germania in primis, quanto da presenze nazionali che insieme all’apertura dei negozi hanno supportato gli acquisti anche nelle vie centrali. Strade quali via XX Settembre, con i suoi 76 negozi oppure via Sant’Andrea con circa 62 esercizi attivi, un terzo nel settore del fashion, hanno mantenuto il propri appeal. Allo stesso modo alcune strade della città alta come via Gombito oppure via Colleoni, rispettivamente con 28 e 38 negozi in prevalenza di brand internazionali, hanno mantenuto la propria attrattività. I canoni hanno mantenuto valori tra un minimo di 220 euro/mq/anno fino a un massimo di 580 euro/mq/anno per le migliori posizioni. Varese ha perso 39 negozi, contrazione riconducibile in molti casi a criticità pregresse. La rete commerciale è contraddistinta da negozi con clientela fidelizzata, anche tra le nuove generazioni. Soffrono invece le grandi catene di abbigliamento. Brescia risente di una crisi che si protrae ormai da tempo. La crisi sanitaria ha ulteriormente aggravato la situazione. Hanno sofferto anche le strade centrali quali corso Zanardelli o corso Magenta dalle quali alcuni brand hanno preferito diversificare la propria rete in altri capoluoghi. E hanno chiuso alcuni negozi storici della città.

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