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Vienna verso la disdetta del piano ricollocamenti

di Vittorio Da Rold

Ap

2' di lettura

Subito dopo i festeggiamenti del 60°anniversario dei Trattati istitutivi europei, torna la tensione al Brennero sui migranti tra Roma e Vienna. Il governo austriaco, dove si stanno scontrando due anime legate ai due partiti della colazione, potrebbe varare già oggi il ritiro dal piano di ricollocamenti deciso dalla Ue. La proposta del ministro della Difesa Hanz Doskozil(socialdemocratici) è stata accolta dal ministro degli Interni Wolfgang Sobotka (popolari). Secondo il ministro della Difesa, l’Austria ha «più che rispettato» gli obblighi europei.

Vienna giustifica la decisione di chiusura verso l’Italia con il fatto di aver accolto negli ultimi due anni in proporzione «molto più domande d’asilo dell’Italia, ovvero 4.587 contro 1.998 domande per un milione di abitanti». Il ministro ha evidenziato che «i profughi che in realtà dovrebbero trovarsi in Italia hanno presentato domanda d’asilo in Austria», ribadendo il fenomeno dell’ingresso «illegale» di profughi dall’Italia verso l'Austria.

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Doskozil ha anche sottolineato che l'accordo terminerebbe comunque a settembre e che «l'Austria è uno dei paesi che porta maggior peso» nella questione dei flussi migratori. «Abbiamo fatto a sufficienza la nostra parte nella gestione umanitaria», ha aggiunto facendo un chiaro richiamo alle recenti elezioni presidenziali dove l’europeista e verde Alexander Van der Bellen aveva vinto di misura contro il populista di estrema destra Norbert Hofer del Fpoe.

Il governo viennese tra socialdemocratici e popolari potrebbe varare oggi quello che - come è stato ribadito - «non è un'uscita dall'accordo Ue, perché l'Austria, visto gli impegni già presi, non sarebbe neanche più tenuta ad accogliere ulteriori profughi».

A Vienna torna dunquea a soffiare il vento della chiusura dei confini e la voglia di muri forse anche sull’onda di voci che danno in ripresa la via dei Balcani, oggi ufficialmente chiusa a Idomeni al confine greco-macedone ma che secondo rumors insistenti si starebbe riaprendo con valichi alternativi che farebbero di nuovo passare illegalmente parte dei 60mila migranti ancora in Grecia e 10mila in Serbia verso i paesi collocati più a nord. Vienna teme anche che l’accordo sui migranti tra Ue e Turchia possa saltare e riaprire quindi la pressione sulle frontiere orientali dell’Unione europea. La prossima settimana a Strasburgo ci sarà un dibattito in cui l’emiciclo farà il punto sulla situazione dei rapporti tra Ue e Turchia e in particolare sul referendum costituzionale di aprile voluto dal presidente Recep Tayyip Erdogan.

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