L’analisi

Ecco perché vietare le automobili termiche (ibride comprese) riduce molto poco le emissioni

di Pier Luigi del Viscovo

(misu - stock.adobe.com)

2' di lettura

La proposta della Commissione Europea di vietare nel 2035 la vendita di auto con motore termico sta suscitando reazioni a favore e… a favore. La stessa Acea, i costruttori di auto, critica il modo – «la cultura dei divieti e delle restrizioni» – ma sottoscrive l’obiettivo, anzi sarebbe pronta a superarlo: «Nelle condizioni giuste siamo pronti a riduzioni ancor più ampie della CO2 (più di zero, ndr) entro il 2030. Dipenderà molto dalle stazioni di ricarica e a idrogeno che saranno presenti sul territorio europeo».

La reazione cerchiobottista è comprensibile, visto che tra chi è a capitale cinese, in tutto o in parte, e chi in Cina ha fatto all-in con gli investimenti, l’industria automotive europea da un pezzo non è allineata agli interessi europei.

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Non sappiamo se il target sarà realizzabile e comunque ci sono le delibere del Parlamento e del Consiglio d’Europa: se davvero l’industria vuole fare qualcosa, come chiedono gli svariati milioni di occupati nel settore, inizi a stendere una contro-narrazione fondata sui fatti.

La CO2 è planetaria: ridurla in Europa conta ma non se altri l’aumentano. Dal 2000, ingresso della Cina nel Wto, le emissioni pro-capite sono salite da 4,1 a 4,9 tonnellate. Mentre in USA e in Europa calavano di un quarto, rispettivamente da 21 a 15,5 e da 8,5 a 6,5, in Cina schizzavano del 170%, da 3 a 8 tonnellate e aumentano, visto che ancora quasi un miliardo di persone deve uscire dalla povertà. Svuotare il mare va bene, ma il secchiello non basterà.

Le emissioni delle auto in Europa sono l’1% delle emissioni globali: più che secchiello, un cucchiaino. Inoltre, le auto emettono CO2 già in fase di produzione, intorno a 50 gr/km (65 se elettriche) secondo il Parlamento Europeo. Paradossalmente, converrebbe parsimonia nella produzione, altro che sostituire tutto con auto elettriche.

Il riscaldamento globale è IL problema e dobbiamo fare di tutto per ridurlo, ma appartiene all’umanità e solo l’umanità nel suo complesso può risolverlo. Le azioni parziali per sventolare bandiere ideologiche sono dannose. Intanto, illudono di avvicinarsi all’obiettivo che invece si allontana. Poi, distolgono dalle vere misure efficaci, alcune dirette alle attività domestiche europee come gli allevamenti e le produzioni di energia pulita, altre dirette alle fonti principali di CO2, a cominciare dalla Cina e a seguire India, Russia e altre economie in sviluppo, per cui la CO2 significa ricchezza e benessere attuale. La Commissione dice di voler applicare una carbon tax verso le produzioni da Paesi ad elevate emissioni di CO2, che implica la scelta se mantenere aperti i commerci come adesso o ridurre le emissioni. Verso i forti la Commissione avrà la stessa forza che mostra verso le macchine?

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