dopo l’annuncio a milano

Vietato fumare anche all’aperto? Ecco dove succede già

L’idea di Beppe Sala sembra molto vicina a quella applicata in Svezia, dove è vietato fumare anche in alcuni luoghi all’aperto come fermate dell’autobus, stazioni ferroviarie, parchi gioco e terrazze di bar e ristoranti

di Biagio Simonetta


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(triocean - stock.adobe.com)

4' di lettura

Non è certo solo una questione di inquinamento, ma anche – e soprattutto – di salute. L’idea di Beppe Sala, sindaco di Milano, che vorrebbe una città con un divieto assoluto di fumo, è di quelle destinate a far discutere. Il primo cittadino meneghino ha già in mente un’agenda: «Entro il 2030 non permetteremo più di fumare all’aperto. E subito, o a breve, sarà vietato fumare o alle fermate dell’autobus o durante le code per i nostri servizi».

Una proposta che indica una strada ben definita, in un Paese – l’Italia – che è fra i più severi al mondo, in quanto a fumo da sigaretta.
Proprio 17 anni fa, il 16 gennaio del 2003, il Parlamento italiano varava la legge antifumo (detta anche legge Sirchia) che bandiva il fumo nei locali chiusi “ad eccezione di quelli privati non aperti ad utenti o al pubblico” e di “quelli riservati ai fumatori e come tali contrassegnati”. L’applicazione arrivò due anni più tardi, e liberò bar e uffici da perenni nuvole tossiche.

Milano come la Svezia
L’idea di Beppe Sala, però, adesso va oltre. E ad analizzarla sembra molto vicina a quella applicata recentemente in Svezia. Dal primo luglio del 2019, infatti, nel Paese scandinavo è vietato fumare anche in alcuni luoghi all’aperto come fermate dell’autobus, stazioni ferroviarie, parchi gioco e terrazze di bar e ristoranti. Una stretta sul consumo di sigarette che, secondo i media del posto, dovrebbe portare a un divieto assoluto di fumo (se non in aree ad hoc) entro il 2025. Secondo l’Eurostat, la Svezia è il paese con la percentuale più bassa di fumatori di sigaretta giornalieri per livello di consumo. E la misura scattata a luglio fa parte dell’obiettivo del primo ministro Stefan Lofven di fare, del suo Paese, una nazione senza fumo.

I Paesi più severi
Ma cosa succede nel resto del mondo? Da qualche anno, la possibilità di fumare nei locali pubblici è stata bandita un po’ ovunque. Il nuovo trend, però, è proprio quello indicato dal sindaco Sala: estendere il divieto anche all’aperto. Sono ormai diversi i Paesi che hanno intrapreso questa strada, partendo proprio dai luoghi più affollati come le fermate degli autobus e i parco giochi.

A Parigi, la scorsa estate, 52 parchi pubblici sono stati resi “smoke free”, con multe di 38 euro per i trasgressori. A New York, già da anni, è vietato fumare in tutti i parchi pubblici. A Barcellona, e in tutta la Catalogna, è in approvazione una legge che andrebbe a bandire il fumo in molti luoghi pubblici, seppur all’aperto. In Costa Rica, dopo anni di completa anarchia, il tabagismo è stato normato con una legge che vieta il fumo nei luoghi di lavoro, negli uffici pubblici, nei bar, nei ristoranti, alle fermate degli autobus e alle fermate dei taxi.

Lo Stato simbolo della lotta al fumo, però, è la California, che dispone dei divieti più stringenti, in vigore da oltre 15 anni: è vietato fumare in spiaggia, nei campi sportivi, ma anche in strada se ci si trova a meno di 6 metri dall’ingresso di un ufficio pubblico.

Anche l’Australia ha una legge antifumo molto rigida. Esistono differenze fra i vari stati, ma in generale l’orientamento è quello di un forte divieto. Nel Nuovo Galles del Sud, ad esempio, è vietato fumare nel raggio di 10 metri dai parchi gioco per bambini, nelle tribune degli stadi o delle piscine, nelle stazioni ferroviarie, alle fermate della metropolitana di superfice, a quelle dei taxi e degli autobus, e anche alle banchine dei traghetti. Inoltre, non si può fumare a distanza inferiore di 4 metri dall’accesso a un edificio pubblico.

Anche in Quebec (Canada) c’è una legge simile: è vietato fumare entro nove metri dalla porta di un luogo pubblico. Questa regola si applica anche vicino alle finestre e ai condotti di aspirazione dell’aria di questi luoghi. Ad esempio, non si può fumare entro nove metri dalla porta di un ospedale, da una finestra in un asilo nido o di un condotto di aspirazione dell’aria di un ristorante.

L’idea delle Hawaii
Una delle idee più bizzarre e stringenti arriva dalle Hawaii, dove hanno deciso di combattere il problema alla radice: direttamente alla vendita di sigarette. Sull’isola, l’acquisto di sigarette è consentito ai maggiori di 21 anni. Ma una legge lo porterà a 30, nei prossimi mesi. Con l’obiettivo di arrivare a 100 anni entro il 2024. Un modo per renderle, di fatto, inacquistabili.

Le sigarette elettroniche
Un capitolo a parte meritano le sigarette elettroniche. Mentre il mondo si interroga sugli effetti di questi dispositivi sulla salute umana, e mentre non è ancora chiaro se l’idea di Beppe Sala riguardi anche le e-cigarettes, esistono già molti Stati che ne hanno bannato l’uso. Altri lo hanno limitato. In altri ancora la questione non è stata ancora affrontata.

In Thailandia, ad esempio, le sigarette elettroniche sono del tutto illegali, e per una svapata si rischia anche la prigione. Di recente, anche Cambogia, Libano, Filippine e Vietnam hanno seguito l’esempio thailandese. In Brasile, la fabbricazione e la vendita sono fuori legge. In Giappone, i liquidi contenenti nicotina sono illegali, così come in Australia. In Canada, sono vietate ai minori di 19 anni. Il posto dove sembra vigere maggiore libertà è l’Europa, dove non esistono restrizioni particolari, se non in Norvegia, dove è illegale “svapare” nicotina.

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