il caso-linate

Vigili con limiti territoriali anche all’aeroporto

di M.Cap.


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(Fotogramma)

2' di lettura

Un punto a favore degli automobilisti nella ormai lunga partita giudiziaria contro il Comune di Milano sulle multe all’aeroporto di Linate. Il 7 settembre è stata depositata una nuova sentenza del Giudice di pace che risponde direttamente alla pronuncia con cui il Tribunale in sede di appello aveva ritenuto legittimo l’operato dei vigili milanesi (si veda «Il Sole 24 Ore »dell’8 maggio). Aldilà dell’evidente aspetto personale della questione (il giudice è Rossella Barbaro, che aveva emesso la sentenza bocciata dal Tribunale), la nuova pronuncia chiarisce un paio di aspetti importanti, utili per gli altri contenziosi in corso sulla questione.

I ricorsi riguardano le sanzioni per transito abusivo nelle corsie riservate dell’angusto e caotico piazzale antistante l’aerostazione. La confusione, difficilmente evitabile visti gli insormontabili limiti di spazio, si riscontra anche nella segnaletica. Quindi sono molti i trasgressori, anche del tutto inconsapevoli.

Le infrazioni sono accertate dalla Polizia locale di Milano, nonostante il piazzale si trovi sul territorio comunale di Segrate. Ciò inizialmente avveniva in base a un protocollo d’intesa tra i due Comuni, motivata dal fatto che il capoluogo è attrezzato per gestire il sistema di rilevazione automatico delle violazioni. Il protocollo fu firmato il 29 febbraio 2012, subito dopo che la legge 33 (articolo 4, comma 1) aveva reso leciti i controlli automatici sui transiti anche presso le aerostazioni. Ma l’accordo era per un solo anno e non fu più rinnovato.

Il Tribunale, nella sentenza 3878/18 (giudice Martina Flamini), aveva ritenuto che ciò fosse sanato dall’ordinanza 7/15 dell’Enac (la direzione aeroportuale). In effetti, tale direzione è l’organo che la legge 33/2012 riconosce competente a istituire i controlli automatici negli scali.

Ma la stessa legge precisa che ciò deve avvenire «in conformità alle norme vigenti». Quindi nel rispetto anche dell’articolo 12 del Codice della strada, che limita la competenza territoriale dei vigili urbani al Comune di appartenenza (salvo la possibilità di accordi tra enti, previsti dalla legge 65/1986 e scaduti nel caso di Linate). Il Giudice di pace argomenta che, in caso contrario, un direttore di aeroporto potrebbe teoricamente scegliersi a piacimento il Comune al quale far incassare gli introiti delle sanzioni, designando una qualsiasi delle oltre 8mila amministrazioni locali italiane.

L’altra importante precisazione è che l’ordinanza Enac che designava il Comune di Milano era poi stata annullata e sostituita della 1/17, che correggeva l’anomalia dell’affidamento a Milano parlando genericamente di «agenti di polizia locale». Dunque, cade il presupposto della sentenza del Tribunale, che si poggiava sulla prima ordinanza Enac. Ma resta un problema: l’indeterminatezza della seconda aveva consentito a primavera scorsa al Comune di Milano di riattivare i controlli automatici, sospesi proprio a seguito della bufera sulle multe “abusive”. L’ultima sentenza del Giudice di pace ridà vigore a chi presenta ricorso per farsele annullare.

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