GUARDIA DI FINANZA

Ville, Ferrari e imprese: scoperti 237 furbetti del reddito di cittadinanza

Sono gli esiti di un vasto accertamento della Guardia di finanza di Locri, che ha svelato una ramificata frode ai danni della spesa pubblica. Il danno ammonta a 870mila euro, denaro che ora sarà recuperato dopo che le Fiamme gialle hanno segnalato le irregolarità all’Inps

di Ivan Cimmarusti


Ville e Ferrari ma col reddito di cittadinanza: 237 nei guai

3' di lettura

Le Dichiarazioni sostitutive uniche (Dsu) contenevano dati falsificati - che celavano redditi per centinaia di migliaia di euro - che avevano consentito da 237 soggetti di ottenere il Reddito di cittadinanza. Il sussidio, fiore all’occhiello del Movimento 5 Stelle, era finito a detenuti per associazione mafiosa ma anche a un intero nucleo familiare legato alla 'ndrangheta. Non solo: alcuni intestatari della card sono risultati titolari di ville e Ferrari.

Danno da 870mila euro
Sono gli esiti di un vasto accertamento della Guardia di finanza di Locri, che ha svelato una ramificata frode ai danni della spesa pubblica. Il danno ammonta a 870mila euro, denaro che ora sarà recuperato dopo che le Fiamme gialle hanno segnalato le irregolarità all’Inps.

La falsificazione della Dsu
L’indagine nasce dalle verifiche sulla numerosa platea di soggetti gia denunciati per i fenomeni dei “falsi braccianti agricoli” nonché dei “falsi rimborsi fiscali”. Così sono emerse anche le irregolarità sul fronte del Reddito di cittadinanza. Ma andiamo con ordine. Già a settembre scorso il Comando generale della Guardia di finanza ha diramato una direttiva in cui sono illustrati i “sistemi” di accertamento per individuare le frodi sul sussidio. Il punto di partenza sono l’Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) e il Dsu (Dichiarazione sostitutiva unica). Documenti che rappresentano la base per chi intende beneficiare dei sostentamenti statali. È analizzando questi dati sulla situazione economica dei vari richiedenti, che emergono le prime discrepanze.

La nota di aggiornamento del Def
Già nella Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza 2018 – che ha introdotto il Reddito di cittadinanza – «era stato previsto», si legge nella direttiva, che «le attività di controllo svolte dal Corpo» dovessero «essere orientate a intercettare gli illeciti commessi, mediante mendacio, approfittando degli spazi lasciati alla “autodichiarazione”» e, in prospettiva, «di quelli che sarebbero residuati nella domanda di corresponsione del beneficio».

I due arrestati per 'ndrangheta
Ma torniamo al caso dei 237. Nel corso delle ispezioni è stata accertata l’omessa indicazione nelle Dsu di componenti del nucleo familiare anagrafico, del coniuge non separato, nonche del possesso di redditi, di beni mobili (veicoli e moto) e immobili (terreni e fabbricati). Così sono stati scoperti due soggetti che risultano detenuti per il reato di associazione di stampo mafioso arrestati la scorsa estate nell’inchiesta “Canada Connection”.

La 'ndrina
Gli investigatori hanno anche scoperto un intero nucleo familiare riconducibile ad una nota famiglia di ‘ndrangheta, colpita nella maggior parte dei suoi componenti da una condanna penale definitiva con la conseguente interdizione dai pubblici uffici. Uno di essi è peraltro in stato di arresto dall'aprile del 2018. Poi ci sono diversi soggetti titolari di redditi, alcuni anche per oltre 55.000 euro, che non sono stati indicati nel nucleo familiare.

Ferrari e ville di lusso
Poi sono stati trovati alcuni soggetti intestatari di ville ed autovetture di lusso (tra cui uno è stato intestatario di una Ferrari oltre ad essere stato anche destinatario di ordinanza di custodia cautelare domiciliare nell’ambito dell’operazione “Le Mille e una Notte”). Infine titolari di attività imprenditoriale con partita iva attiva che, pur avendone l’obbligo, non avevano presentato alcuna dichiarazione dei redditi.

Per approfondire:
Dopo terroristi e mafiosi un pusher, quando il reddito di cittadinanza finisce nelle mani sbagliate

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