migranti

Viminale in allarme sulla rotta dalla Tunisia: oltre 2.700 sbarchi

di Marco Ludovico


(Agf)

2' di lettura

Sbarchi di tunisini quintuplicati, di algerini raddoppiati. Tappata per ora la falla dei viaggi dalla Libia, il Viminale sta facendo i conti con le nuove rotte dal Nord Africa. Quella che parte dalle coste tunisine preoccupa di più.

I numeri non sono ancora alti ma crescono senza sosta. Siamo a oltre 2.700 arrivi ai primi di ottobre; l’anno scorso nello stesso periodo erano 574. L’Italia ha già fatto i conti con la Tunisia alcuni anni fa, sussiste tuttora un raccordo di riammissione. Adesso tocca correre ai ripari, i viaggi da quella direzione non accennano a fermarsi. Per lunedì è previsto un incontro al ministero dell’Interno con una delegazione proveniente da Tunisi. Non sarà un confronto cordiale.

Le ricognizioni di Polizia di stato, Guardia di Finanza e Guardia Costiera fotografano uno scenario in continuo fermento. Basta prendere il cruscotto statistico giornaliero del dicastero guidato da Marco Minniti per vedere i numeri attuali degli sbarchi. Al 4 ottobre sono 106.118 (-20,68% rispetto al 2016): Minniti così continua a centrare l’obiettivo. Negli ultimi giorni però il consuntivo giornaliero degli arrivi non è più zero come accadeva ormai da metà agosto.

Ci sono stati ogni giorno nuovi approdi di migranti: 52 sono arrivati il 25 settembre e poi a seguire 283, 444, 873, 218, 171, 316, 117 e, infine, 185 il 3 ottobre. I viaggi di piccole imbarcazioni da Sfax e Kerkenna sono continui. Insieme a quelli dall’Algeria: rispetto ai 706 sbarcati dell’anno scorso in questo periodo, nel 2017 sulle nostre coste sono giunti 1.463 algerini. In acqua non si vedono i gommoni ad alto rischio salpati dalla Libia. E non si sa, tra l’altro, fino a quando gli accordi con i libici saranno mantenuti, l’altro giorno ci sono stati scontri tra le milizie a Tripoli. Dalla Tunisia invece giungono barche con 40-50 immigrati. Cercano di evitare i soccorsi e, di conseguenza, controlli e identificazioni.

Anche perché una richiesta di asilo in questi casi è molto più difficile da accogliere. La speranza è di arrivare sulle coste italiane senza essere rintracciati e da lì tentare il viaggio per il Nord Europa. Questa tendenza a un flusso ininterrotto, dunque, non può più essere trascurata. Le cause delle partenze sono molte. Una crisi economica in Tunisia diffusa e radicata. Un aumento dei disordini e dell’instabilità proprio ai confini con la Libia con una caduta dei controlli a Sfax e Kerkenna.

I periodici provvedimenti di indulto: liberano carcerati con prospettive fin troppo incerte, migrare sembra loro la soluzione più a portata di mano. C’è perfino chi ipotizza richieste di finanziamenti all’Italia, sotto il ricatto delle migrazioni, dopo quelli pianificati per i libici.

IL TREND DEGLI SBARCHI
IL TREND DEGLI SBARCHI
IL TREND DEGLI SBARCHI

In questo scenario non manca un paradosso tutto italiano. Grazie all’accordo di riammissione tuttora vigente con la Tunisia i rimpatri dei migranti irregolari sarebbero possibili anche in numeri consistenti. Ma ci sono ancora pochi posti nei Cpr, i centri per i rimpatri. Così gli immigrati non possono essere trattenuti. Sulle coste nordafricane lo sanno bene e non si fanno troppi scrupoli. Giunti in Italia, la destinazione è quasi sempre Ventimiglia per poi entrare in Francia.

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