IL NUOVO REPORT SUll’andamento dei REATI

Viminale: reati on line +32%, sale l’usura. La mafia punta ai crediti verso la Pa

La radiografia delle nuove tendenze criminali nel terzo report dell’organismo di monitoraggio e analisi del dipartimento di pubblica sicurezza

di Marco Ludovico

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La radiografia delle nuove tendenze criminali nel terzo report dell’organismo di monitoraggio e analisi del dipartimento di pubblica sicurezza


3' di lettura

Coronavirus e lockdown cambiano la mappa dei reati. La tendenza generale, è noto, è in diminuzione. Ma aumentano delitti e comportamenti criminali tra i più minacciosi e odiosi. Ogni genere di truffa informatica. Le violenze di genere, omicidi compresi. L’usura, benché nascosta dai piccoli numeri dei dati ufficiali. E la certezza, pure senza evidenze finora, di nuove energie destinate dai mafiosi all’infiltrazione nell’economia. Già trasmesso al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, il nuovo report dell’Osservatorio presieduto dal prefetto Vittorio Rizzi, vicecapo della Polizia e direttore della Criminalpol, è la fotografia inquietante dei rischi per la sicurezza pubblica con la pandemia.

Da marzo a luglio sul web 16mila reati in più rispetto al 2019
Una delle sezioni del report dell’osservatorio del dipartimento di Ps guidato dal prefetto Franco Gabrielli mette a fuoco gli andamenti criminali durante il lockdown, dal 1° marzo 2020, fino al 31 luglio scorso. L’approfondimento svolto dal Sac, il servizio analisi criminale presso la Dcpc (direzione centrale polizia criminale) sottolinea il boom dei reati informatici: +31,86% rispetto al periodo marzo-luglio 2019. Sono 67.287 casi a fronte dei 51.030 dell’anno scorso, a loro volta in aumento rispetto all’anno prima. Non a caso nell’organizzazione dell’Osservatorio - struttura con specialisti della Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Direzione investigativa Antimafia e Dipartimento amministrazione penitenziaria - decisa con decreto firmato dal prefetto Gabrielli partecipa Nunzia Ciardi, direttore della Polizia delle Telecomunicazioni. In Italia sale anche l’incidenza dei reati informatici, nel periodo 1° gennaio-30 giugno, sul totale generale dei delitti: quasi raddoppiata rispetto al 2019, dallo 0,66% al 1,10%. E di certo aumenterà ancora.

Usura: indicatore nascosto ma minaccioso
Da marzo a luglio ci sono stati 67 casi accertati di usura rispetto ai 75 del 2019. I numeri ufficiali in realtà dicono poco, anzi alcuni indicatori raccontano il contrario. «In alcuni contesti territoriali - si legge nel report - l’avvento del Covid-19 ha ampliato le condizioni favorevoli alla diffusione dell’usura in uno scenario già compromesso da povertà e disagi economici». Per restare ai dati, in alcune regioni ci sono comunque aumenti: «Campania (con 17 casi; +21,43%) e Lazio (con 16 casi; +45,45%)» e anche in Emilia Romagna, Lombardia e Puglia, con numeri più piccoli. «Dalle spese primarie al pagamento di dipendenti e fornitori, questi i campi in cui si annida il rischio dell'usura, sia familiare sia d'impresa» dice il report. Senza contare i casi numerosi dove l’usura resta nascosta al riparo da ogni denuncia.

L’azione mafiosa tra finanza ed economia
Sul riciclaggio «si registra il ricorso a un crescente numero di piattaforme informatiche e di applicazioni online per assicurare rapidità ed anonimato nelle transazioni finanziarie» come da tempo sta osservando la Procura nazionale Antimafia guidata da Federico Cafiero De Raho. La criminalità organizzata si aggira e punta agli Npl (non-performing loans), i crediti deteriorati delle banche: secondo il report intende inserirsi «nel settore del “servicing”, ossia dei servizi di gestione, incasso e recupero di questi crediti, per conto dei grandi investitori istituzionali». C’è poi un’altra torta finanziaria assai ghiotta per le fauci mafiose: «L’accumulo di crediti verso le pubbliche amministrazioni». La loro «cessione costituisce un mercato di grande interesse per gli operatori finanziari. La circostanza che tali attivi finanziari siano certi e nei confronti di debitori solvibili - rileva l’Osservatorio - desta grande interesse della criminalità organizzata che può così ottenere capitali liquidi».

L’aumento della violenza di genere
L’analisi del Viminale verifica l’andamento dei «reati spia» della violenza di genere: atti persecutori, maltrattamentoi contro familiari e conviventi, violenza sessuale. A «marzo e aprile 2020, con l’inizio del lockdown» si vede «una generale flessione rispetto agli analoghi periodi del 2019 (da 3.319 a 2.417 e da 3.125 a 2.511)». Ma poi «in corrispondenza del progressivo allentamento delle misure restrittive, si assiste, al contrario, a un incremento dei reati rispetto ai valori registrati a marzo e ad aprile, con un picco a maggio 2020, che peraltro supera il dato riferito allo stesso mese dell'anno precedente (da 3.280 a 3.363)».

Il timore di fare denuncia
Quel che è peggio, nonostante il calo di questi reati dal 2019 al 2020, «l’incidenza sulle vittime di genere femminile» è in aumento. L’anno scorso tra marzo e luglio su un totale di 140 omicidi volontari le donne erano state 51; quest’anno, su 109 in tutto (-22%), le vittime di sesso feminile sono state 50; se guardiamo ai dati in ambito familiare, nel 2019 sono state 42, quest’anno 45. «In ambito familiare affettivo, a fronte di una diminuzione degli eventi, l'incidenza delle vittime di sesso femminile, è pari al 75% a fronte del 68% del 2019». Terrore e orrore spesso nascosti: «Dal racconto delle vittime emerge che la maggior parte di esse non denuncia la violenza subita, proprio perché consumata per lo più all'interno di contesti familiari».

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