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Vini: vendite in Italia in calo, bene l’export

La presidente di Federvini, Pallini: «Chiediamo interventi, in termini di semplificazioni, promozione e supporto a lungo termine per il nostro export»

di Giorgio dell'Orefice

Nel 2021 torna a correre il settore dei vini, spiriti e aceti

3' di lettura

Dopo la pandemia e il forte rimbalzo del 2021 trainato dall’export nel 2022 a dominare è l'incertezza. È questo lo scenario per vini, distillati, liquori e aceti secondo quanto emerso oggi a Roma dall'Assemblea di Federvini secondo i dati illustrati dall’Osservatorio Federvini e messi a punto in collaborazione con Nomisma e Tradelab.

I numeri

L’export, leva fondamentale per tutti i settori rappresentati, è cresciuto nei primi quattro mesi del 2022 nei principali mercati di destinazione: +12% per il settore vini, +45% per il settore spirits e +4,1% per il settore degli aceti. Il mercato interno invece comincia a mostrare i segni del peggioramento della situazione economica. Non è quindi un caso che le vendite al dettaglio in Italia siano in calo, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, del -9,6% per i vini, del -5% per gli spiriti e del -4,3% per gli aceti.

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Crescono, invece, i consumi fuori casa di vini e spiriti, in ragione di una dinamica largamente condizionata dall'allentamento delle restrizioni legate alla pandemia, anche se va evidenziato che il settore è ancora distante dai valori raggiunti nel 2019. «È un momento di grande incertezza – ha commentato la presidente di Federvini, Micaela Pallini –. È necessario un confronto aperto e trasparente con il Governo e le filiere produttive: nessun settore si salva da solo. Noi chiediamo interventi di struttura e misure di mercato, in termini di semplificazioni, promozione e supporto a lungo termine per il nostro export».

L’esigenza di sostenere il settore

Tre i panel in cui si è articolato il dibattito della mattinata, quello dedicato all'“Italia” presieduto da Albiera Antinori, Presidente del Gruppo Vini di Federvini, si è concentrato sulle proposte di rilancio necessarie a sostenere i settori in una fase congiunturale estremamente delicata. Federvini ha sottolineato l'esigenza di intervenire su questioni normative non più rimandabili, lo snellimento degli oneri burocratici e gli incentivi di natura fiscale, con l'obiettivo di migliorare la competitività delle aziende italiane sul mercato estero. «Sulle semplificazioni - ha aggiunto la presidente del Gruppo Vini di Federvini, Albiera Antinori - possiamo fare molte cose. In Italia dovremmo completare il processo di digitalizzazione del settore vino, collegando lo schedario viticolo al registro telematico. In Europa occorre completare l'armonizzazione del mercato interno sulle vendite a distanza, oggi rese difficoltose dagli adempimenti burocratici che rendono davvero complicato il commercio elettronico dei nostri prodotti».

Non poteva mancare qualche riferimento al tema di uso e abuso di alcol che è stato al centro del panel dedicato alla “Società”. «La lotta contro ogni forma di abuso dei nostri prodotti - ha aggiunto il presidente del Gruppo Spirits, Giuseppe D’Avino - deve abbinarsi con la difesa di un consumo moderato e responsabile, in linea con la tradizione italiana basata sulla dieta mediterranea e su uno stile di vita improntato alla sana socialità e convivialità».

Tutela del made in Italy

Altro tema ampiamente dibattuto, nel panel “Europa” quello della tutela del made in Italy dalle contraffazioni con i casi Prosek e Aceto Balsamico su tutti. «Riteniamo che la tutela delle indicazioni geografiche - ha concluso il presidente del Gruppo Aceti di Federvini, Giacomo Ponti - debba essere una delle priorità fondamentali del Governo Italiano. Quanto accaduto con i casi Prosek e aceto balsamico sloveno ci mostra come, anche in Europa, non manchino attacchi ai nostri prodotti di punta. Ci auguriamo che in tutte le sedi i nostri rappresentanti difendano fermamente questo principio. Sul caso sloveno, purtroppo, stiamo ancora aspettando che il Governo dia il via libera all'apertura del contenzioso con la Slovenia, che in questi mesi ha già immesso nel mercato prodotti etichettati come “aceto balsamico”».


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