A Verona dal 10 al 13 aprile

Vinitaly punta sui professionisti: «Turisti in città, buyer in fiera»

La manifestazione dedicata al vino torna in presenza, sempre a Verona, dopo due anni di stop forzato dovuto alla pandemia

di Giorgio dell'Orefice

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3' di lettura

Vinitaly torna in presenza dopo due anni di stop forzato causa pandemia. Al principale evento del vino italiano (la 54ma edizione, presentata ieri a Roma, si terrà a Verona dal 10 al 13 aprile prossimi), prenderanno parte circa 4.400 espositori e quasi 700 buyer professionali provenienti da 50 paesi. Ben 130 tra questi, verranno da Usa e Canada ovvero la prima area di sbocco per il vino italiano con un giro d’affari superiore ai 2 miliardi (sui 7,1 complessivi di export 2021) registrati tra gli Usa, primo mercato in assoluto (con 1,7 miliardi di fatturato) e il Canada (quinto sbocco estero con 393 milioni).

Ma a Veronafiere in questi due anni di stop forzato, e utilizzando anche le indicazioni emerse dalla “special edition” in forma ridotta che si è tenuta ad autunno scorso, hanno anche messo a punto un piano che tratteggia una vera svolta in senso professionale che la manifestazione avvierà subito, per completarla nei prossimi due anni.

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Dalla parte dei produttori

«Abbiamo commissionato alla società di consulenza Roland Berger – ha spiegato il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese – un’indagine per capire le esigenze del mondo produttivo. L’indagine è stata condotta su 230 cantine di ogni dimensione e ci ha fornito indicazioni importanti. Ne è scaturito che le aziende considerano il brand Vinitaly centrale per la promozione all’estero del vino italiano e considerano centrale anche il binomio con Verona». «Ma la richiesta forte che è emersa – ha aggiunto il dg di Veronafiere, Giovanni Mantovani - è quella per una maggiore professionalizzazione di Vinitaly. In quest’ottica da quest’anno partirà una massiccia profilazione di tutti i partecipanti, che avverrà in sede di accredito alla manifestazione, con la quale cominceremo a distinguere il buyer, dal ristoratore, dal sommelier professionista fino al semplice appassionato. E questo ci porterà già da quest’anno a concentrare il pubblico professionale nelle giornate di lunedì e martedì dirottando gli appassionati su domenica e mercoledì per poi completare la riorganizzazione e arrivare al nuovo assetto entro il 2024. Un assetto che dovrà portare a concentrare i professionisti in fiera e gli appassionati in città sugli eventi diffusi di Vinitaly and the City».

Come cambiano le abitudini di consumo

Tornando al vino, il biennio pandemico ha introdotto anche alcuni cambiamenti rilevanti nelle abitudini di consumo. «Innanzitutto secondo i dati di Vinitaly e Wine Monitor – ha spiegato il responsabile di Wine Monitor di Nomisma, Denis Pantini – i consumi sono un po' a sorpresa in aumento. Ben nove italiani su dieci nel 2021 hanno confermato di aver consumato almeno una volta vino. I consumi complessivi che erano a quota 14,8 miliardi di euro nel 2019, nel 2020 a causa della prolungata chiusura di bar e ristoranti sono precipitati a 12,4, lo scorso anno sono risaliti a 13,8.

Le nuove varietà

Ancora non si è recuperato tutto ma siamo sulla buona strada. E questo grazie soprattutto alle giovani generazioni che si avvicinano al vino attraverso un consumo moderato, prediligono la mixology (come gli Spritz, quindi consumano vino insieme ad altre bevande) e in una prospettiva futura guardano con curiosità ai vini dealcolati o con poco alcol. Tra i trend in forte ascesa ci sono i vini sostenibili che ormai nelle richieste dei consumatori hanno sostituito quelli da vitigni autoctoni che hanno dominato negli anni scorsi».

«Molte imprese sono in difficoltà per l’escalation dei costi energetici e produttivi – ha commentato il ministro per le Politiche agricole, Stefano Patuanelli – e il Governo sarà chiamato a intervenire ancora. Quando lo farà dovrà scegliere puntando sulle filiere davvero strategiche per il made in Italy. E tra queste sono convinto ci sarà il vino italiano, primo settore dell’agroalimentare per export.

Per il settore vitivinicolo sarà molto importante anche il tema della sostenibilità. Abbiamo appena varato il decreto che istituisce il sistema unico nazionale di certificazione. Lavoreremo ora alla messa a punto di un bollino che consenta sul mercato di distinguere le produzioni sostenibili. Ci auguriamo possa diventare operativo dal 2023».

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