Alimentare

Vinitaly record: 25mila buyer esteri. Giù i visitatori, assenti russi e cinesi

La forte presenza di Paesi che costituiscono sbocchi storici del vino made in Italiy dimostrano che - al di là delle incognite geopolitiche - la voglia di vino italiano continua a essere forte

di Giorgio dell'Orefice

Vinitaly: Verona riparte in presenza, rilancia l'export

3' di lettura

Presenze record di buyers stranieri al Vinitaly 2022. La manifestazione clou del vino italiano è tornata in presenza dopo due anni di stop causa pandemia e ha registrato risultati inaspettati.

Ma non è stata semplicemente una manifestazione affollata, anzi, il numero totale di visitatori e wine lovers come da anni chiesto dalle imprese espositrici e come da tempo promesso (e non sempre mantenuto) dagli organizzatori, stavolta si è davvero ridotto. Le prime cifre parlano di un calo del pubblico tra i padiglioni di oltre il 20%. Mentre al tempo stesso - altro aspetto auspicato dalle cantine - è cresciuto in fiera il numero di buyers, degli acquirenti professionali, soprattutto stranieri.

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Edizione con numeri record dal 2019

Il Vinitaly 2022 si chiude ufficialmente oggi ma nella serata di ieri sono cominciati a trapelare i primi dati. I buyers di vino si stanno avvicinando alle 25mila presenze e hanno fatto così registrare un record rispetto al 2019 se si considera la contemporanea defezione, a causa del conflitto, dei clienti russi ma anche di quelli asiatici con la Cina in prima fila. Paesi dai quali fino al 2019 erano giunti a Verona fino a 5mila operatori.

Va sottolineato però un aspetto: la forte presenza in passato di acquirenti cinesi non si è tradotta in un maggiore volume di acquisti. Per il vino italiano la Cina non ha mai superato una quota del 3% dell'export made in Italy. Mentre invece a Verona in questi giorni è stata registrata una forte presenza da sbocchi storici del vino made in Italiy: Usa e Canada in primo luogo ma anche Germania, Regno Unito, Svizzera e mercati del Nord Europa. Presenze che spesso si traducono invece rapidamente in acquisti e che dimostrano come - al di là delle incognite geopolitiche - la voglia di vino italiano continua a essere forte.

Selezione e incoming

«Dopo due anni di stop - ha spiegato il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani - erano molte le incognite sul ritorno in presenza ma tutti i nostri timori sono stati spazzati via da un numero inaspettato di arrivi. Un flusso anche difficile da preventivare perché rispetto alla fase pre Covid i buyers non si accreditano più alla manifestazione con tre mesi di anticipo ma arrivano anche all’ultimo momento. Abbiamo anche effettuato con Ice Agenzia un grande lavoro di selezione e di incoming, cioè di invito, di operatori in Italia ma i risultati sono andati oltre le nostre aspettative».

«Vinitaly - ha aggiunto il presidente di Veronafiere, Maurizio Danese - consolida il proprio ruolo propulsivo per lo sviluppo delle imprese del vino. Per il futuro lavoriamo su una fiera ancor più taylor-made con il suo tessuto di riferimento e su una profilazione degli operatori che già quest’anno ha mostrato risultati importanti, con ingressi contingentati e più qualificati».

Export italiano oltre i 7 miliardi

Il ritorno in grande spolvero del Vinitaly è un’ottima notizia per il vino italiano. Un settore che già aveva resistito alla pandemia: nonostante la prolungata chiusura della ristorazione internazionale il calo delle esportazioni 2020 era stato di appena il 2% e alla sostanziale tenuta del 2020 è seguito un 2021 brillante con il nuovo record dell’export che ha superato i 7 miliardi di euro.

«Dopo due anni molto complessi - ha commentato il ministro per le Politiche agricole, Stefano Patuanelli - al Vinitaly abbiamo visto grande fermento ed entusiasmo con padiglioni pieni, produttori, acquirenti e wine lovers a testimoniare come il 2022 possa diventare un anno di ripresa. Restano le preoccupazioni per la guerra che mette a repentaglio la produzione non tanto per il costo delle materie prime, ma per quelli relativi al vetro, alle gabbiette delle bottiglie, alla carta e al cartone da imballaggio fino ad arrivare a quelli del trasporto. Esiste un grande valore della filiera, una grande capacità del vino di essere l’eccellenza per antonomasia dei prodotti alimentari italiani, ma restano anche le preoccupazioni alle quali l’Ue dovrebbe rispondere in maniera compatta senza tornare agli egoismi che l’hanno caratterizzata negli scorsi anni».

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