FIERE

Vinitaly slitta al 2022: per il secondo anno il Covid affossa l’appuntamento di Verona

Fallito il tentativo, fatto a novembre, di mettere in piedi l’edizione 2021 dal 20 al 23 di giugno: non ci sono le condizioni per far arrivare i buyer internazionali

di Micaela Cappellini

2' di lettura

Così come Vinitaly 2020, anche Vinitaly 2021 non ci sarà. Dopo un primo tentativo, fatto a novembre dell’anno scorso, di salvare l’edizione 2021 fissandola dal 20 al 23 di giugno, i vertici di Veronafiere hanno definitivamente preso atto che le condizioni di sicurezza nazionali e internazionali per questo appuntamento non ci potranno essere, quanto meno prima dell’estate. E così, per evitare altri spostamenti progressivi di data, ieri hanno stabilito che la 54esima edizione si terrà direttamente nel 2022, ad aprile come da tradizione. Più precisamente, dal 10 al 13.

«Si tratta di una scelta di responsabilità - ha dovuto ammettere a malincuore Maurizio Danese, presidente di Veronafiere Spa - Vinitaly continuerà a lavorare con tutti i protagonisti anche istituzionali del settore, come il ministero dell’Agricoltura e l’Ice, per supportare la competitività del vino made in Italy sui Paesi già proiettati alla ripresa, Usa, Cina e Russia in primis». La fiera di Verona conferma invece per giugno 2021, dal 19 al 20, la manifestazione collaterale OperaWine, con la presenza della rivista americana Wine Spectator, mentre dal 16 al 18 ottobre verrà organizzato un evento eccezionale di promozione dedicato al B2b intitolato “Vinitaly-edizione speciale”.

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La decisione dello spostamento di Vinitaly è stata condivisa con le organizzazioni e associazioni della filiera vitivinicola e agricola. Per il presidente di Assoenologi, Riccardo Cotarella, «l’iniziativa assunta da Veronafiere di posticipare al 2022 la 54ª edizione di Vinitaly va nella direzione suggerita dalla filiera del vino». «Lo spostamento del Vinitaly - ha detto il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini - è un atto dovuto per consentire la partecipazione anche degli operatori stranieri e sostenere il successo del prodotto agroalimentare made in Italy più esportato nel mondo dove, nonostante la pandemia, il vino ha fatturato 6,3 miliardi di euro nel 2020». Mentre il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha espresso il suo appoggio «a Veronafiere e all’intero settore fieristico agroalimentare nazionale: siamo convinti che occorra sostenere la validità del sistema italiano ed evitare pericolose aperture ad altre realtà internazionali».

«Abbiamo difficoltà a programmare viaggi e contatti - ammette infine Sandro Boscaini, presidente di Federvini - e avremmo avuto difficoltà nell’accogliere gli ospiti negli stand, ma il secondo rinvio amplia il vuoto che Vinitaly lascia. Abbiamo necessità di contatti internazionali, abbiamo necessità di presentare i nostri prodotti e restare in contatto con il grandissimo numero di operatori nazionali ed internazionali che affluivano a Verona».

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