consumi in crescita del 4,2%

Vino, così lo champagne francese conquista l’Italia “sovranista”

di Giorgio dell'Orefice

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(AdobeStock)


3' di lettura

Per lo Champagne un 2018 positivo anche se non manca qualche scricchiolìo che non andrebbe sottovalutato. È quanto emerge dai dati resi noti dal Comitè Champagne, l’organismo interprofessionale del quale fanno parte singoli viticoltori e maison dello Champagne e che dal 1941 tutela e valorizza le mitiche bollicine francesi.

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Meno bottiglie ma più ricavi
Il giro d’affari complessivo realizzato nel 2018 ha raggiunto i 4,9 miliardi di euro (+0,3% rispetto al 2017) ma i volumi commercializzati sono risultati in calo: 301,9 i milioni di bottiglie vendute in flessione dell’1,8%. Il quadro è migliore se si prendono in considerazione le sole esportazioni che nel 2018 sono aumentate dello 0,6% in quantità e dell’1,8% in valore.

Il dato positivo emerso dalle cifre è che prosegue il lavoro di riposizionamento sui mercati in atto già da qualche anno e che vede un rallentamento di alcuni sbocchi tradizionali e il consolidamento di aree nuove. In Europa calano Francia e Regno Unito che coprono da sole il 60% delle vendite totali e che hanno registrato nel 2018 una flessione dei volumi del 4% seguita da un calo nel fatturato del -2%. Lo sfasamento tra i due dati è legato ai migliori prezzi che sono stati spuntati in particolare grazie a una valorizzazione delle cuvée.

Frenata in Francia e Regno Unito
«Nel Regno Unito stiamo scontando le incertezze legate alla Brexit – spiega il direttore del Bureau du Champagne, l’ufficio italiano del Comitè Champagne, Domenico Avolio – mentre in Francia paghiamo le difficoltà dovute a una congiuntura economica generale negativa, basti pensare che sul mercato interno la flessione è stata dell’1,8% a valore (a 2 miliardi e 35 milioni di euro di giro d’affari) ma del 4,2% in quantità (sono state venduti 147 milioni di bottiglie)».

L’Italia diventa il quinto mercato
In Europa ad essere in controtendenza è l’Italia che ha messo a segno una crescita del giro d’affari del 4,2% toccando quota 158,6 milioni di euro ottenuta con volumi stabili a quota 7,36 milioni di bottiglie. Numeri che posizionano l’Italia al quinto posto tra i principali mercati dello Champagne per fatturato. «Dall’Italia stanno arrivando importanti conferme – aggiunge Avolio –. D’altro canto è stato il paese europeo che ha registrato le migliori performance nel 2018. Risultati che sono solo gli ultimi di una serie che si allunga sempre più. Basti pensare che nel 2013 in Italia si importavano 5,4 milioni di bottiglie con un giro d’affari di 104 milioni. Siamo quindi di fronte al sesto anno consecutivo di crescita con un balzo che è stato complessivamente del 51% in quantità e del 36% in valore».

Balzo dei consumi in Cina e Giappone
Fuori dall’Unione Europea la domanda è più dinamica, soprattutto in mercati come gli Stati Uniti (23,7 milioni di bottiglie, +2,7%), il Giappone (13,6 milioni di bottiglie, +5,5%) e l’area cinese (un unico aggregato che mette insieme Cina, Hong Kong, Taiwan: 4,7 milioni di bottiglie, +9,1%). Fuori dall’Europa l’unica nota negativa viene dall’Australia che dopo un’evoluzione molto sostenuta negli ultimi 10 anni (+134%), ha registrato un leggero calo (8,4 milioni di bottiglie, -1,8%), a causa di un tasso di cambio meno favorevole.
Altri Paesi confermano il loro potenziale: il Canada con 2,3 milioni di bottiglie (+4,8%), il Messico con 1,7 milioni di bottiglie (+4,3%) o il Sudafrica, che supera per la prima volta il milione di bottiglie e segna un significativo incremento del 38,4%.

«I risultati del 2018 – conclude Avolio - consolidano la strategia di valorizzazione dello Champagne, basata sulla costante ricerca dell’eccellenza qualitativa e rigorosi obiettivi a livello ambientale. Per il futuro siamo molto ottimisti considerato che la vendemmia 2018 è stata da un punto di vista agronomico di qualità eccezionale e questo lascia ben sperare per le future cuvèe della Champagne».

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