ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa denuncia Uiv

«Vino come le sigarette», la condanna dell’Oms: dannoso per la salute

Il documento adottato a Tel Aviv prevede un contrasto al consumo dell'alcol come priorità d'azione e riduzione del 10% del consumo pro capite entro il 2025

di Giorgio dell'Orefice

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2' di lettura

Quello che tanti temevano sta diventando realtà. Nasce un nuovo proibizionismo in Europa che condanna l'alcol e i prodotti alcolici senza distinguere tra tipologie (ovvero differenziare i superalcolici da vino o birra) e modalità di consumo, quindi trattando con lo stesso duro metro di giudizio il consumo moderato e l'abuso.

L'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) – Regione Europa, ha adottato ieri a Tel Aviv – tra l'altro senza alcuna presa di posizione contraria da parte dei rappresentanti italiani ed Europei – il documento “European framework for action on alcohol 2022-2025”.

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Il colpo di mano

Un documento che si discosta fortemente da quanto invece previsto dalla Global alcohol strategy approvata lo scorso maggio dalla stessa Oms e dalla votazione al Cancer plan da parte del Parlamento europeo. Documenti questi ultimi che avevano rimarcato l'esigenza di focalizzare l'azione sul consumo dannoso di alcol.

La denuncia viene dall'Unione italiana vini secondo cui «le linee guida, accolte integralmente e senza opposizioni, prevedono un contrasto al consumo tout court dell'alcol come priorità d'azione, con l'obiettivo di riduzione del 10% del consumo pro capite entro il 2025». Cioè domani.

Settore da 7 miliardi di euro

«Una misura - proseguono all'Uiv – che equivale a una scure sul mondo del vino e che segna l'inizio di una nuova ondata proibizionista per un settore del made in Italy che vanta un export di oltre 7 miliardi di euro e occupa 1,2 milioni di persone in Italia».

Il documento dell'Oms si propone di raggiungere gli obiettivi di un taglio dei consumi di alcol attraverso una strategia precisa che prevede aumento della tassazione, divieto di pubblicità, promozione e di qualsiasi azione di marketing e obbligo di health warming in etichetta. Le bottiglie di vino insomma come i pacchetti di sigarette. «Il testo – hanno aggiunto all'Unione italiana vini - si basa sul concetto di consumo “no safe level”». Ovvero che qualsiasi livello di consumo anche minimo sia comunque dannoso per la salute. Un principio solo qualche mese fa fortemente contestato in sede di voto al Cancer plan dell'Europarlamento.

«Proibizionismo non è soluzione»

«L'obiettivo – continuano all'Uiv - di un taglio lineare ai consumi anche di vino - senza distinzione tra quelli compulsivi e moderati, oltre che tra le tipologie di bevande - risulta essere decisamente lontano dall'approccio alle politiche di prevenzione e formazione promosse dal nostro comparto, oltre che dai modelli di consumo moderato prevalenti in Italia di cui l'Europa non tiene conto. La storia – conclude l'organizzazione degli imprenditori del vino - ci ha insegnato come il proibizionismo non sia la soluzione per sconfiggere la piaga dell'alcolismo, ma soprattutto come il vino sia un simbolo del bere responsabile, della Dieta mediterranea e non certo protagonista del binge. Per questo l'associazione si appella alla politica, che in questo caso si è dimostrata sorda e distratta, per cercare di tutelare uno dei capisaldi del made in Italy, ma anche di un tessuto sociale di migliaia di viticoltori, custodi dei territori e di una cultura millenaria parte integrante del nostro Paese».

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